Per decenni il doppiaggio italiano è stato considerato un punto di riferimento a livello internazionale grazie alla preparazione dei professionisti, alla cura dell’interpretazione e alla capacità di dare nuova vita ai personaggi senza alterarne l’identità… come giusto che sia!

Oggi, però, questo settore sta attraversando, o per alcuni, vuole attraversare, una fase di profondo cambiamento che preoccupa, purtroppo solo pochi, addetti ai lavori. Tra le principali criticità segnalate dai doppiatori fedeli vi è il crescente ricorso ai cosiddetti talent, personaggi noti e meno noti o addirittura sconosciuti, del mondo dello spettacolo o dei social che vengono scelti per ragioni commerciali più che per competenze artistiche. Secondo numerosi professionisti, questa tendenza rischia di penalizzare chi ha dedicato, e sta dedicando, anni allo studio della recitazione, della dizione e delle tecniche vocali, elementi fondamentali per trasmettere emozioni e credibilità, calpestando inesorabilmente e senza un minimo di dignità, quei padri fondatori che questo mestiere l’hanno reso sacro in tutto il mondo.

I “poteri forti”, per un pugno di euro, difendono a spada tratta questi personaggi pubblici denunciando che anche in passato c’erano i talent, non doppiatori professionistinei film a botteghino. Ma i nomi dell’epoca erano: Tullio Solenghi, Vittorio Gassman, Anna Marchesini, Massimo Dapporto, Massimo Ranieri, Giancarlo Magalli; nomi che non ridondanti nel panorama del doppiaggio, ma sono persone che hanno alle spalle anni di quegli studi base richiesti a chi si affaccia nel mondo telecomunicativo. 

A rendere il quadro ancora più complesso è l’avanzata dell’intelligenza artificiale, una tecnologia sempre più sofisticata che è già in grado di riprodurre voci e interpretazioni con risultati sorprendenti. Se da un lato l’innovazione può rappresentare un valido supporto per alcune attività tecniche, dall’altro cresce il timore che possa sostituire il lavoro umano, l’anima (forse quella no), riducendo gli spazi professionali e mettendo in discussione il valore artistico di un mestiere costruito sull’espressività e sulla sensibilità dell’interprete. Per molti doppiatori devoti il rischio non riguarda soltanto l’occupazione, ma anche la perdita di una tradizione culturale che ha contribuito a rendere celebri film e serie televisive in Italia, ad amare attori internazionali grazie solo alle voci italiane.

Il futuro del doppiaggio dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra innovazione e tutela della professionalità, perché il progresso non dovrebbe cancellare ciò che rende unica un’arte, ma offrirle nuovi strumenti per continuare a crescere. Se quella voce che per anni ha dato anima ai personaggi dovesse spegnersi, il sipario non calerebbe soltanto su una professione, ma su un patrimonio culturale: resterebbe un palcoscenico illuminato, dove le parole continuano a risuonare, ma senza il battito umano capace di trasformarle in emozione.

Il doppiaggio ai doppiatori!

Fonte immagini: Google

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