Con il 52,8% dei voti contrari l’Islanda non riprenderà i negoziati di adesione all’Unione Europea, in discussione negli scorsi mesi.

L’affluenza è stata altissima – l’82,5%, pari a 225.031 votanti- e racconta di uno stato consapevole della portata della decisione, ma anche profondamente diviso. Mentre la capitale Reykjavík ha sostenuto l’idea di un’Islanda più integrata nel quadro europeo, le regioni rurali e costiere hanno respinto con decisione l’ipotesi di Bruxelles, determinando l’esito finale.

Già nel 2009, sulla scia della crisi finanziaria l’Islanda aveva presentato la propria candidatura, ma le trattative erano state sospese nel 2013 con l’insediamento di un governo euroscettico.  Ad oggi, la partita si è giocata principalmente sul settore della pesca: l’industria ittica rappresenta quasi il 40% delle esportazioni, e per molti pescatori l’adesione all’UE avrebbe significato cedere parte del controllo sulle acque territoriali. Le celebri guerre del merluzzo contro il Regno Unito, che hanno segnato gli anni Cinquanta e Settanta – i due paesi erano stati vicini allo scontro militare a causa di un contenzioso sulle zone di pesca -sono ancora un elemento vivo della memoria collettiva. E lo dimostra il fatto che durante la campagna elettorale, quelle immagini sono tornate a dominare la scena pubblica nei comizi, sui social, nei dibattiti televisivi.

La leader dell’opposizione, Gudrun Hafsteinsdottir, a capo del fronte del NO, ha ripreso la discussione sostenendo che “le acque islandesi non saranno mai condivise”. I sostenitori del SÌ hanno, invece, evidenziato come l’adesione avrebbe potuto attenuare gli alti tassi di interesse, offrire maggiore stabilità economica e rafforzare la sicurezza in un mondo scosso dalle tensioni internazionali.

La premier Kristrún Frostadóttir, promotrice della consultazione si è detta soddisfatta dell’elevata affluenza alle urne, riconoscendo il coinvolgimento popolare e la portata del voto: “È chiaro che il 53% della popolazione non desidera compiere un passo più ampio in questo momento. Tuttavia, il 47% si è mostrato interessato. Dobbiamo affrontare i prossimi mesi rispettando tutti i punti di vista”.

Pur accogliendo con favore il dialogo che si è instaurato su questioni internazionali e nazionali, ha precisato che il governo non riprenderà le trattative di adesione durante questa legislatura che dura fino al 2028.

Da Bruxelles, la Commissione europea ha preso atto dell’esito del referendum islandese e rispetta la scelta del popolo islandese, ribadendo che l’Islanda resta un partner stretto dell’UE.

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