C’è un modo di conoscere l’Italia che va oltre le cartoline, le foto sui social e gli itinerari più battuti: sedersi a tavola, ascoltare le storie di chi cucina e scoprire le tradizioni che la rendono unica in ogni territorio. È questa la filosofia di Camper – Osteria Italia, il programma di Rai 1 che trasforma la gastronomia in un racconto di identità, cultura e comunità.
Alla guida c’è Peppone, volto amichevole, autentico e comunicatore capace di mettere a proprio agio chiunque incontri lungo il percorso. Il suo stile diretto, genuino e mai costruito rappresenta uno dei punti di forza della trasmissione. Più che un semplice conduttore, è un compagno di viaggio curioso, pronto ad ascoltare produttori, ristoratori, allevatori e
artigiani con lo stesso entusiasmo riservato alle ricette che assaggia, o meglio, che fa assaggiare ai tre forchettieri presenti in giuria: Vittorio Vaccaro, Angelica Amodei e Andy Luotto.

Il programma percorre l’Italia da nord a sud, facendo emergere il valore delle eccellenze locali senza fermarsi al gusto. Ogni piatto diventa il punto di partenza per raccontare paesaggi, tradizioni, mestieri antichi e legami familiari tramandati nel tempo. Dai piccoli borghi alle città più conosciute, Camper – Osteria Italia accende i riflettori su territori che trovano nella cucina uno dei loro linguaggi più autentici. Tra i protagonisti del format non possono non essere i prodotti tipici a cui si riserva una grande attenzione; quelle leccornie spesso frutto di lavorazioni artigianali e di filiere che custodiscono un patrimonio fatto di passione, sacrificio, generazioni e qualità.  Formaggi, salumi, vini, oli, paste fresche e specialità regionali non sono semplici ingredienti, ma tasselli di una storia collettiva che continua a vivere grazie a chi ogni giorno sceglie di preservare l’identità di una comunità che ha deciso di custodire il proprio territorio allo stesso modo in cui si custodisce una storia d’amore. Camper è un invito al proseguire il viaggio strizzando lo sguardo alle antiche passioni non solo culinarie.

Il ritmo della narrazione è leggero e coinvolgente, proprio come una gita fuori porta. Peppone alterna curiosità, incontri e momenti di convivialità, senza tralasciare la tradizione orale, con la rubrica dei detti popolari che racconta un percorso temporale e invita il pubblico a guardare oltre il piatto omologato. Invita il suo pubblico a riscoprire il valore di ogni mano che per la realizzazione di quel manicaretto ha seminato, raccolto e trasformato.  

La gentilezza di Peppone non si è sottratta ai microfoni de Linkazzato.it, rispondendo così alle domande che gli sono state rivolte:

1. In ogni puntata incontra persone che custodiscono tradizioni e ricette tramandate da generazioni. Qual è la storia che l’ha emozionata di più e che porta ancora con sé fuori dalle telecamere?

“Bah sicuramente quella del baccalà. Lo stoccafisso di questo mercante veneziano che è alla ricerca di nuovi mercati da esplorare, da portare in Italia. Incontra questo stockfish e se ci pensi poi arriva in Italia dalle isole Lofoten e diventa poi patrimonio culturale della nostra gastronomia. Quindi dalle Lofoten a tutta Italia grazie al Concilio di Trento, cioè grazie a questo consiglio del Papa che dice di mangiare magro e quindi consigliano la carne del baccalà. Questo che cosa vuol dire? Che la gastronomia italiana è il frutto delle contaminazioni. Noi siamo questo, dobbiamo tutelarla avendo sempre un occhio di riguardo a quello che ci arriva da fuori, come elemento importante per la nostra identità.”

2. “Camper – Osteria Italia” racconta il Paese attraverso il cibo, ma anche attraverso il lavoro e i sacrifici di chi vive nei territori. Quanto è importante, oggi, dare spazio a queste realtà in una televisione di servizio pubblico?

“Importantissimo! Noi l’abbiamo voluto fortemente. Facciamo musica popolare, ballo popolare; artigiani, territori, cioè noi andiamo a valorizzare e a celebrare quelle che sono le eccellenze artigiane italiane. È un modo per restare sui territori, perché in questo modo, valorizzandoli, gratifichiamo il loro lavoro. Perché quando noi facciamo la spesa, che sia di un mobile o che sia di un cibo, noi facciamo un atto politico e quindi, in quel momento, stiamo decidendo se i nostri figli resteranno o meno nei nostri territori. Questo è sul valore per quello la tv di stato deve fare questo e noi lo stiamo facendo. In studio, è una novità, e siamo felici perché oltre ad avere delle grandi gratificazioni in termini di pubblico, abbiamo proprio gratificazione dalle persone sia quelle che vengono sia quelle che intervistiamo fuori”.

3. Dopo tanti chilometri percorsi e centinaia di specialità assaggiate, c’è un luogo o una tradizione gastronomica italiana che sogna ancora di raccontare e che finora non ha avuto l’occasione di visitare?

“Ne ho raccontate molte, tantissime e quelle che non ho raccontato è perché non le conosco. Sicuramente il Fiore Sardo. La Sardegna, terra unica , incredibile, un popolo di una dignità esemplare, di una correttezza romantica che fa emozionare e il fiore sardo – perché noi tutti conosciamo il pecorino romano – ma il Fiore Sardo che è il frutto di questo incedere lento di questi pastori, che fanno le transumanze, che portano le pecore sul Supramonte. Questo formaggio a latte crudo è unico perché la biodiversità che c’è in Sardegna è incredibile. Questo è un prodotto che secondo me è assolutamente un simbolo della nostra bella Italia”.

In un’epoca in cui tutto corre veloce, Camper – Osteria Italia ricorda che il viaggio più bello non è quello che si misura in chilometri, ma in ralazioni. Perché l’Italia, assomiglia sì a una grande tavola imbandita ma non è il food del mondo. Ogni regione mette su quella tavola un piatto di storia umana. 

Fonte immagini: Google

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