O.J. Simpson, Jhonny Depp, Steven Avery, Michelle Carter, sono stati tutti protagonisti di processi mediatici che hanno tenuto incollati gli occhi di milioni di telespettatori in tutto il mondo. E poi c’è Willy il Coyote, che della sconfitta ha fatto quasi una ragione di vita. Dal 1949 insegue Beep Beep senza riuscire a catturarlo, attraversando trappole, esplosioni e piani perfetti che finiscono puntualmente per ritorcersi contro di lui. Apparentemente è un personaggio che sembra destinato a perdere, eppure, ogni volta, Willy si rialza e ricomincia.

È proprio questa la sua caratteristica più sorprendente: non la capacità di vincere, ma quella di non arrendersi mai. Per oltre settant’anni il suo obiettivo è rimasto lo stesso, anche quando ogni tentativo sembrava dimostrare l’impossibilità di raggiungerlo. La sua storia è diventata così qualcosa di più di una semplice gag animata, essa è la rappresentazione, ironica e insieme sorprendentemente umana, di chi continua a inseguire ciò che desidera nonostante i fallimenti… perché il non provarci e l’arrendersi in partenza è la vera sconfitta.

A un certo punto, però, Willy, probabilmente reduce dalla visione degli innumerevoli e sopracitati processi in tv, prova a cambiare strategia. Dopo decenni, con il suo avvocato Kevin Avery, interpretato da Will Forte, decide di portare la ACME Corporation, difesa dal perfido avvocato interno Buddy Crane (John Cena) in tribunale, trasformando la sua interminabile guerra contro le invenzioni difettose in una battaglia legale. Una scelta che sembra poter finalmente aprire una strada diversa ma poi arriva un altro colpo di scena: il film dedicato alla sua storia, pronto per uscire nel 2023, viene improvvisamente cancellato. Ancora una volta, sembrerebbe la fine.

“Coyote VS Acme” parte da un’idea geniale, ma la resa non è fedele all’aspettativa come nei film precedenti dei Looney Tunes come “Space Jam” e “Looney Tunes: Back in Action”. I disegni risultano poco curati e decisamente meno belli anche nell’integrazione tra animazione e live action, apparendo meno fluida e spettacolare. La comicità funziona a tratti e visivamente tutto convince poco.

Tuttavia l’amore, la fedeltà e la mobilitazione dei fan contribuisce a riportare l’attenzione sul progetto, dimostrando quanto un personaggio apparentemente condannato alla sconfitta sia riuscito, invece, a conquistare generazioni di spettatori. Forse è proprio questo il paradosso di Willy, perchè non serve arrivare subito al traguardo per essere un vincente. A volte la vera vittoria consiste semplicemente nel trovare la forza di rimettersi in piedi.
Perché Willy, come il mito di Sisifo, insegna che di fatto il senso della vita è riposto nella consapevolezza di non raggiungere l’obiettivo ma nella capacita di provarci ogni giorno, nonostante tutto.
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