È sotto gli occhi di tutti la situazione del prestigioso Liceo napoletano “Leon Battista Alberti”, sede di un cantiere della Città Metropolitana ormai da due anni; la situazione è precipitata dopo il distacco della scala di emergenza, verificatosi il 24 gennaio. Ma proviamo a ricostruire questa incredibile vicenda, procedendo a ritroso nelle comunicazioni pubblicate sul sito della scuola.
Nella primavera del 2023 viene comunicato alla Dirigente dell’Istituto scolastico, prof.ssa Silvia Parigi, che il Liceo Alberti sarebbe stato oggetto di un finanziamento di circa sette milioni di euro – tramite fondi PNRR della Citta Metropolitana di Napoli, ente proprietario dell’immobile – per eseguire lavori finalizzati all’adeguamento sismico e all’efficientamento energetico.
Nel marzo del 2024, iniziano i lavori.
Il 24 gennaio 2026, i collaboratori scolastici riscontrano il distacco della scala di emergenza, causato da un grave cedimento strutturale;

Il 9 febbraio 2026, il Dirigente Coordinatore dell’Ufficio Tecnico di Città Metropolitana di Napoli fissa in 500 alunni il “numero massimo di utilizzatori simultanei dello stabile”, diversamente dalle 240 unità precedentemente stabilito;
In data 20 febbraio 2026, il Comandante dei Vigili del Fuoco di Napoli, a seguito di verifica, rileva che la SCIA antincendio era scaduta il 14 novembre 2021 e prescrive in 100 unità l’affollamento massimo dell’edificio. Il Dirigente Scolastico, attenendosi a tale limitazione, per contenere la presenza di alunni all’interno della struttura scolastica, richiede al competente Ufficio Scolastico Regionale e ottiene, dopo un primo diniego, la possibilità di utilizzare la Didattica Digitale Integrata (DDI) per la durata della fase emergenziale, e in attesa di soluzioni migliori per garantire il diritto allo studio.

La data di “ultimazione degli interventi” finalizzati alla “prossima presentazione della SCIA antincendio”, viene fissata la prima volta al 28 febbraio, poi al 7 marzo, e infine “presumibilmente a 30 giorni” dalla data del23 marzo.
A questo, punto visto il progressivo spostamento in avanti della possibilità di utilizzo a capienza piena della sede di Via Pigna, la prof.ssa Silvia Parigi, ricevuta la comunicazione del 23 febbraio 2026 da parte del Dirigente Coordinatore dell’Area Scuole Citta Metropolitana della disponibilità di altre scuole ad ospitare temporaneamente gli studenti del Liceo “Alberti”, inizia l’iter burocratico per l’utilizzo dei locali di altre scuole, che prevede tra l’altro, l’approvazione degli Organi Collegiali ed in particolare del Collegio Docenti e del Consiglio di Istituto.
Allo stato attuale, una possibilità concreta si intravede con la disponibilità offerta dal Dirigente Scolastico dell’ ISS Vittorio Emanuele II, che ha sede a Via Barbagallo, con la possibilità di ospitare l’intera platea scolastica dei 980 studenti del Liceo Alberti dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle ore 20 e il sabato dalle ore 8 alle ore 12. Qui però sorgono altri problemi di natura logistica, visto che allo stato non esiste alcun collegamento diretto del trasporto pubblico né su strada, né su binari per collegare i due Istituti oggettivamente distanti.
Ecco le domande che la prof.ssa Parigi ha posto alle autorità competenti in una missiva di un mese fa:

1) Perché, per lavori di tale invasività e importanza, e per un investimento economico così ingente, è stata scelta una scuola inaugurata a novembre 1998, quindi uno degli edifici più recenti nella città e nella provincia, a differenza di molti altri destinato fin dall’inizio all’edilizia scolastica e non improvvisato o riadattato? È un fatto che, fino a quella data, nessun problema degno di nota aveva mai interessato quella scuola.
2) Perché l’espressione “adeguamento sismico” si è ben presto trasformata in “miglioramento sismico”? È evidente che lo slittamento di significato rimanda a un mutamento sostanziale.
Nel lontano 21 luglio 2023, prevedendo l’impatto che i lavori da eseguire avrebbero avuto sul sereno e regolare svolgimento dell’attività didattica, la Preside aveva chiesto formalmente spazi alternativi nei quali poter trasferire la scuola. Tale richiesta non ha mai ricevuto alcun riscontro. Si chiede quindi:
3) Perché, data la previsione di svolgimento di lavori particolarmente invasivi e protratti nel tempo, non sono stati reperiti altri spazi dove poter trasferire almeno in parte l’attività didattica? La domanda è tanto più urgente, dal momento che altre scuole sono state invece trasferite per i lavori nella sede “storica”.
Dopo diversi tentativi falliti, il 13 dicembre 2023 è stato presentato un progetto, anch’esso abortito perché decisamente incompatibile con la prosecuzione dell’attività didattica, nel quale si potevano leggere le seguenti frasi: “verrà data la precedenza alla demolizione e intervento di ricostruzione delle scale interne” e: “il cantiere si appoggerà alla rete elettrica della scuola”. Fin da subito emerge quindi la scarsa attenzione, da parte dei responsabili del cantiere, al fatto di dover operare non in un magazzino vuoto, ma in una scuola con circa 1000 studenti, 80 docenti e 25 ATA. Si chiede quindi:
4) Perché non si è tenuto conto fin dall’inizio del disagio che lavori così prolungati nel tempo avrebbero creato all’attività didattica? Per due anni, gli studenti hanno svolto le prove dell’esame di maturità con il rumore dei martelli pneumatici nelle orecchie; da due anni, i docenti sono costretti a fare lezione in condizioni estremamente difficili, a tratti proibitive.
Nel mese di marzo 2024, a un anno dai primi incontri, è stato presentato il progetto definitivo-esecutivo, redatto da un progettista a ciò designato dagli uffici competenti, e validato dall’Ufficio Tecnico della Città Metropolitana. Quel progetto, tuttavia, non prevedeva il rifacimento dell’impianto elettrico, vecchio di circa trent’anni, mentre in quattro aule non erano previsti i tubi del riscaldamento. Si chiede quindi:
5) Come è possibile che un progetto di tale entità non abbia previsto il rifacimento dell’impianto elettrico, risalente a trent’anni prima? A questa domanda è stata data risposta da un mese circa, quando si è avviato il rifacimento dell’impianto elettrico, dopo avere pressoché concluso il lavoro nei cinque piani dell’edificio.
6) Come è possibile che un progetto strutturale di tale importanza non abbia previsto l’impianto di riscaldamento in quattro aule, e che ancora una volta ci si sia dovuti accorgere di questo solo a cose fatte, per le giuste proteste degli studenti?
Dal 19 marzo 2024, data dell’effettivo insediamento del cantiere, la platea scolastica ha subito ogni genere di disagi: aule, laboratori, spazi esterni occupati dal cantiere e sottratti alle attività didattiche, viabilità esterna sconvolta, palestra inagibile fino a settembre 2025; aula magna tuttora inagibile; rumori forti e continui, mancanza della scala centrale fino al 5 febbraio. Le lezioni sono state interrotte più di una volta, anche in questo anno scolastico, per le necessità del cantiere. Nel dicembre 2024, in seguito alla prova di accensione della nuova caldaia, effettuata durante l’orario di lezione, si è verificato l’allagamento e una mancanza di corrente elettrica in una vasta area dell’edificio, con conseguente sospensione delle lezioni per cinque giorni. L’accensione dell’impianto di riscaldamento, prevista per il primo dicembre, è slittata al 7 gennaio 2025. Nello stesso periodo, la comunità scolastica ha convissuto con una una breccia nel muro esterno, lasciata priva di qualunque recinzione e guardiania per ben 48 ore.
E adesso, mentre ci si avvicina a grandi passi alla fine dei lavori, prevista per il 31 marzo 2026 – visto che i finanziamenti PNRR hanno per fortuna una data di scadenza – si è verificata la rotazione della scala di emergenza, che mostra evidenti problemi di staticità, con conseguente sospensione delle lezioni e drastica limitazione delle presenze nell’edificio. Si chiede quindi:
7) I lavori strutturali- impattanti e invasivi, con rafforzamento e rifacimento dei pilastri – sono stati preceduti da un’indagine sulle condizioni di staticità della scala di emergenza?
8) La scala di emergenza esterna è stata messa in sicurezza? Quando lo sarà?
9) Quando verranno ultimati i lavori necessari per la richiesta della SCIA antincendio ai Vigili del Fuoco?
10) Per quanto tempo le lezioni dovranno svolgersi a singhiozzo, con un’organizzazione ad horas?
È ora che chi ha responsabilità di gestione dia risposte certe e non soltanto meramente dilatorie.
Lo merita in primis la prof.ssa Parigi, che sta lottando da tempo per vedere garantito il diritto allo studio dei suoi 980 alunni. Lo meritano tutti i ragazzi, le loro famiglie, tutto il personale scolastico, lo merita la parte sana di questa città.
Perché negare un diritto a chiunque è un abuso, negarlo ai nostri giovani è un crimine.
