Tantissimi i napoletani in corteo per la manifestazione Life for Gaza. Un lungo sudario
bianco ha attraversato il cuore di Napoli come una ferita stesa sull’asfalto.
Venticinque metri di tela, migliaia di nomi scritti a mano, il peso di 18.457 bambini
palestinesi uccisi nella guerra a Gaza. 18.457 non è un numero, è un orrore! 18.457 figli
morti per la follia degli uomini.


Nel pomeriggio del 24 maggio, la manifestazione “Life for Gaza” ha riempito il centro
cittadino, da piazza Dante a piazza Municipio.
Famiglie, associazioni, collettivi studenteschi, movimenti pacifisti, esponenti religiosi e
rappresentanti politici hanno sfilato in un corteo segnato più dal silenzio e dalla
commozione che dagli slogan.


Tra i presenti anche l’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris, da tempo vicino alle
mobilitazioni filo-palestinesi. Ad accompagnare la manifestazione, hanno preso la parola
attivisti, medici e religiosi. Molto applaudito l’intervento di Padre Alex Zanotelli, che ha
richiamato “la responsabilità morale dell’Europa davanti alla catastrofe umanitaria”,
invitando a “non abituarsi all’orrore trasmesso sugli schermi”.


Il corteo napoletano si inserisce in un clima internazionale sempre più teso attorno alle
iniziative civili di solidarietà verso Gaza. Negli stessi giorni, infatti, la cosiddetta “flottiglia
del mare” e la “flottiglia di terra” sono finite al centro di nuovi incidenti e pressioni
diplomatiche.

Particolarmente duro quanto accaduto a Bilbao, nei Paesi Baschi, dove alcuni attivisti rientrati dalle missioni legate alla Flotilla sono stati coinvolti in scontri con la polizia basca all’aeroporto. Le immagini delle cariche e dei momenti di tensione hanno
rapidamente fatto il giro dei social e alimentato nuove polemiche politiche in Spagna.

Ancora più delicata la situazione della flottiglia terrestre, il convoglio umanitario internazionale partito per tentare di raggiungere Gaza attraverso il Nord Africa. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, un gruppo di attivisti sarebbe stato fermato in Libia dalle milizie legate al generale Khalifa Haftar. Tra loro anche due italiani, con cui per diverse ore si erano persi i contatti. Il convoglio, composto da ambulanze e camion di aiuti, sarebbe stato bloccato nei pressi di Sirte durante trattative con uomini armati presenti ai checkpoint della Cirenaica. La Farnesina ha avviato verifiche sulla vicenda.

E mentre le diplomazie discutono, le flottiglie vengono fermate, controllate o respinte.

Il messaggio arrivato da Napoli resta netto: continuare parlare della Palestina perché su ciò
che sta accadendo non cada il silenzio, perché i nomi di quei 18.457 figli restino nella
memoria collettiva.

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