lunedì 19 novembre 2018
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Centopassi a Berlino, tra caponata e vini a denominazione d’origine… liberata

safe_imageFondata nel 1237, dall’unione del borgo di Cölln con quello che oggi è il quartiere Mitte, la Berlino dei giorni nostri è considerata una delle destinazioni più sfiziose d’Europa. Oltre alle vestigia del Muro e alle magnificenze edificate quando ancora la Germania si chiamava Prussia, la capitale tedesca ha da offrire una straordinaria vitalità culturale e artistica, e una non meno vivace offerta gastronomica: accanto a specialità come l’eisben mit sauerkraut (stinco di maiale e crauti) o l’impronunciabile brandenburgischer rindfleischtopf – che è poi solo uno stufato – il bockwurst (salsiccia bollita) o le matjes (aringhe sottaceto), non è difficile imbattersi in piatti derivanti da altre tradizioni: turca, francese, slava… L’imbarazzo della scelta non manca, e potrà sembrarvi strano che vi si consigli di assaggiare invece ragù, caponata e tiramisù. Se lo facciamo, è per sposare l’iniziativa di Fabrizio e Domenico, che nel 2014 hanno inaugurato in pieno Friedrichshain il “Centopassi wine bar e caffè”.

Cento passi come quelli che, nel film di Marco Tullio Giordana separavano la casa di Peppino Impastato da quella del capo-bastone di Cinisi; e come il nome che compare su buona parte delle etichette della cantina, alcune delle quali intitolate a gente comune che non volle piegarsi alla criminalità organizzata. Nome impegnativo, Centopassi, ma scelto non a caso, omaggio “a tutti coloro che attraverso il proprio impegno quotidiano onorano il ricordo delle vittime delle mafie; il nostro modo, dicono, per sostenere chi rimane in Italia per renderla un posto migliore… persone, e progetti, che ci rendono orgogliosi”. Loro, a rimanere, non ce l’hanno fatta: Domenico è di Bagheria, paesino siciliano immortalato nello struggente “Bàaria” di Tornatore e in “Volevo i pantaloni”; Fabrizio sardo, di Terralba. All’amico e socio lo accomuna il dolore per il senso di abbandono che strugge le rispettive isole, e l’intero Sud rurale.

Il “Centopassi” raccontano, è il loro modo di combattere questa noncuranza: molti dei prodotti serviti in tavola ogni giorno provengono dalle cooperative del marchio Libera Terra, che ha posto a coltura i terreni sequestrati nel Sud alle cosche. E tra una parmigiana e un calice di grillo, cataratto o negramaro, Fabrizio e Domenico si preparano alla fase due, l’apertura di un Feinkost bar dove vendere arance rosse e formaggi, sughi o.. maloreddus importati ad hoc per far sentire nostalgia dell’Italia anche a chi – tedesco o cittadino del mondo – non c’è ancora mai stato.

 

Centopassi Café & Winebar

Krossener Str 36

Berlino – Friedrichshain,

aperto dal lunedì al sabato

030 83215464

alberto isola

Forma di vita basata sull’inchiostro, scrive da prima di sapersi leggere. Nato a Genova quattro secoli troppo tardi per unirsi alla filibusta, poi domiciliato a Dublino, Lampedusa e sull’Arcadia, ama Napoli quanto un gatto il sole. Dopo aver fatto più mestieri di Marlon Brando e più traslochi di Ulisse, oggi è (anche) copy e ghostwriter, editore della guida Capperi!, compilatore del Dizionario Furioso e Amoroso, membro fondatore del collettivo AB Nordahl..

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