Ci sono date che il tempo non riesce a consumare. L’11 settembre 2001 è una di queste. Venticinque anni dopo, le immagini delle Torri Gemelle, simbolo dell’imponenza americana, avvolte dal fumo, delle persone in fuga per le strade di Manhattan e dei soccorritori che si adoperavano senza sosta verso Ground Zero, appartengono ancora, dolorosamente, alla memoria collettiva.

Quel mattino quattro aerei di linea furono dirottati da 19 terroristi legati ad al-Qaeda, l’organizzazione guidata da Osama bin Laden. Due Boeing colpirono le Torri Gemelle del World Trade Center, un terzo si schiantò contro il Pentagono e il quarto, il volo United Airlines 93, precipitò in Pennsylvania dopo che alcuni passeggeri tentarono di riprendere il controllo dell’aereo. Morirono 2.977 persone, senza contare i 19 attentatori. Erano uomini e donne di numerose nazionalità, lavoratori, viaggiatori, vigili del fuoco, agenti di polizia e soccorritori.

Dietro quell’attacco c’era una lunga storia di estremismo jihadista e di ostilità verso gli Stati Uniti e la loro presenza politica e militare in Medio Oriente. Ma le motivazioni di al-Qaeda non possono cancellare la natura indiscriminata della violenza, perché l’obiettivo fu trasformare la paura in uno strumento capace di raggiungere milioni di persone… riuscendoci.

Dopo quel giorno il mondo imparò a convivere con una nuova sensazione di vulnerabilità. Le guerre in Afghanistan e Iraq, la nascita di nuove strategie antiterrorismo, l’aumento della sorveglianza e le tensioni internazionali cambiarono profondamente la politica e la società. Ma cambiarono anche gesti apparentemente semplici e che appartenevano al bello di vivere, come partire per un viaggio, salutare qualcuno prima di un volo, guardare un aereo attraversare il cielo, come una matita bianca su un foglio azzurro.

A New York, dove un tempo svettavano le Torri, oggi i nomi delle vittime incisi nel Memoriale ricordano che dietro ogni numero c’era una storia interrotta. Venticinque anni dopo, le macerie sono scomparse, ma quella mattina è rimasta. Come una cicatrice invisibile, l’11 settembre continua a ricordare che anche la romanticità di guardare il cielo, a volte, può diventare il luogo da cui arriva il dolore.

Fonte immagini: Google

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