lunedì 17 dicembre 2018
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Quella finestra di Rio da cui si vede Napoli

È una storia di ossessione e di arte, la narrazione del making of di un capolavoro romantico, nella più ampia accezione del termine. È la leggenda dell’escadaria Selarón di Rio de Janeiro, leggenda ampiamente tangibile per chiunque si trovi da quelle parti, giacché la scalinata è sempre lì, a unire con 250 gradini istoriati i quartieri bohémien di Lapa e Santa Teresa. Il suo creatore, il pittore cileno Jorge Selarón, su quei gradini ci ha passato una vita, come Anton Gaudí nel cantiere della Sagrada Familia. Selarón, però, su quei gradini ci è anche morto: come Moliére in scena, come  Modugno sulla spiaggia di Lampedusa che definiva la Piscina di Dio, e considerava casa; come avrebbe voluto fare Totò quando, prossimo alla fine, chiese di essere portato a Napoli. Non ci arrivò mai; in compenso, strano ma vero, compare sull’escadaria… una piastrella, alla sommità della prima rampa di scale, ne ritrae l’inconfondibile profilo.

Non è l’unico ponte tra la capitale carioca e quella del Sud Italia; o Parigi, Praga, Los Angeles, Sydney. Per capire come sia possibile, occorre fare un passo indietro a quando l’artista decise – in una pausa dei suoi viaggi – di affittare una casa affacciata proprio sulla scalinata. C’erano innanzi all’uscio delle mattonelle rotte, che lui riparò con pezzi di ceramica verde, giallo e blu, i colori della bandiera brasiliana. Difficilmente, in quel momento, si rese conto che a quest’opera di collage avrebbe poi dedicato ogni giorno dei suoi ultimi vent’anni di vita.

Delle circa duemila piastrelle che oggi decorano l’escadaria, trecento sono state dipinte da lui stesso; delle altre, le prime provenivano da cantieri dismessi o mucchi di rifiuti urbani, finché un turista, ammirato da quel visionario capolavoro, non decise di spedire a Selarón ceramiche del proprio paese. Il contagio si diffuse, in un attimo, quasi viralmente: quadratini raffiguranti monumenti, squadre di calcio, costumi tipici, bandiere, versi poetici di questo o quel paese incominciarono ad affluire da mezzo mondo, Italia compresa… e a chi oggi passi da lì è quasi impossibile non notare – a lato di quei gradini immortalati da National Geographic e Playboy, FiFA e Coca-Cola – una finestra di maiolica affacciata sul più bel golfo del mondo.

 

 

alberto isola

Forma di vita basata sull’inchiostro, scrive da prima di sapersi leggere. Nato a Genova quattro secoli troppo tardi per unirsi alla filibusta, poi domiciliato a Dublino, Lampedusa e sull’Arcadia, ama Napoli quanto un gatto il sole. Dopo aver fatto più mestieri di Marlon Brando e più traslochi di Ulisse, oggi è (anche) copy e ghostwriter, editore della guida Capperi!, compilatore del Dizionario Furioso e Amoroso, membro fondatore del collettivo AB Nordahl..

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