sabato 17 novembre 2018
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Made in Italy: la bici “sartoriale” seduce Madrid

“Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per il genere umano ci sia ancora speranza” è la frase che apre il sito di Kilometro Italiano: e pensare che a pronunciarla fu H.G.Wells, uno dei padri della fantascienza! Dietro la scelta di un simile mantra sta un milanese poco più che trentenne, Nicolò Koschatzky, e una storia che assomiglia un po’ a un sogno, con un lieto fine degno di una favola: non fosse che, una volta ancora, l’Italia si è lasciata scappare un talento.

Tutto comincia quando Nicolò, che a quel tempo realizza moto custom in una piccola azienda, decide di provare ad aprire un negozio tutto suo a Milano, scontrandosi con le solite difficoltà burocratiche e con il rischio, parole sue di un “suicidio economico”. Proprio allora, la sua ragazza accetta un lavoro a Madrid; e lui la segue. Nel settore da cui proviene non si trova lavoro, ma lui è bravo a costruire le cose e in officina ha lavorato a stretto contatto con progettisti 3D e designer: un po’ ingegnere e un po’ sarto, Nicolò decide che – se non può fare moto – farà biciclette. A mano. E su misura. Il regime fiscale spagnolo è vantaggioso, la burocrazia leggera: gli bastano due giorni per mettere insieme i documenti, due settimane per aprire. Affitta i locali e compra i macchinari; acquista la componentistica in Italia, da aziende che l’uomo della strada non ha mai sentito nominare ma sono invece tra le eccellenze mondiali del settore.

Quelle che crea, tutto da solo, sono biciclette d’élite: i suoi clienti – hipster o manager con l’hobby del pedale – sono esigenti, e lui li accontenta realizzando per ognuno la bici dei sogni: telaio su misura, finiture personalizzate, prezzi che – lavorando da solo – riesce a tenere più bassi di quelli delle grandi case. Ogni Kilometro Italiano è un pezzo unico, “un prodotto completamente personalizzabile e tecnicamente ineccepibile” che, volendo, il cliente può assemblare da sé. I modelli base richiamano i classici degli anni ’60, rielaborati con un mix di lavorazioni antiche interamente manuali – come la saldo brasatura – e materiali e tecniche d’avanguardia. Ognuno, in almeno un dettaglio, porta il profilo stilizzato di Kilometro, il bassotto di Nicolò, effigiato anche nel logo della bottega. Già attivo sul web, a breve Nicolò partirà in tournée nelle capitali europee, in cerca di locali selezionati dove esporre i suoi prototipi. Il sogno, in costruzione, resta un negozio a Londra; il suo solo cruccio, non poter apporre sulle sue due ruote il marchio Made in Italy. Eppure, per il nostro paese, esportare bici così dovrebbe essere un vanto.

alberto isola

Forma di vita basata sull’inchiostro, scrive da prima di sapersi leggere. Nato a Genova quattro secoli troppo tardi per unirsi alla filibusta, poi domiciliato a Dublino, Lampedusa e sull’Arcadia, ama Napoli quanto un gatto il sole. Dopo aver fatto più mestieri di Marlon Brando e più traslochi di Ulisse, oggi è (anche) copy e ghostwriter, editore della guida Capperi!, compilatore del Dizionario Furioso e Amoroso, membro fondatore del collettivo AB Nordahl..

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