martedì 13 novembre 2018
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Quando la… moka è in vacanza

C’è un vocabolo apposta, toonstravel, per indicare l’abitudine a portare ovunque con sé oggetti con cui si abbia un legame affettivo: un libro, un orsetto di peluche, un coltellino svizzero o un portafortuna, come lo gnomo da giardino di Audrey Tatou ne Il favoloso mondo di Amélie. La declinazione italiana, anzi: napoletana di questa tendenza, la si deve invece a Vincenzo Rusciano, globetrotter partenopeo che da qualche anno ha però fissato a Barcellona il suo ‘campo base’.

Sua fedele compagna di viaggio, dal 2004, è una moka ormai malconcia ma inossidabile – per tempra e, anche, materiale di fabbricazione – con la quale ha girato mezzo mondo. Alla domanda se l’abbia fatto davvero, la risposta è certa: decine d’istantanee ritraggono la macchinetta tra le pietre millenarie di Macchu Picchu e Giza, contro i profili inconfondibili del Cremlino o della Sydney Opera House o a gareggiare in altezza – miracoli della prospettiva – con il Cristo Redentore di Rio.

Quanto al perché, probabilmente Vincenzo vi risponderebbe “E perché no?”. Si sa di come il gioco sia iniziato per caso, forse ispirato a un altro film, Prova a Prendermi. Solo che qui a scappare era la cafetera, e il suo proprietario non poteva che correrle dietro, documentando la caccia attraverso le foto postate su Facebook, e raccontando in un blog (cafeteraglobal.com) le vicissitudini della moka fuggiasca: rapita dalle Triadi cinesi, smontata dalla Polizia indiana – che non ne aveva mai vista una – confiscata dalla security del Louvre, che solo dopo molte insistenze ha acconsentito a restituirla, e lasciarla mettere in posa accanto a Monna Lisa.

Da Marrakech a Bangkok, da Teheran a Buenos Aires fino alla prossima destinazione – le cascate del Niagara – sono ormai decine i luoghi che Vincenzo e il suo alter ego metallico hanno toccato in quasi undici anni. Sempre zaino in spalla, sempre rigorosamente via terra perché, dice “se vuoi davvero conoscere un posto, viaggiare in aereo è come fare l’amore senza preliminari”; la vera essenza del viaggio sono l’autostop, il contatto con la gente del luogo, il continuo variare di suoni, panorami e sapori. E se ogni tanto affiora la nostalgia di casa, be’… basta farsi un caffè.

alberto isola

Forma di vita basata sull’inchiostro, scrive da prima di sapersi leggere. Nato a Genova quattro secoli troppo tardi per unirsi alla filibusta, poi domiciliato a Dublino, Lampedusa e sull’Arcadia, ama Napoli quanto un gatto il sole. Dopo aver fatto più mestieri di Marlon Brando e più traslochi di Ulisse, oggi è (anche) copy e ghostwriter, editore della guida Capperi!, compilatore del Dizionario Furioso e Amoroso, membro fondatore del collettivo AB Nordahl..

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