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La standing ovation per Naza alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è la più lunga nella storia del festival, con più di venticinque minuti di applausi.

Naza è il termine usato per indicare i “danni collaterali” durante un’azione militare. Gli effetti collaterali sono decine di vite spezzate da algoritmi che trasformano case in coordinate da colpire. Il film è un viaggio notturno sui tetti di Tel Aviv: in ottanta minuti, soldati e ufficiali dell’intelligence israeliana raccontano, con volti e voci alterati, il funzionamento del sistema che seleziona gli obiettivi da bombardare nella guerra a Gaza, mentre scorrono scene di vita comune.

«La realtà – ha dichiarato Yuval Abraham coregista con Rachel Szor, ritirando il Premio Speciale della Giuria – è che, nei giorni in cui questo festival è andato in scena, gli israeliani hanno ucciso altri bambini». Una guerra che sentiamo lontana, forse persino astratta, ma che è brutalmente reale.

Implacabile la reazione del governo israeliano. Dal ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, che ha definito i registi «una vergogna e un disonore», al ministro della Cultura, Miki Zohar, che ne ha chiesto la revoca della cittadinanza, fino al capo di stato maggiore Eyal Zamir che ha parlato di calunnie, false accuse, distorsione deliberata della realtà, annunciando misure legali contro i cineasti.

Abraham ha ribadito l’intenzione di fare tutto il possibile per distribuire il film proprio in Israele perché «negare un crimine ne favorisce la persistenza. Ed è per questo che è davvero particolarmente importante per noi che gli israeliani guardino questo film. È il nostro Paese che commette questi crimini; che lo guardino gli europei, e soprattutto qui in Italia, perché il vostro governo e quello tedesco stanno bloccando le pressioni su Israele che potrebbero porre fine a tutto questo; che lo guardino gli americani, perché il loro Paese finanzia gran parte di questi omicidi».

Un crimine che persiste anche con la collaborazione degli Stati che avrebbero la possibilità di far pesare la propria voce, dunque, ma scelgono il silenzio e l’indifferenza. Ne emerge un quadro fatto di odio e disumanizzazione: giovani soldati che sparano seduti dietro una console, ma gli obiettivi sono umani, hanno occhi, braccia, gambe. Hanno sogni, speranze e preoccupazioni. Hanno vita, finché qualcuno non preme clic.

Naza sarà al cinema dal 28 al 30 settembre 2026.

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