Il caricatore da 120W, 150W o addirittura 200W non è realmente più veloce: è semplicemente sovradimensionato. La comunicazione commerciale sulla ricarica rapida ha creato l’illusione che per ottenere prestazioni elevate sia necessario acquistare alimentatori da 120W, 150W o addirittura 200W, capaci — secondo la narrativa pubblicitaria — di “ricaricare lo smartphone in 10 minuti”. Grafici accattivanti e animazioni spettacolari contribuiscono a rafforzare questa percezione.

Il problema è stato studiato dal sito Web  Il Megawattora , che, affidandosi ai principi dell’ingegneria elettrica e della fisica tecnica ha presentato un’analisi rigorosa che spiega perché, nella maggior parte dei casi, un caricatore ad alta potenza rappresenta un investimento iniziale eccessivo che non produce alcun vantaggio concreto.

Secondi gli esperti, per rendere bene l’idea, si deve pensare al concetto del collo di bottiglia: si può paragonare lo smartphone a un imbuto e il caricatore ad alta potenza a un’autobotte piena d’acqua. Anche aprendo completamente il rubinetto dell’autobotte, la quantità d’acqua che entra nella bottiglia dipende esclusivamente dal diametro dell’imbuto. L’acqua in eccesso non può essere utilizzata.

Nel telefono, questo “diametro” è rappresentato dal BMS (Battery Management System), il circuito che regola tensione e corrente in ingresso per proteggere la batteria al litio da sovraccarichi e surriscaldamenti.

La promessa pubblicitaria secondo cui un caricatore da 120W garantirebbe ricariche ultraveloci su qualsiasi dispositivo è fuorviante. Se lo  smartphone — come la maggior parte dei modelli di fascia alta — accetta un massimo di 27–30W, collegarlo a un alimentatore da 120W non ne aumenterà la velocità di ricarica. Il BMS limiterà automaticamente la potenza in ingresso. In pratica, un caricatore da 80€ erogherà per tutta la sua vita utile solo una frazione della potenza dichiarata, generando un costo non giustificato.

Anche con un telefono progettato per supportare 120W, il sistema può essere compromesso dal cavo utilizzato. Un cavo USB‑C non è un semplice conduttore: possiede una resistenza interna e specifiche tecniche precise.

  • Standard di mercato: molti cavi USB‑C supportano fino a 3A (circa 60W a 20V).
  • Alta potenza: per raggiungere 120W è necessario un cavo certificato da 5A, dotato di chip e‑marker che comunica con il caricatore.

Senza questo chip, l’alimentatore si limita automaticamente a 60W. Di conseguenza, collegare un caricatore da 120W tramite un cavo standard equivale, dal punto di vista elettrico, a non sfruttarne affatto la potenza aggiuntiva.

Per  cui, acquistare un alimentatore sovradimensionato è economicamente svantaggioso, oltre che inutile, se il dispositivo non è compatibile con quella potenza.

Confronto:

  • Configurazione ottimizzata: Caricatore da 30W + cavo standard → ~20€ Tempo di ricarica: 1h30m
  • Configurazione sovradimensionata: Caricatore da 120W + cavo standard → ~80€ Tempo di ricarica (limitato dal telefono o dal cavo): 1h30m

La differenza di 60€ fra un caricatore da 30W ed uno da 120W non produce alcun beneficio in termini di tempo di ricarica. Si tratta di una spesa priva di ritorno operativo, motivata solo dall’idea — psicologicamente rassicurante — di possedere un caricatore più potente.

Conclusione: prima di investire in un caricatore ad alta potenza, è essenziale consultare il manuale tecnico del proprio smartphone per verificarne il limite massimo di assorbimento. L’efficienza energetica deriva da una progettazione coerente del sistema, non da soluzioni commerciali appariscenti. La scelta migliore è acquistare in modo consapevole e proporzionato alle reali capacità del dispositivo.

Nell’elettricità, così come nella vita, le dimensioni non sono tutto !

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