lunedì 18 dicembre 2017
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A 40 metri da terra di Mario Gelardi con Carlo Caracciolo, Andrea Di Maria e Irene Grasso

Continuano gli appuntamenti letterari del mercoledì sul palcoscenico del Nuovo Teatro Sanità, che il 22 novembre vede protagonisti Carlo Caracciolo e Andrea Di Maria, nuovi volti della fiction Gomorra, insieme a Irene Grasso, che presentano al pubblico il racconto di Mario Gelardi A 40 metri da terra, nell’ambito della rassegna Racconti d’inverno, ideata e diretta dallo stesso Caracciolo. L’appuntamento è dopo cena, alle ore 22.00, per ascoltare una storia sorseggiando un thè caldo, proprio come ai tempi dei racconti intorno al fuoco. Una formula vincente che il collettivo ntS’ continua a proporre, coinvolgendo il pubblico sul palco insieme a scrittori e attori, per rendere ancora più vivo e partecipativo lo spazio del teatro di piazzetta San Vincenzo. Il costo del biglietto è di 8 euro, info e prenotazioni al 3396666426 oppure info@nuovoteatrosanita.it.

Il racconto accende i riflettori sulla storia di quattro operai che vedono a rischio il proprio posto di lavoro. Decidono allora di salire in cima ad un palazzo in costruzione e protestare. Una scena che forse abbiamo visto in qualche telegiornale con distrazione. Quattro uomini e quattro storie ed altrettante famiglie in ansia, lì sotto quel palazzo, con gli occhi in su. Sette giorni per riavere il proprio lavoro, per crearsi una nuova vita, sette giorni soli in cima ad un palazzo di quaranta metri. Ma col passar dei giorni arriva la stanchezza, per qualcuno si fa sentire qualche problema di salute o l’età, così  ad uno a uno scendono, perché quella situazione così precaria diventa impossibile da sopportare. Il racconto rimbalza di continuo tra chi è sopra il palazzo, una piccola comunità di operai, e il mondo di formiche che si agita ai loro piedi. Ma gli occhi restano a guardare all’insù, verso l’ultimo degli operai che non ne vuole proprio sapere di scendere.

Mario Gelardi propone questa volta in forma di racconto un testo di impegno civile, come nella sua poetica di sempre: «A dieci metri da terra, il sole ti martella in testa, lasciandoti chiazze come di sale sulla pelle ‑ racconta l’autore ‑, il sole a venti metri da terra ti scava solchi in viso e, ad ogni solco, ad ogni ruga, lascia come un tatuaggio sulla tua pelle. In piedi su un asse, a trenta metri da terra, il sole è come lama di coltello, lascia piccoli tagli sulla tua pelle senza mai andare a fondo, come un’interminabile tortura cinese. A quaranta metri da terra, il sole rimbalza sulle pietre bianche di calcare,  il sudore è come olio caldo che frigge la pelle. Erano in quattro, in piedi sul limite estremo dell’impalcatura, sotto di loro qualche centinaio di persone li guardavano con gli occhi in su: madri, figli, amici, curiosi, due camionette della polizia e una macchina con la sirena sopra, tre giornalisti di cui una di una televisione locale, due cani randagi di cui uno zoppicante».

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.