mercoledì 14 novembre 2018
Ultime notizie

Workaholism: quando il troppo lavoro nuoce alla salute

iStock_000010843372XSmallSi sente sempre più spesso parlare del lavoro che manca, ma a volte anche il troppo stroppia. Proprio così, lavorare a ritmi insostenibili può diventare una vera e propria coazione, assorbendo completamente gli individui che ne sono vittime. Questo disturbo ossessivo- compulsivo è così diffuso che ha ottenuto anche la dicitura di workaholism,  proprio ad opera dello psicologo statunitense Oates Wayne che se lo è autodiagnosticato e ne ha pubblicato un libro, Confessioni di un workaholic.  I dati europei sono piuttosto preoccupanti: il 18% degli uomini e l’8% delle donne lavora più di 48 ore a settimana, e sono cifre destinate a crescere se ci si sposta negli Stati Uniti e in Giappone.

Ma come distinguere la sana propensione a lavorare sodo dalla pulsione disfunzionale al massacro? Ci vengono in aiuto alcuni psicologi statunitensi, suggerendoci le tre caratteristiche essenziali che fanno di un lavoratore un workaholic, vale a dire:

– molte più ore passate a lavorare di quante ne siano richieste

–  preoccupazione costante per il proprio lavoro anche nei momenti di pausa

–   incapacità di staccarsi dal proprio lavoro, anche solo mentalmente

Tutto ciò ha serie ripercussioni sulla vita sia relazionale e familiare, sia professionale di questi individui. Sempre più isolati socialmente, essi soffrono spesso di disturbi del sonno e, come se non bastasse, anche il loro rendimento cala. Per cui, nonostante il tempo profuso dedicandosi al lavoro, questo finisce per essere svolto male, portando ad un esaurimento sia professionale che nei confronti dei colleghi.

E allora è proprio questa la chiave per riconoscere quando l’impegno messo sul lavoro è frutto di vera dedizione, poiché chi si impegna in maniera tenace ed efficiente lo farà con vigore e devozione verso la propria occupazione, che lo porterà quindi a conseguire risultati più brillanti. Possiamo quindi concludere che il workaholism è un disturbo serio, da non sottovalutare, anzi da curare alla svelta potendo scegliere tra terapie di gruppo (i cosiddetti Workaholics Anonymous), o individuali, tra le quali sono particolarmente diffuse quelle di stampo cognitivo- comportamentali. Lavoratori duri avvisati, la prossima volta che farete le ore piccole in ufficio tenete gli occhi aperti!

Flavia Bizzarro

Studentessa di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, mi definisco due mani, due piedi e una mente in moto perpetuo. Per chi si chiedesse cosa sarà del mio domani, citando Séguéla rispondo: "Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario.."