mercoledì 8 Dicembre 2021
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Il Teatro Bellini riparte tra chimera e realtà

Si è tenuta martedì 28 settembre al Teatro Bellini la conferenza stampa che ha inaugurato la stagione 2021/2022: al timone Gabriele e Daniele Russo, figli del pioniere dell’odèon napoletano Tato Russo, che hanno deciso di ripartire da chi non si è mai fermato, dai tecnici che hanno portato sulle spalle il “Nostro momento“.

Parola d’ordine: “Work in progress“: non più il palcoscenico all’inglese, la scatola dello storico ed indimenticato “Dignità autonome di prostituzione”, piuttosto lo stare insieme ancor prima del contenuto dello spettacolo.

Abbiamo usato quest’espressione per dare l’idea dello stato delle cose in cui ci troviamo, ma stiamo ancora cercando delle risposte. Perché venire a teatro in una zona senza parcheggio?”, ha dichiarato Daniele Russo.

In apertura viene traslitterato il 26°canto dell’Inferno di Dante, in cui spicca il personaggio di Ulisse; il motivo della scelta risiede proprio nella collocazione di tale personaggio come peccatore di  ὕβϱις, tracotante e coraggioso allo stesso tempo. D’altronde ci vuole parecchio coraggio ad aggrapparsi senza riserve alle passioni comuni quando si è disperati, ad intraprendere un “Folle volo“, in cui non si sa dove si arriva.

L’obiettivo è il sogno. Siamo in un luogo che era un sogno già da prima per chi lo attraversava; però il tempo di riflessione ha lasciato spazio ad una nuova immaginazione. Deve esserci un restyling non inteso in senso estetico, bensì nel modo di vivere il teatro. Un teatro vissuto immaginando un nuovo rapporto con il pubblico, una sorta di tentativo di europeizzare il luogo. Ad esempio, il concetto di teatro serale è radicato soltanto nella nostra cultura.

La direzione presa dal teatro era quella di ampliare il target; la pandemia era un motivo di avvilimento, ma anziché restare ancorati ad incastri e regole abbiamo preferito chiuderci in una stanza e sognare. Fondamentale, a tal proposito, è stato il coinvolgimento di Mimmo Borrelli“, ha affermato Gabriele Russo.

Da “‘A SciavecaaSanghenapule“, la carriera di Mimmo Borrelli è stata un susseguirsi di successi. La Fattoria del Bellini verrà capitanata da lui per tre anni, in qualità di direttoreDi residenza“.

Ci stiamo allargando, ed in questi sentimenti contrastanti, fragili e forti sono felicissimo che Mimmo sia il nuovo direttore“, ha ammesso Daniele Russo. “Si sta realizzando un piccolo sogno esemplificativo di ampliare la squadra di lavoro e creare un nucleo che non guardi alla singola stagione ma al futuro. Noi abbiamo deciso con l’avvento del Covid di ricercare nuove strade, da cui è partorita l’idea del ‘Work in progress‘”.

Sono saltati gli schemi. Tuttavia imboccare una direzione ignota può rivelarsi pericoloso. “Dopo lo scoramento iniziale ci siamo sentiti liberi di allargare il campo con coraggio e fantasia, eppure mi sono chiesto se fosse meglio non percorrere questa strada. Mi sono sentito fallito. Volevo ritirarmi dalle scene a 40 anni. Ciò che dovevo dare e ricevere è avvenuto“, ha dichiarato Mimmo Borrelli.

Un funambolo sul filo del fallimento, ma se si intraprende un folle volo o ci si lancia senza paracadute o ci si ritira. Qualcuno ci chiede se voteremo e cosa ne pensiamo della politica. Noi stiamo dando uno spazio ad una maggiore cura delle cose, siamo TEATRANTI E CITTADINI. Ciò che stiamo facendo è la nostra domanda alla politica”, ha ammesso Daniele Russo.

In questo periodo gli spettacoli vanno consolidati con fili che partono dal passato ma si proiettano nel futuro, attraverso dinamiche destrutturate per una nuova stagione da non esaurirsi esclusivamente al momento dello spettacolo. Un vero e proprio processo di europeizzazione, un teatro 3.0. Entrare nel mondo di oggi è il rischio che noi corriamo; non crediamo più che l’avvento spettacolare nasca e muoia senza un processo di crescita. Non ci siamo più sentiti necessari. Alla lunga il ‘Work in progress è ciò che il Bellini e il Teatro dovrebbero essere.

Siamo sempre stati multidisciplinari, per adottare un linguaggio ministeriale. A questo giro vogliamo dare un’identity precisa e chiara. Abbiamo aperto vere e proprie categorie di pensiero e progetto. Un logo unico con infinite declinazioni. Io stesso da attore avevo smesso ma ho ricominciato“, ha proseguito Daniele.

La mia idea di ‘Folle volo‘ è fare un teatro nella natura, a Torregaveta, con delle zattere. Perché il senso delle mie cose ha un texture che in teatro puoi riprodurre, ma non avrà mai quel senso. Non potevo rimetterci io i soldi per il finanziamento, è nato mio figlio. (Ride).

Vorrei un’adesione con i suoni degli esseri umani portandoli in scena. L’idea più incredibile sarebbe portarlo altrove, ma l’altrove che c’è in quelle terre dovrebbe essere riportato a teatro. Ma portare in spiaggia 40 metri di teatro è pura utopia! E’ pur vero che dalle utopie nasce la realtà: Alfredo Balsamo è stato l’unico che mi ha aiutato con Efestoval, il Festival dei vulcani a Campi Flegrei”, ha dichiarato Mimmo Borrelli.

Da ottobre a dicembre avremo svariati appuntamenti: 21 spettacoli in sala grande, 14 spettacoli di danza, 8 monografie su artisti e gruppi la cui conoscenza è fondamentale: Zerocalcarein collaborazione con Comics, il neorealismo teatrale esasperato del regista ungherese Kornél Mundruczó (vincitore a Cannes e candidato all’Oscar), un workshop di tre giorni con Wim Vandekeybus della celebre compagnia belga “Otra vez”, che non aveva mai accettato una collaborazione con artisti napoletani, la “Peping Tom“, altra compagnia belga. A tal proposito Daniele Russo ha affermato di credere che la danza quando è di alto livello può essere ancora più potente della prosa, un linguaggio che consente di internazionalizzare rivestendo un ruolo di rilievo. Ha poi salutato iVuccirìa” del fratello Gabriele, tra cui Antimo Casertano e Rino Di Martino, che debutterà al “Piccolo Bellini”.

Ed a proposito di “Piccoli“, nasce la necessità di parlare al pubblico più giovane: i bambini incarnano la prima “Necessità”, ed è per questo che dal baule del Bellini viene fuori ilBellini Kids“. Bisogna parlare di futuro e progettualità con apertura, lanciandosi nel vuoto ed uscendo dalla cosiddetta “Comfort zone”, ragionare oltre gli schemi.

Digital e teatro come si fondono nel 21° secolo?“, ha domandato qualcuno presente in sala. Oggi possiamo fare tutto e niente del nostro tempo libero. Tanti consumi, anche culturali. Il teatro arranca dietro i nostri palinsesti, il teatro soffre di anacronismo. Il teatro è presente intorno a noi, il digital è ovunque, sarà ovunque. Un fruitore del Bellini, che verrà accompagnato prima, durante e dopo l’esposizione dal vivo. Noi pensiamo in modo digital, siamo alfabetizzati al digital. Non è qualcosa che si vede dallo schermo. E’ l’ONLINE che pensa OFFLINE, e lOFFLINE sono i luoghi antropologici attraverso i quali osserviamo e modifichiamo la realtà.

“Prima di ciò che è accaduto il sogno aveva una valenza verticale, adesso sento che la parola sogno sta acquisendo dimensione in profondità e larghezza. Sognare significa scavare dentro e trovare il necessario. Mimmo Borrelli parlava diLUOGO DELL’ANIMA. Noi puntiamo sempre ad allargare la vita, come diceva il grande De Crescenzo, quindi trovare un luogo dell’anima dove è possibile sentire in profondità e larghezza. I bambini, le famiglie, sono il pubblico dell’oggi, e noi siamo continuamente a contatto con loro. Vivono oggi amore e difficoltà. Ogni sabato pomeriggio e domenica mattina il Bellini sarà il ‘LUOGO DELL’ANIMA‘, e loro potranno desiderare di entrare in un posto dove si sogna.

Spesso capita di sognare e un secondo dopo percepire il peso di poterlo realizzare. Noi questo peso non lo abbiamo sentito. Abbiamo avvertito solo la voglia di sognare“.

Francesca De Grazia
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