Secondo la proiezione delle Nazioni Unite, al ritmo attuale, la parità di genere sarà raggiunta solo nel 2197. Siamo ben lontani dall’obiettivo immaginato nell’Agenda 2030, che continua a risultare tra i più difficili su scala mondiale.

La parità di genere non riguarda soltanto la rappresentanza politica, ma anche l’accesso al lavoro e all’istruzione, come la parità della retribuzione, al ruolo svolto nella società e alla possibilità di costruire liberamente il proprio futuro.

In occasione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (CSW71) – prevista per marzo 2027 a New York – il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha posto l’attenzione sugli ostacoli che continuano a limitare la vita pubblica e privata delle donne e sulla necessità di rafforzare la cooperazione tra istituzioni e società civile.

Con il 2030 che si avvicina rapidamente, le relatrici Giulia Barbucci, Juliane Marie Neiiendam e Christa Schweng hanno sottolineato come la CSW71 rappresenti un’opportunità cruciale per trasformare le promesse in progressi misurabili.

Proprio il mercato occupazionale fornisce un valido esempio nonché un nodo cruciale. Sebbene la partecipazione femminile al lavoro, infatti, sia aumentata negli ultimi decenni, non si può ritenere che siano state rimosse le barriere sia all’accesso che alle possibilità di carriera e crescita professionale. Il “soffitto di cristallo” che impedisce l’accesso alle donne ai ruoli di vertice, resta una realtà concreta: secondo il Gender Snapshot 2026 delle Nazioni Unite, le lavoratrici rappresentano circa il 40% dei dipendenti delle imprese a livello mondiale, ma ricoprono appena il 5,8% delle posizioni di amministratore delegato e solo il 25,1% dei posti nei consigli di amministrazione.

Anche il tema del divario salariale continua a rappresentare una sfida: la disparità salariale tra uomini e donne a parità di mansioni e competenze ha conseguenze significative sui livelli di ricchezza e sulla sicurezza economica durante tutta la vita. Secondo il Women, Business and the Law 2026 della Banca Mondiale, meno del 4% delle donne vive in economie vicine alla piena uguaglianza giuridica nelle opportunità economiche e nessuna delle 190 economie analizzate garantisce ancora una completa parità di genere.

Strettamente correlato è il tema del lavoro di cura non retribuito. Le donne lavorano 2,5 ore in più degli uomini nelle attività di gestione della casa, assistenza dei figli e cura di familiari anziani o non autosufficienti, fornendo un vero e proprio pilastro dei sistemi di welfare stimato tra il 10% e il 39% del prodotto interno lordo.

La scarsa presenza femminile nei centri decisionali, poi, continua a essere uno degli indicatori più evidenti della distanza dall’uguaglianza: dal 2020 la quota femminile nei parlamenti è arretrata in 54 Paesi. Aumentare la presenza femminile nei luoghi decisionali significherebbe rafforzare la qualità delle istituzioni democratiche e delle strategie economiche.

Il CESE ribadisce anche come l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 non possa essere raggiunto isolatamente, poiché la parità di genere è strettamente legata ai progressi nella lotta alla povertà e nelle politiche per la salute, l’istruzione, l’occupazione, la riduzione delle disuguaglianze e l’azione per il clima.

La violenza di genere resta uno degli ostacoli più significativi alla parità. Basti pensare che una donna su tre di età pari o superiore a 15 anni, circa 840 milioni nel mondo, ha subito nel corso della propria vita violenza fisica o sessuale. Un dato raccapricciante che dovrebbe diventare una priorità immediata per istituzioni e società civile.

Per evitare che la proiezione al 2197 diventi una realtà sono necessari investimenti strutturali che creino le condizioni per un cambiamento culturale e sociale profondo. Un nuovo mondo da costruire oggi.

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