lunedì 19 novembre 2018
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Marco Pannella, un uomo di altri tempi

Il signor Hood, cantava Francesco De Gregori, era un galantuomo. Ed in effetti lo è stato, nel corso della sua vita Giacinto Pannella, detto Marco, radicale di professione. Un galantuomo di altri tempi, amato ed odiato ma anche vilipeso e denigrato dalle diverse forze politiche italiane a partire dagli anni 70’ del secolo scorso. Fondatore nel 1955 del Partito Radicale dei democratici e dei Liberali, Marco Pannella lascia dopo la sua morte, avvenuta il 19 maggio 2016, una eredità morale enorme. Filoamericano convinto, liberista ed in rapporti sempre tesi  con la sinistra italiana, Pannella va ricordato come un alfiere dei diritti civili e fermo sostenitore del rispetto dello Stato di diritto, oltre che laico, ecologista, europeista e tanto altro ancora. Oggi, a distanza di pochi giorni dalla sua scomparsa, il leader radicale merita di essere ricordato soprattutto per la sua innata dote di contestatore. Sciopero della fame e della sete come atti di denuncia politica e di disobbedienza civile quali iniziative non violente, ma comunque efficaci, utilizzate per mettere in luce il mancato rispetto dei diritti dell’uomo:  divorzio, aborto, dramma delle carceri ed il disastro della giustizia quali maggiori battaglie dello storico leader dei radicali. L’ultima risale all’agosto scorso, quando Pannella, ad 85 anni compiuti a maggio, decise di non mangiare né bere per il rispetto ed il diritto della legalità, per la giusmarco-pannella 01tizia, i processi e per gli innumerevoli problemi legati al mondo carcerario. Ma anche l’anno precedente, aprile 2014, Pannella si privò dell’ acqua per chiedere il miglioramento delle condizioni dei detenuti, ricevendo la chiamata di Papa Francesco preoccupato per il ricovero del gandhiano, come amava definirsi, per un’operazione all’aorta addominale. All’ uomo Pannella non è mai interessato il potere ma la necessità del cambiamento dell’Italia, anche a colpi di referendum abrogativi, quale obiettivo principale da raggiungere al fine di allineare il nostro Paese a quelli occidentali maggiormente sensibili al rispetto dei diritti civili. Un grande uomo, dunque, un visionario costretto sempre a subire feroci attacchi o anche risposte sarcastiche nel momento in cui mostrava all’opinione pubblica la necessità di discutere tematiche particolarmente sentite come proprie dagli italiani ma comunque ostacolate dai partiti di diverso colore politico.  L’unico vero omaggio alla scomparsa di un uomo di notevole statura morale è stato realizzato non dalla classe politica italiana ma dai detenuti del carcere della Dozza di Bologna, in sciopero della fame non per protesta ma per ricordare lo storico leader radicale  e considerato “ tra i massimi esponenti della politica italiana e della lotta per i diritti civili. Pannella si è sempre battuto per una vera giustizia del diritto nonché per i diritti di coloro che come noi soffrono per violazione del diritto stesso. Riteniamo questo piccolo contributo semplicemente doveroso e un ultimo saluto ad un caro amico, un amico di tutta l’umanità”.

Simone Menna

Ho 25 anni e sono laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II discutendo una tesi in materia di "Ecomafia" . Amo la mia città, Napoli, centro universale di cultura ed arte.