sabato 25 Settembre 2021
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In Italia abbiamo perso la capacità di sentire il bello, quel bello che per secoli abbiamo dato al mondo.

Riccardo Muti si avvia a celebrare il suo ottantesimo compleanno alla stregua di una delle carriere più valenti che un Maestro possa vantare; lui che la musica l’ha diretta ed al contempo fatta rinascere con la sua passione ed il suo talento, tanto che la parola d’ordine pronunciata dagli spettatori durante le sue esibizioni nel mondo è stata “Trionfo”. Il 28 luglio ha festeggiato a Ravenna, la città entratagli dentro dalla parte del cuore, con la famiglia, la moglie, i tre figli Chiara, Francesco, e Domenico, ed i nipoti.

Oggi sarà invece al Quirinale, per il concerto che si aprirà davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il G20 della cultura, trasmesso in diretta su Rai1.

Il 30 luglio farà tappa a Napoli, culla dei suoi studi nonché patria natale: lo festeggeranno il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella e l’Associazione Ex Allievi nella Sala Scarlatti. Il 31 luglio Muti dirigerà i ragazzi della giovane orchestra di Scampia, come aveva promesso tempo fa. Dal 1 agosto si dedicherà alle prove della Missa solemnis op. 123 di Beethoven” che porterà al festival di Salisburgo con i Wiener Philharmoniker, nel tradizionale appuntamento di Ferragosto. Una serie di eventi che ritraggono alla perfezione questo grande artista tra attaccamento alle radici, spirito nazionale, empatia verso le future generazioni e carattere internazionale.

Non ho mai amato i Masnadieri di Schiller“, ha dichiarato alla stampa, e “Dopo aver girato il mondo in lungo e largo io resto un uomo del sud”; “A Bergamo, al Teatro Donizetti diressi per la prima volta un concerto, era il 1966 eMuovevo il braccio‘, come era solito affermare il mio maestro, esercitandomi con l’orchestra Vi’ t Nejedli’ della Gioventu’ Musicale di Praga. Nel 1967 vinsi il concorso. Io mi esercitai muovendo il braccio, ma dirigere un concerto e’ un’altra storia”. E’ quel muovere solo il braccio a sancire la differenza di chi come lui la musica, dirigendola, l’ha anche ricreata cercando di trovare il senso profondo di ogni partitura ergendola a palingenesi. La vita del resto Muti l’ha sempre vissuta appieno, mai indietro di un passo, mai peli sulla lingua, nessun rimpianto, con fascino, vigore e ironia.

La sua fervida carriera abbraccia trionfi e polemiche come quella clamorosa che lo portò ad abbandonare la Scala di cui, dal 1986 al 2005 è stato direttore musicale. O quando nel 2011 al Teatro dell’Opera di Roma, in piena esecuzione del Nabucco, interruppe il coro del “Va pensiero”, per dire la sua contro i tagli alla cultura con lo spirito insurrezionale del compositore e del suo più grande interprete. D’altro canto una pietra miliare della sua formazione è stato Verdi, che sotto la sua ala ha assunto sfumature inespresse, ma non c’è compositore che Muti non abbia affrontato spaziando dal popolare al colto, sempre con la determinazione di chi la musica vuole prima di tutto difenderla e farla amare. Volgendo uno sguardo al futuro ed alle tante iniziative per fare in concreto qualcosa per la musica, come con l’Orchestra giovanile Cherubini, da lui fondata nel 2004, o anche con il concorso a Ravenna per giovani direttori. Ma l’uomo del sud è anche e soprattutto una star internazionale: dal 1980 al 1992 direttore musicale dell’Orchestra di Filadelfia, che ha portato in diverse tournée internazionali.

Spesso ospite dei Berliner Philharmoniker e dei Wiener Philharmoniker che ha diretto a Salisburgo e Vienna nel tradizionale concerto di Capodanno anche nel 2021 in una drammatica edizione senza pubblico in piena pandemia. Un maestro che sempre immerso nello spirito del tempo ha portato la musica sulle ali del mondo per ”Le vie dell’Amicizia”, straordinario appuntamento di quello straordinario Ravenna Festival che da Beirut a Sarajevo, da Gerusalemme a Damasco, dal Cairo al deserto della Tunisia, da Mazara del Vallo fino quest’anno all’Armenia, ha reso mistici i luoghi segnati dalla storia. Insomma gli ottant’anni di un uomo che attraversa il mondo con talento, carattere e ironia per “Dimostrare al pubblico di essere un uomo molto normale“. Buon compleanno, Maestro!

Francesca De Grazia
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