sabato 25 Settembre 2021
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VIDEOGAME E MINORI: QUALI EFFETTI SULLA PSICHE?

Gli effetti a lungo termine, ecco un argomento molto dibattuto.

No, non parlo dei vaccini, se ne parla fin troppo, ma degli effetti dei videogame sui minori.

Infatti i videogiochi sono un fenomeno relativamente recente quindi gli studi sulle conseguenze dell’esposizione a videogiochi sono ancora pochi, con risultati contraddittori e soprattutto con la mancanza dell’accertamento definitivo del nesso di causalità e cioè della individuazione del rapporto tra causa ed effetto.

E poi c’è un’altra domanda da porsi: “è il videogioco che crea bambini problematici, o sono i bambini problematici che creano il successo del videogioco?”. Insomma “è nato prima l’uovo o la gallina”?

Ed ancora, eventuali effetti negativi sono da attribuire a tutti i videogiochi oppure bisogna distinguere fra giochi “istruttivi” ed altri di “violenza cieca”?

Uno studio dei ricercatori dell’Università di Iowa (USA), pare (e sottolineo il pare) essere arrivato alla conclusione che i player dei videogiochi violenti non acquisiscono necessariamente comportamenti violenti, ma probabilmente sono meno sensibili a scene di violenza, come se per loro la violenza fosse una cosa un po’ più normale.

Beh, bella scoperta !

Questo è esattamente quello che sta succedendo a tutti (adulti compresi) quando quotidianamente veniamo bombardati da immagini cruente e notizie tragiche.

Tutto ci sta diventando più normale, ma semplicemente perché ci stiamo anestetizzando al dolore (degli altri).

Una cosa è chiara: anche se non è certo che i videogame possano creare disagi psichici, dobbiamo ricordarci che non tutti i bambini  sono uguali e quindi esistono anche soggetti particolarmente fragili, che potrebbero essere più vulnerabili e/o influenzabili.

Altra cosa certa è che alcuni videogame sono comunque diseducativi e possono trasmettere una visione distorta della realtà, magari lontana dai valori che i genitori vogliono trasmettere ai propri figli.

Genitori, ecco un’altra variabile impazzita.

Di solito i bambini che videogiocano molto sono scarsamente controllati dai genitori e quindi è difficile trasmettere valori “positivi” se l’educazione viene delegata alla baby sitter on line.

Anche perché i ragazzi,  lasciati da soli davanti al computer, spesso non sono in grado di leggere l’ambientazione del gioco e colgono solo gli aspetti più superficiali dello “sparatutti”.

E per il momento voglio tralasciare  la categoria di padri  che spingono i propri figli a diventare dei gamer youtuber, un pò come le giovani mamme spingono le figlie a diventare veline. Ma qui siamo ad un altro (alto) livello di patologia.

Altro problema dibattuto sono le conseguenze legate ai problemi neuropsicologici, in particolare nelle aree della memoria, dell’attenzione e della concentrazione. Anche in questo caso non esistono prove certe, ma è acclarato che vedere incollato un bambino ad un schermo per molto ore è un segnale di  qualche forma di dipendenza dal gioco, che liporta ad estraniarsi dalla vita reale e a dare l’impressione che la persona sia assente e poco concentrata.

Avete mai provato a fare una qualsiasi domanda ad un bambino mentre è intentato a giocare a Fortnite?

Vi assicuro che potete girare la clessidra prima di avere una risposta.

E che dire del pericolo di  perdere il senso della propria, vera identità a forza di interagire con personaggi  virtuali?

Oppure del pericolo di  assorbire la filosofia di vita (perversa) del videogioco stesso?

In altre parole un gioco dove tutto è violenza e sopraffazione il pericolo è che il minore possa capire che la vita reale siaun posto dove si combatte da soli contro tutti e dove l’importante è sparare e vincere ad ogni costo.

E allora, pur in assenza di prove inconfutabili sulla colpevolezza dei videogiochi violenti, non credo si possa applicare il principio del “favor rei” e suggerisco il vecchio adagio che ammonisce: “prevenire è meglio che curare”.

Non me ne vogliano i signori della Sony, della Nintendo o della Microsoft.

Costretto a rimanere seduto per ore
Immobile e muto per ore
Io, che ero argento vivo
Signore
Che ero argento vivo
E qui dentro si muore
 (“Argento vivo” –  Daniele Silvestri)

francesco carbone
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