SCENA – ESTERNO GIORNO

Il parcheggio del supermercato è affollato, è sabato pomeriggio e da diversi minuti state cercando inutilmente un posto libero. Quando finalmente individuate uno stallo disponibile, inserite la freccia e vi preparate a parcheggiare. Proprio in quel momento, però, una signora entra nello spazio e si posiziona al centro, dichiarando di stare riservando il posto al marito che, a suo dire, sta per arrivare.

Di fronte a una situazione del genere è comprensibile provare irritazione. Potreste persino pensare di avanzare lentamente con l’auto per costringerla a spostarsi. Tuttavia, è importante sapere che, sebbene possiate avere ragione sull’utilizzo del parcheggio, il modo in cui decidete di reagire può esporvi a conseguenze ben più serie.

È possibile riservare un parcheggio pubblico occupandolo fisicamente?

In linea generale, no. Nel Codice della strada non esiste una disposizione che attribuisca a un pedone il diritto di riservare uno stallo pubblico semplicemente posizionandosi al suo interno. Il fatto di arrivare prima a piedi non conferisce alcun diritto esclusivo sull’area di sosta a favore proprio o di un familiare.

Naturalmente, occorre distinguere tra parcheggi pubblici, aree private, stalli riservati o soggetti a regolamentazioni particolari. Tuttavia, nel normale parcheggio aperto al pubblico non è previsto un diritto generale di prenotazione ottenuto mediante la semplice occupazione dello spazio.

È possibile costringere la persona a spostarsi con l’automobile?

Assolutamente no.

L’assenza di un diritto a riservare il posto non autorizza chi è alla guida a utilizzare il veicolo come strumento di pressione o intimidazione. Avanzare deliberatamente verso una persona con l’intenzione di costringerla a spostarsi può creare una situazione di pericolo e, a seconda delle circostanze, comportare anche profili di responsabilità penale.

L’articolo 610 del Codice penale disciplina il reato di violenza privata, che si realizza quando una persona, attraverso violenza o minaccia, costringe un’altra a fare, tollerare o omettere una determinata azione. Utilizzare un’automobile per intimorire qualcuno non diventa lecito solo perché si ritiene di essere dalla parte della ragione.

Chi occupa il parcheggio può farlo senza alcuna conseguenza?

Non necessariamente.

È opportuno distinguere tra un comportamento semplicemente scorretto o maleducato e una condotta che assume rilevanza giuridica. Una persona che si colloca in uno stallo sostenendo erroneamente di poterlo riservare al coniuge si comporta certamente in modo discutibile, ma ciò non significa automaticamente che stia commettendo un reato.

Diverso sarebbe il caso in cui tale comportamento fosse accompagnato da minacce, coercizioni o altre azioni idonee a limitare la libertà altrui. La valutazione, pertanto, dipende sempre dalle modalità concrete dei fatti.

Cosa fare se la persona resta davanti all’auto?

La regola fondamentale è una sola: evitare qualsiasi contatto.

Non è mai consentito avanzare confidando che il pedone, prima o poi, si sposti. Anche un urto a velocità molto ridotta potrebbe avere conseguenze giuridiche rilevanti. Il diritto a occupare uno stallo non può mai prevalere sulla tutela dell’incolumità fisica delle persone.

È possibile richiedere l’intervento della Polizia Locale?

Sì, specialmente quando la situazione genera pericoli, minacce o un effettivo intralcio alla circolazione. Tuttavia, questo non significa che gli agenti debbano necessariamente assegnare il parcheggio a uno dei contendenti o sanzionare automaticamente chi occupa lo stallo. Ogni situazione richiede una valutazione concreta dell’eventuale violazione di norme applicabili.

E se l’episodio avviene nel parcheggio del supermercato?

Anche in questo caso è necessario distinguere.

Molti ritengono che il Codice della strada non si applichi nei parcheggi privati. In realtà, quando un’area privata è aperta alla circolazione di una pluralità indeterminata di utenti, numerose norme sulla circolazione possono trovare applicazione. Differente è invece il caso di aree strettamente private e destinate esclusivamente a soggetti determinati.

Quando una discussione può diventare un problema serio

È facile immaginare come una semplice controversia per un posto auto possa degenerare. Se arriva il coniuge della persona che occupa lo stallo e la discussione si accende, si può passare rapidamente dagli insulti alle minacce o persino a comportamenti fisicamente aggressivi.

In tali circostanze potrebbero configurarsi fattispecie penalmente rilevanti, come minacce, percosse, lesioni o violenza privata, qualora ne ricorrano i presupposti previsti dalla legge. E tutto ciò per un parcheggio che nessuna delle parti aveva il diritto di considerare una proprietà personale.

La regola fondamentale da ricordare

Nel normale parcheggio pubblico:

  • non esiste un diritto generale a riservare uno stallo semplicemente occupandolo con una persona;
  • chi arriva con l’automobile non può utilizzare il veicolo per costringere qualcuno a spostarsi;
  • eventuali responsabilità dipendono dalle concrete modalità con cui vengono tenuti i comportamenti;
  • non ogni litigio legato a un parcheggio integra automaticamente un illecito o un reato.

In definitiva, avere ragione non autorizza mai a imporsi con la forza. Il rispetto delle regole e della sicurezza personale deve sempre prevalere sull’esigenza, per quanto comprensibile, di ottenere un posto auto conteso.

E forse l’aspetto più curioso di queste situazioni è che, talvolta, alcuni automobilisti sembrano aver elaborato un sistema alternativo di prenotazione dei parcheggi: niente app, nessun ticket o parchimetro, ma semplicemente un familiare inviato in avanscoperta a presidiare lo stallo. Una soluzione certamente creativa, ma che non trova alcun riconoscimento nelle regole che disciplinano l’utilizzo dei parcheggi pubblici.

In conclusione:  passare dal diritto di parcheggio all’ esercizio  arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone (art. 393 c.p.) è un passo (carrabile)!