Tutti a casa Santanelli
L’appartamento di Manlio Santanelli è ‘incastonato’ con libri di ogni tipo e dimensione, ce ne sono anche sulle porte, e con locandine di spettacoli, tante, redatte in ogni lingua, che riportano cast e teatri prestigiosi non sempre italiani… anzi!
Tra i più singolari del panorama italiano, prolifico artefice di un partenopeo teatro dell’assurdo, che abilmente mescola italiano e lingua napoletana, l’autore narra storie sempre sospese sul filo di equilibrismi tragicomici.
Nel salotto del prestigioso drammaturgo, ci siamo ritrovati in tanti, giornalisti, operatori del teatro e affezionati spettatori per la presentazione dell’ormai nota e apprezzata rassegna Il Teatro cerca Casa che da ben quindici anni porta il teatro nelle case.
Coordinate e introdotte dal giornalista Giuseppe Giorgio, le pièce in cartellone sono state presentate dai protagonisti presenti, che hanno insinuato nel pubblico la giusta curiosità, spingerndolo a seguire la variegata proposta di spettacoli, che spazia dalla musica alla prosa.
Gli spettacoli musicali
Aree Mediterranee con Francesco Scelzo, e Federico Maddaluno, rispettivamente chitarra e mandolino, che, trasformano gli strumenti in autentici cantori senza parole, presentando un repertorio eterogeneo che spazia dalle canzoni popolari alla musica colta di Ravel, a Verdi… senza dimenticare la tradizione napoletana. C’era una volta Hollywood, con Annita Vigilante, voce, Marco Di Palo, violoncello, e Roberto Porzio, piano, ci porta in un vecchio studio hollywoodiano; i tre protagonisti intrecciano un percorso di grande atmosfera che, tra nostalgia ed ironia, fa rivivere l’epoca d’oro del cinematografo attraverso melodie come Over the Rainbow, Singin’ in the Rain o Que Sera Sera. L’istrione et d’autres chansons di e con Alberico Lombardi, al piano e alla chitarra il M° Sergio Mautone, al violino dal M° Giorgio Scognamiglio, èun viaggio attraverso la grande canzone francese e le sue più affascinanti rivisitazioni nel panorama musicale italiano; un percorso raffinato, essenziale e profondamente evocativo. Manera a latin-mediterranean experience, con Francesco Scelzo alla chitarra e la voce di Rubina della Pietra, si ispira alle sonorità del Sud del mondo, all’incontro tra l’anima mediterranea e quella latinoamericana. The secrets of Jobim con Carlo Lomanto,chitarra e voce, Sarah Adamo, voce, e Giulio Martino, sax soprano, celebra il centenario della nascita di Antonio Carlos Jobim, uno dei padri della bossa nova che negli anni ’60 ebbe un successo planetario grazie alle collaborazioni con grandi jazzisti e crooner come Frank Sinatra; un omaggio al talento del grande musicista, che ci farà riscoprire capolavori meno noti di Jobim. Umbra lucens,con Annita Vigilante, voce e colori percussivi, e Marco Di Palo, violoncello e loop station, è un’immersione nel canto europeo, tra ballate irlandesi e scozzesi, villanelle napoletane, musica del Rinascimento e del primo Barocco italiano; un percorso in cui tradizione orale e musica d’arte si incontrano. L’oro nelle crepe, di e con Simona Capozzi, accompagnata al piano dalla Mª Gabriella De Carlo è un viaggio profondo ispirato all’arte giapponese del Kintsugi, che insegna a valorizzare le cicatrici piuttosto che nasconderle; “le crepe”, ferite invisibili che ci portiamo addosso, si trasformano in punto di partenza per una rinascita: riempite dall’oro, diventano simbolo di consapevolezza, resilienza e rinnovamento; i brani presentati sono tappe di questo viaggio emotivo e spirituale.

La prosa
Come una capinera liberamente tratto da Giovanni Verga, con Chiara Vitiello, Roberto Maria Giordano, Francesca Annunziata per laregia di Roberto Maria Giordano; storia della giovane novizia che, entrata in convento per decisione familiare, viene costretta a lasciare il monastero per sfuggire al colera, recandosi nella residenza di campagna della famiglia. Felice, io?, di e con Stefano Sarcinelli, è uno spettacolo surreale dedicato a Felice Andreasi, comico, poeta e soprattutto pittore; insieme al protagonista, “Uomo Spaventoso declinato in tanti modi e in tante sfumature” tra follia e inquietudine, si alternano sul ‘palco’ tanti quadri. L’avaro da Molière con Mario Autore, Chiara Vitiello, Franco Nappi riporta in scena la parabola di Arpagone in una versione a tre attori che fa del celebre classico un congegno teatrale essenziale e feroce. Nato per correre – La vita veloce di Steve Prefontaine, di e con Felice Panico, celebra il celebre mezzofondista, che ritroviamo sospeso in una sorta di limbo; aggressivo e combattivo, l’atleta dei record che ha rivoluzionato il mondo dello sport lottando per migliorare le condizioni dei ginnasti e tenace attivista contro la guerra nel Vietnam, è morto nel 1975 a soli 24 anni in un incidente automobilistico… ma è convinto di essere ancora vivo: non ha sentito schianti, né urla, né dolore, e comincia a parlare con il suo io e col suo Dio, cercando di convincerlo a riportarlo sulla Terra. No, non sono io, sono Milly,di e con Daniela Cenciotti, è un monologo trionfante e gioioso in cui un mito della nostra canzone, ancora carica di contagiosa energia, riporta in vita i suoi successi, li rivive; così una donna anziana, nel ripercorrere la sua vita straordinaria, torna ad essere la star assoluta, la grande cantante e attrice che ha fatto sognare l’Italia. Regine sorelle con Titti Nuzzolese, scritto e diretto daMirko Di Martino, racconta le vite parallele delle figlie di Maria Teresa d’Austria, Maria Antonietta e Maria Carolina, mogli rispettivamente di Luigi XVI e di Ferdinando di Borbone; un monologo in chiave pop che fa rivivere due figure di donne eccezionali che scoprirono troppo tardi il reale significato del proprio ruolo… intorno alle due, una folla di personaggi difformi, tutti impersonati dalla stessa attrice. Scende giù per Toledo, con Roberto Maria Azzurro, che ha dichiarato con orgoglio di vantare “(…) il privilegio di essere presente fin dalla nascita della rassegna”, porta in scena, tra racconto e interpretazione, il romanzo di Giuseppe Patroni Griffi e la sua protagonista, Rosalinda Sprint, antesignana di tutti i travestiti del teatro che verrà, da Moscato a Ruccello. Stranezze – Percorso scenico nell’emisfero pirandelliano, di e con Rossella Di Lucca e Gianluca Masone, è un “viaggio visionario nell’universo di Luigi Pirandello, dove maschere e volti si confondono, la verità si sgretola sotto il peso delle apparenze, e l’identità si fa gioco fragile e mutevole”; un percorso che mescola leggerezza del paradosso e vertigine del pensiero pirandelliano.

E non possono mancare gli spettacoli di Santanelli
In collaborazione con il Nuovo teatro Sanità, la rassegna propone Il chiodo fisso con Federica Aiello per laregia di Mario Gelardi. Cosa ci può essere di più rassicurante dell’immagine di una giovane madre che culla il proprio pargolo? Tuttavia nel testo di Manlio Santanelli la sola a non essere rassicurata è proprio la madre. Scritto in uno stile piano, ma che non disdegna, laddove occorrono, impennate di ritmo, il monologo procede sul filo di un delirio via via sempre più frenetico, che utilizza la chiave del grottesco e dell’umorismo nero per sottolineare più sensibilmente la distanza tra il reale e il paradossale. Dopo i primi momenti di ineffabile piacere, durante i quali la donna antepone ai “più raffinati gusti del palato” l’incommensurabile gioia di stringere fra le braccia il frutto del proprio ventre, il suo pensiero entra in un gorgo di ipotesi sempre più angosciose che potranno frapporsi tra lei e “quello da lei inteso come il godimento di una sua proprietà”. La scuola, il nuoto, il tennis, la discoteca… Ma la nostra mamma a tutto riesce a trovare un rimedio, finché non si imbatte nell’amore, in “quell’amor che è palpito dell’universo” contro il quale non c’è arma, sia pur materna. A questo punto la tenace genitrice ricorre ad un gesto inconsulto!
Antonella Prisco e Peppe Romano sono interpreti e registi di un testo inedito di Santanelli, una responsabilità ma anche un grande privilegio, La tisana della buonanotte. Emilio ed Emilia, attraverso la “cerimonia” ripetuta sempre uguale a se stessa, cercano di sopravvivere, di riparare ciò che la vita ha rotto… di rimettersi in gioco. La messinscena propone agli spettatori la visione della trappola dei conflitti e delle dinamiche delle relazioni sociali, attraverso il gioco della ritualità, che per i protagonisti può rappresentare salvezza o ridondanza. Santanelli dà risposte semplici, non giudica i personaggi, li osserva, li mette davanti alle loro contraddizioni e lascia che sia il pubblico a interrogarsi, a riconoscersi, magari anche a mettersi in discussione.

Una chicca: Antonella Morea e Fausta Vetere raccontano La gatta Cenerentola.

coro delle lavandaie
foto Mimmo Jodice
“Sono entrata da subito nella famiglia de Il Teatro cerca Casa – ci racconta Antonella Morea – ho cominciato con Anna Cappelli, ero molto giovane. Ho continuato proponendo tantissimi spettacoli che sono sempre piaciuti. Questa volta, oltre al mio repertorio, torno con una novità, che presenterò a dicembre insieme a Fausta Vetere. Siamo in un momento in cui tutti parlano, rilasciano interviste e testimonianze su La gatta Cenerentola, Fausta ed io la riproporremo, in dialogo con il pubblico come in una sorta di talk show, ricordandola a nostro modo, rivivendo il dietro le quinte di uno degli spettacoli più belli della storia del teatro, che è anche tra le più celebri e celebrate opere del Maestro De Simone… Noi che c’eravamo!”
Il Teatro cerca Casa, le origini
Livia Coletta, organizzatrice insieme a Roberta Aiello de Il Teatro cerca Casa, ci ha raccontato la nascita, 15 anni fa, di un esperimento, di un insolito progetto di teatro nelle case private, divenuto poi formula vincente. Una sera di 15 anni orsono, durante un incontro a casa Santanelli, Isa Danieli, nonostante fosse scritturata per più allestimenti, manifestò il desiderio di poter fare uno spettacolo che le desse la possibilità e lo spazio per esprimersi a pieno, esigenza naturale per un attore della quale spesso le grandi produzioni non tengono conto! Con lei, con Roberto Azzurro e soprattutto con la spinta e l’arguzia di Manlio Santanelli, col quale già ci si riuniva mensilmente per fare delle letture, nacque l’idea di fare un incontro a cadenza mensile con una sorta di teatro ‘a domicilio’… “Vediamo se qualcuno ci segue!”, si dissero gli arditi paladini del teatro.
Santanelli aveva, dal canto suo, già avuto un’esperienza simile, portando in giro per tutta l’Italia uno spettacolo che si avvaleva dell’elegante maestria di Gennaro Cannavacciuolo, compianto attore-cantante. Possiamo solo immaginare quale sia stato l’esito di un progetto che viveva del connubio prezioso e raffinato dei due artisti. Su quella scia, e grazie all’impulso dato dal consesso di artisti, si partì con il primo spettacolo, che era piaciuto tantissimo a Santanelli: “Animali come noi”, interpretato dall’attore Paolo Cresta e da Carlo Lomanto, voce e percussioni… Fu un successo! Così quest’anno, per spegnere le sue 15 candeline, l’organizzazione ha ben pensato di dare inizio alla nuova stagione riproponendo quella straordinaria prima rappresentazione.

Animali come noi
Lo spettacolo è tratto dal libro Sei una bestia, Viskovitz di Alessandro Boffa, arguto e geniale biologo, che riscrive comicamente l’accoppiamento delle più disparate e insolite specie animali.
La versione teatrale presentata da Paolo Cresta, vero e proprio giocoliere delle parole, e Carlo Lomanto, genio della musica, degli strumenti musicali e del loro utilizzo a tutto tondo, anche attraverso una sorta di loop stationt, fa rivivere gli inconsueti personaggi utilizzando ‘semplicemente’ l’Arte di far Teatro. E questa formula essenziale e assoluta, quanto geniale e meditata, in cui anche incomprensibili termini scientifici si fanno comici, rende ancor più efficace e coinvolgente la messinscena.
Il pubblico, avviluppato dalla narrazione, segue i due artisti come i topini il pifferaio magico, attraversando insieme a loro mondi lontani e vivendo di riflesso le avventurose disavventure di esseri viventi che si fanno personaggi surreali: il serrato corteggiamento di una lumaca; l’amore maritocida di una mantide religiosa; un defraudato re leone, divenuto vuota star hollywoodiana, impegnato nel corteggiamento di una ruminante creatura per la quale ha perso la testa, che per giunta lo snobba!
Insomma un inizio scoppiettante per la kermesse, che festeggia i suoi 15 anni di attività promettendo nuovi, invitanti spettacoli e dandoci appuntamento… nelle nostre case.

