Passato questo 25 novembre, si prova a fare i conti per capire cosa si è portato a casa o dove e quanto la linea di tutela è arretrata, in un anno segnato da una serie di interventi e dichiarazioni destinate a lasciare il segno.
85, dato Istat. Questo è il numero delle donne morte per femminicidio da gennaio a ottobre 2025. C’è un aspetto che differenzia i femminicidi nell’ambito degli omicidi di genere: rispetto al dato totale, le donne uccise dal partner o dall’ex partner, prevalentemente in ambito familiare ristretto o allargato, ne rappresentano la quasi totalità. Solo negli ultimissimi anni: nel 2022, su 126 omicidi 105 sono stati i femminicidi; nel 2023, 96 su 117, nel 2024, 106 su 116, con un’incidenza che oscilla dall’ 82,1%, al 91,4%. Sono dati che non necessitano di ulteriore analisi.
Il 25 novembre, dopo l’ok del Senato, la Camera finalmente approva l’introduzione del reato di femminicidio all’art. 577-bis c.p., con buona pace di chi puntualmente prova ancora a negare il fondamento ideologico della questione di genere.
Di contro, lo stesso 25 novembre, la medesima Camera rinvia l’approvazione delle modifiche al reato di violenza sessuale che avrebbe dovuto introdurre il concetto della centralità del consenso libero e attuale.
Che la previsione del reato di femminicidio così come d’altronde la stessa modifica del reato di violenza sessuale se approvata, non risolvano la questione è evidente.
La violenza sulle donne resta espressione di una condizione culturale della società, ben rappresentata nelle parole dei suoi stessi esponenti governativi come il Guardasigilli, Carlo Nordio, che sempre in occasione di questo 25 novembre ha così giustificato l’istinto predatorio dell’uomo riconducendolo ad una caratteristica genetica costituitasi in millenni di superiorità fisica rispetto alle donne; o come la Ministra per la Famiglia, Eugenia Maria Roccella, per la quale se “ogni donna che viene uccisa è troppo, ogni donna che non viene uccisa è un fatto positivo”. Massimo Catalano non avrebbe saputo far di meglio!
La stessa Ministra ha anche serenamente negato alcuna utilità ai programmi di educazione sesso-affettiva destinati alla platea scolastica. Oggi una lista degli stupri, nove nomi e cognomi scritti in rosso, è apparsa sui muri dei bagni del Liceo classico romano Giulio Cesare. Il Ministro dell’istruzione e del merito, Valditara: “Indagheremo e sanzioneremo“.
Probabilmente mai il 25 novembre è stato più controverso di così.
