lunedì 10 dicembre 2018
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Da Vinci – Nomen Omen: lo spettacolo del corpo umano

Per creare uno spettacolo d’impatto bastano quarantacinque minuti e pochi ma validi artisti. Ed è esattamente il giusto mix che si ritrova nella rappresentazione Da Vinci – Nomen Omen allo ZTN – zona teatro naviganti, in vico Bagnara, adiacente a piazza Dante. Lo spettacolo di danza contemporanea, ideato e diretto da Andrea Arionte, con le sue stesse coreografie insieme a Simona Perrella, in scena dal 5 al 7 dicembre, offre all’uomo l’occasione per ripensare ai suoi limiti.   In un’atmosfera cupa, con luci rosse di tanto in tanto, accompagnato da un sottofondo musicale spezzato, a volte assente, lo spettatore può calarsi in un’esperienza che lo porta a rivedere il proprio rapporto con la conoscenza e col corpo. Un corpo che a tratti diviene anch’esso meccanico allo stesso ritmo della musica, che mostra tutti i limiti della specie umana, per cui l’arte e il movimento possono rivelarsi validi atti creativi e una spinta all’elevazione. E’ solo all’uomo- artista, infatti, che si apre una via di salvezza che consiste nella dimensione celeste e mistica, da poter raggiungere anche attraverso il volo. E in alcuni momenti, i corpi che si muovono sul palcoscenico ideale del teatro sembrano proprio fluttuare nell’aria, così come mentre in altri il loro pesante stare a terra li condanna alla dimensione umana. Solo accostandosi agli uccelli, infatti, usando gli arti come fossero delle ali danzanti leggere, i corpi possono sperare di raggiungere l’oltre.

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Quell’oltre che è una dimensione di sospensione, che in parte può essere toccata dall’uomo vitruviano così come rappresentato alla fine dello spettacolo. Un uomo, questo, che solo in parte è riuscito a liberarsi del peso corporeo. Ma lo spettatore, a questo punto finale, ha già raggiunto la sua possibilità di astrazione, rapito dalla visione dell’invisibile che si cela dietro l’umano.

Flavia Bizzarro

Studentessa di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, mi definisco due mani, due piedi e una mente in moto perpetuo. Per chi si chiedesse cosa sarà del mio domani, citando Séguéla rispondo: "Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario.."