In un Paese diviso in due, il voto per il referendum sulla giustizia arriva dopo settimane di
polarizzazione politica.
Gli elettori dell’area di centrodestra risultano in larga parte orientati verso il Sì. Sul fronte
opposto, riconducibile al centrosinistra, la corrente riconducibile al No. In mezzo, una
fascia decisiva di elettori incerti o politicamente meno fidelizzati: il vero “campo di
battaglia” di questa consultazione.
A differenza dei referendum abrogativi, quello sulla giustizia è confermativo: non è previsto
quorum, conta solo chi vota.
Tradotto in termini semplici: non importa quanti votano, ma come votano. La maggioranza
dei voti validi deciderà l’esito finale.
Questo rende ogni singola scheda ancora più rilevante e spiega il crescendo della
mobilitazione registrata nelle ultime settimane.
Da stamane alle 7, a seggi finalmente aperti, l’attenzione sul referendum si è concentrata
su due variabili chiave: l’affluenza e le prime proiezioni di voto.
Ma in assenza di exit poll, il quadro resta in continua evoluzione, ricostruito attraverso i
dati parziali provenienti dalle sezioni campione e dalle rilevazioni progressive del Ministero
dell’Interno.
Secondo i dati raccolti nel corso della giornata, l’affluenza alle ore 12 si è attestata intorno
al 14,7%, un dato significativo e superiore ad alcune aspettative della vigilia. Nel
pomeriggio la partecipazione è cresciuta ancora, segnalando un coinvolgimento
dell’elettorato tutt’altro che marginale.
Alle 19 sulla piattaforma Eligendo, il portale del Ministero dell’Interno, la media nazionale
dei votanti si è attestata sul 38,90%.
In una forbice ampia, dal 46,29% dell’Emilia-
Romagna al 28,77% della Sicilia, che riflette la disomogeneità territoriale, sono registrate
tutte le percentuali regionali.
In Campania, alle 19 hanno votato il 29,52% degli aventi diritto. Il 29,50% a Napoli; il
30,84% a Salerno; il 28,67% a Caserta; il 31,77% ad Avellino; il 32,08% a Benevento.
Ma al di là delle differenze regionali quest’andamento, letto in controluce, racconta già una
prima verità politica: gli italiani stanno andando a votare più di quanto molti analisti
avessero previsto nelle settimane precedenti.
Tutti i principali sondaggi delle scorse settimane convergevano su un punto. Con alta
partecipazione, il “Sì” sembrerebbe leggermente favorito, mentre con affluenza bassa, il
“No” potrebbe prevalere anche se di misura.
Ed è per questo che il dato sull’affluenza il sorvegliato speciale minuto dopo minuto.
I seggi resteranno aperti fino a domani alle 15, quando inizierà lo scrutinio. Solo allora il
quadro potrà essere più chiaro.
Per ora, la fotografia è questa: un’Italia mobilitata più del previsto, divisa quasi a metà e un
risultato che per ora resta sospeso.

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