venerdì 16 novembre 2018
Ultime notizie

Quel cavalluccio rosso che non fa più notizia

Napoli, Via Toledo in adiacenza di Piazza 7 Settembre.
Ore 10:40, un uomo viene fermato, derubato e colpito al volto con il calcio di una pistola.
Solita scena, solito copione, interpreti diversi.
Un film già visto, al punto che nei momenti successivi all’accaduto la solita folla formatasi intorno al malcapitato di turno, dopo essersi informata sul perché di quell’agglomerato umano, ha liquidato il fatto con : “Ah era solamenta na rapina?! E io me pensavo chissa’ ch’era succies…”
Episodi del genere sono ormai all’ordine del giorno, ed il cavalluccio rosso raccontato da Riccardo Pazzaglia in “Cosi parlò Bellavista” nel 1985, non fa più notizia.
Rapina, aggressione con arma da fuoco e percosse in pieno centro storico, in pieno giorno a pochi metri dai militari e dalle loro camionette messe in umido a Piazza Dante, volanti della Polizia e dei Carabinieri che circolano con assidua frequenza sull’asse di Via Toledo, telecamere di  sorveglianza posizionate in più punti della città e niente di quanto elencato a rappresentare un reale deterrente per quella microcriminalità che lentamente sta divorando come un cancro all’ultimo stadio il corpo moribondo della nostra città.
La notizia che non fa più notizia,
“ è una semplice rapina, signò ma c’alluccate a fa?!”
dicevano i passanti ad un’anziana signora impaurita,testimone dell’accaduto.
Questa serie di sistematici eventi  dovrebbe farci riflettere sulla reale condizione in cui sono, siamo costretti a vivere noi napoletani ogni giorno. Una condizione di totale disagio ed insofferenza verso la quale lo stato e le istituzioni in maniera coerente e metodica, latitano e speculano dall’alba dei tempi.
Il cavalluccio rosso oggi è una rapina, domani l’ennesimo morto ammazzato, ed il giorno dopo ancora un’altra serie di abusi, soprusi e reati commessi dalla giovane manovalanza camorristica e dall’inefficienza delle forze dell’ordine ormai in balia di se stesse. Ed allora come nel capolavoro di De Crescenzo assisteremo ad altre centinaia di scene come quella interpretata da Pazzaglia, senza più meravigliarci di nulla:
“Scusate ma ch’è succies ?!
No niente signo’, solamente na rapina…”

Foto servizio | Claudio Menna

IMG_20160301_104129 IMG_20160301_104350 IMG_20160301_104427

Claudio Menna

Claudio Menna(Italy, 1985) is a documentary photographer based in Naples.
Architect , after a graduation at the Federico II University .

In the 2012 he starts the project called “ La Ciudad de D10S “ , a journey through his city , a photographic narration who acts the reality, the miseryandthe beauty of the most popular district in Naples.
Through movements, devotdness symbols and unmistakable signs of tradition, he find life and beauty in the contradictory reality of his city, intercepting those slow times exemplary in that areas.

In January 2015 he founds with his friend Gaetano Fisicaro , Magma Photo CollectiveandMAG'zine , a magazine of documentary photography.

Actually he’s working on maintheme of blindness, inside an institute who accommodates children with visual and psycho-physical pathologies, and his writing a book with the participation of female prisonersof the Pozzuoli Penitentiary with photos , storytales and poems.

His works are published on several nazional and international magazines.

Claudio Menna (1985)
è un fotografo documentarista con sede a Napoli.
Architetto, dopo una laurea presso l'Università Federico II.

Nel 2012 inizia il progetto "La Ciudad de D10S", un viaggio attraverso la sua città; un racconto fotografico che narra la realtà, la miseria e la bellezza dei quartieri più popolari di Napoli.
Attraverso movimenti, simboli di devozione e segni inequivocabili di tradizione, scopre la vita e la bellezza nella realtà contraddittoria della sua città, intercettando quei tempi lenti tipici nelle sue aree di studio.

Nel gennaio 2015 fonda con l'amico Gaetano Fisicaro, Magma Foto collettiva e MAG'zine, una rivista di fotografia documentaristica.Attualmente il suo impegno è rivolto a problematiche sociali quali le disabilità visive, collaborando all’interno di un istituto. I suoi progetti sono pubblicate su numerose testate e magazine nazionali ed internazionali.