giovedì 15 novembre 2018
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I presepi Pasquali alla Fiera di San Gregorio Armeno

1316-te-piace-o-presepeA Napoli il presepe non può proprio mancare, neanche a Pasqua. Torna per il quarto anno consecutivo La Fiera di San Gregorio Armeno dal 7 marzo al 12 aprile 2015, durante la quale sarà possibile ammirare i Presepi Pasquali, bellissime rappresentazioni degli eventi legati a questo momento religioso.
Quella dei Presepi Pasquali è una tradizione antica che prende vita nel XV secolo e che per ragioni del tutto ignote cade in disuso in favore delle più note raffigurazioni della natività. Solo di recente l’ultima parte della sua vita terrena di Gesù è tornata ad essere oggetto di rappresentazione da parte dei figurinari, ovvero gli artigiani del presepe. La struttura è la stessa del presepe natalizio come pure le regole compositive, unica variazione è il tema: si va dall’Ultima cena a Gesù nell’orto del Gatsemani, da Cristo giudicato da Pilato a Gesù che cade, per finire con la Crocifissione e la Resurrezione.

L’evento è organizzato dall’Associazione Onlus Corpo di Napoli alla quale hanno aderito quest’anno non solo gli artigiani ma anche ristoranti e pasticcerie, avrà come partner il comune e si svolgerà lungo via San Gregorio Armeno, per il Decumano inferiore e maggiore, in Piazza San Domenico Maggiore, in Piazza San Gaetano e in Largo Corpo di Napoli.
Oltre alle magnifiche rappresentazioni artigianali, per le strade del centro sarà possibile degustare prodotti tipici, come la pastiera o i casatelli, ed ascoltare il suono delle tamorre, strumenti della tradizione musicale napoletana. La Fiera di San Gregorio Armeno è una vera e propria festa, un trionfo dei sensi ma anche un’occasione perfetta per conoscere Napoli e le sue immense ricchezze.

silvia d'egidio

Silvia nasce in quello che considera il suo posto delle fragole: l’Abruzzo.
Sceglie liceo classico per amore della Parola e la facoltà di lettere perché quell’amore alla fine diventa un’incontenibile passione. E poi l’incontro che le cambia la vita: scopre e s’innamora di un anarchico arrabbiatissimo, Luciano Bianciardi, a cui dedica le più belle parole che abbia mai scritto.
Legge con gusto e mangia con passione, ama la comicità irriverente di Sidney Pollack, l’integrità di Tarkovskij, la straordinaria meravigliosa complessità di Gian Maria Volontè, il Montepulciano forte e sublime, il profumo della massa fatta in casa, le parole lievi di Paolo Rumiz, quelle audaci di Philip Roth, i versi senza tempo di Vinicius De Moraes, il mare in burrasca d’inverno e poi “Le suite inglesi” di Bach, la tromba di Chet Baker, l’armonia di Yann Tiersen, i mondi poetici e bellissimi di Capossela, l’acqua salata del mare e la neve la mattina appena sveglia. Ama tutto quello che la tenta ma non la corrompe.