martedì 11 dicembre 2018
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Premio Megaris, spazio all’arte e alla cultura a Napoli

Senza titolo-2Napoli capitale delle arti e della cultura, in questa direzione va il premio Megaris, indetto da Carlo Postiglione, ideatore e promotore della rassegna.
Si tratta del più longevo riconoscimento culturale della Campania, che con il patrocinio di Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Napoli, Comune di Monte di Procida e ACI Napoli, è giunto quest’anno alla sua 23° edizione.
Ricordiamo che il concorso si rivolge a tutti gli operatori culturali della città e in particolare si articola nelle sezioni di “Poesia inedita in lingua italiana o napoletana”, “Poesia inedita in lingua italiana e napoletana”, “Narrativa inedita” (per un massimo di 4 cartelle); “Narrativa edita nell’ultimo biennio dal gennaio 2012”.
Al comparto letterario, si affianca anche quello figurativo con i contest fotografici e pittorici, in particolare relativamente a quest’ultima sezione, si esploreranno i nuovi confini della pittura estemporanea, come ricorda il Maestro Antonio Isabettini.
La rassegna attualmente in corso, si concluderà nel mese di novembre quando verranno proclamati i vincitori e  a giudicare il lavoro svolto da artisti, poeti e pittori sarà la  la giuria composta da Maurizio De Giovanni, Carlo Postiglione, Anna Aita e Raffaele Messina.
Al Primo Classificato di ciascuna sezione sarà assegnato un trofeo ed il diritto a fruire di una serata speciale, a lui dedicata, presso la Sede dell’Associazione.
L’augurio è che quest’iniziativa possa fare da volano a ante altre manifestazioni di questo genere che attingono al vasto e prezioso talento artistico che ritroviamo nei cittadini di Napoli, le cui capacità sono apprezzate in tutto il mondo, come ribadisce anche il giornalista Giuseppe Giorgio, membro del comitato artistico del premio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arianna Esposito

Direttore responsabile Linkazzato at Linkazzato
Giornalista pubblicista dal 2012, una laurea in sociologia e una sconfinata passione per l’universo delle parole, bilanciata da una certa avversità per quello dei numeri. A chi mi chiede dove ho lasciato il filo, rispondo che il filo, quello del discorso, raramente lo perdo.