venerdì 16 novembre 2018
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London Underline: se la metropolitana diventa… a pedali

safe_imageVita non semplice, quella del ciclista londinese: tra alti livelli di smog e le continue “showers” marchio di fabbrica del clima britannico, su strade dove i bus hanno due piani e i vigili urbani… sei zampe, i riders hanno dovuto fronteggiare anche una recrudescenza della lotta contro il tradizionale arci-nemico: i tassisti, il cui leader li ha di recente paragonati all’Isis!

In soccorso dei pedalatori della capitale, ecco la proposta di riconvertire (anche) a pista ciclabile tre segmenti in disuso della metropolitana. Un piano già insignito del ambito Best Conceptual Project, e sviluppato da un gruppo di architetti (quelli dello studio Gensler) che negli ultimi anni ha firmato l’aeroporto di Denver e il quartier generale di Facebook, il restyling del Roland Garros parigino e degli store Ferrari e Burberry, le Shangai Towers e mezza Dubai.

Nel concreto, il progetto London Underline prevede la trasformazione di tunnel ferroviari dismessi in percorsi ciclabili integrati con corsie pedonali dedicate a relax, shopping, happy hour. Nella ex tube non circolerebbero mezzi di trasporto se non appunto le biciclette e sarebbero proprio queste (grazie alla stessa pavimentazione dinamica delle ciclabili olandesi di ultima generazione) a rendere autosufficiente l’intero complesso, permettendo addirittura l’accumulo dell’energia in eccesso.

Rispetto a un analogo progetto di qualche tempo fa (lo SkyCycle, che prevedeva la creazione di piste ciclabili sopraelevate) Underline ha il vantaggio di utilizzare infrastrutture già esistenti e al momento in disuso; vision che pare perfettamente in linea con quella del sindaco Boris “il rosso” Johnson, notoriamente un sostenitore di tutto quanto sia ecologico e sostenibile, e di recente firmatario di un piano da 160 mln di sterline per la costruzione di due “superstrade” ciclabili nella City.

I primi tratti riconvertiti, se Underline effettivamente si farà, dovrebbero essere lungo la ex Picadilly Line – da Holborn a Aldwych – e sulla Jubilee, da Green Park a quella Charing Cross Road immortalata dal bel film quasi omonimo con sir Anthony Hopkins e Anne Bancroft. Che non andavano in bici, ma avrebbero certo apprezzato un’oasi in piena Londra senza smog né traffico.

alberto isola

Forma di vita basata sull’inchiostro, scrive da prima di sapersi leggere. Nato a Genova quattro secoli troppo tardi per unirsi alla filibusta, poi domiciliato a Dublino, Lampedusa e sull’Arcadia, ama Napoli quanto un gatto il sole. Dopo aver fatto più mestieri di Marlon Brando e più traslochi di Ulisse, oggi è (anche) copy e ghostwriter, editore della guida Capperi!, compilatore del Dizionario Furioso e Amoroso, membro fondatore del collettivo AB Nordahl..

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