mercoledì 14 novembre 2018
Ultime notizie

Le Interviste di Nick – Cherry in the Mud

Le Interviste di Nick - Logo

Riprendono le “Interviste di Nick“, rubrica nata allo scopo di dar spazio ai giovani artisti emergenti. In questo nuovo appuntamento, abbiamo una formazione tutta al femminile: le “Cherry in the Mud“, duo composto dalle bravissime Chiara Choppy Sale e Valeria Tozzi.

Gruppo toscano di grande talento, si distinguono dalla maggior parte dei musicisti nostrani, anche tra gli indipendenti, per il loro stile. Le Cherry sono la perfetta dimostrazione che non serve un grande complesso per fare della ottima musica. A loro bastano un paio di chitarre, qualche percussione e tanta tanta passione per creare vera arte.

Il loro genere è principalmente un buon folk rock, ma che spazia per contaminazioni di country, pop e altri affini. L’originalità sta inoltre nell’optare per dei testi totalmente in lingua inglese, segno della loro competenza e amore per la musica straniera. Tale decisione, che può rappresentare come un grosso gradino in più sulla strada del successo in ambito italiano, apre tuttavia loro le porte per i palcoscenici mondiali.

Dieci domande sono state davvero strette per sapere qualcosa di più di loro, ma cerchiamo di scoprire più nel dettaglio cosa c’è dietro le Cherry in the Mud.

Scopri link e contatti utili alla fine dell’intervista


Prima Parte: Gli inizi e la musica attuale

Nick: Per prima cosa, sarei curioso di sapere qualcosa in più sulla nascita della vostra passione per la musica e sul vostro incontro e dal quale è nata poi la vostra formazione.

Cherry in the Mud: La nostra passione per la musica è nata per entrambe come un bisogno, come l’urgenza di abitare un posto dove sentirsi bene, questa necessità accomuna tutte e due e ci fa sentire simili. Ci siamo approcciate alla musica molto giovani, i percorsi sono stati diversi, su strumenti diversi, con colonne sonore diverse ma poi ad un certo punto i cammini si sono incrociati. Nella maniera più semplice, in una scuola di musica dove è nato il progetto partito inizialmente come un trio e senza forse aspettative così grandi.

Nick: Come mai avete scelto proprio “Cherry in the Mud” come nome per il vostro duo?

Cherry in the Mud: Questa risposta si collega direttamente alla prima dove ti dicevamo che il tutto era nato come un trio, dall’impronta fortemente country , il nome era inizialmente “Cherry Pie”. Dopo svariati cambi di formazione abbiamo deciso di rimanere in due e di “sporcare” il sound allontanandoci un po’ dal country e spostandoci su sonorità più folk rock. Da un’idea visiva di accostare un suono più sporco è venuta fuori l’immagine del fango, di qui Cherry in the Mud per avvicinare il vecchio al nuovo.

 

Cherry in the Mud - Logo

 

Nick: Come descrivereste il vostro gruppo in poche parole?

Cherry in the Mud: Il nostro gruppo è assolutamente un incontro su vari livelli: un incastro di influenze e stili molto variegati come si sente scorrendo le tracce. Ed è, secondo noi, la dimostrazione che, tornando ad un sound semplice, si può essere altrettanto incisivi nei contenuti.

Nick: Vorrei iniziare a parlare più nel dettaglio della vostra attività compositiva. Partiamo dal principio: quando avete iniziato a fare delle composizioni vostre? E soprattutto, come mai la scelta del realizzarle in lingua inglese? Sono molte le band che praticano rock in stile straniero, ma mantengono l’attaccamento alle loro origini italiani creando testi nella nostra lingua. La vostra pronuncia poi è davvero ottimale. Cosa potete dirci di più?

Cherry in the Mud: L’attività compositiva è iniziata immediatamente, senza quasi accorgersene, come parte di quell’urgenza di comunicare di cui ti parlavamo prima. Il primogenito è stato “Green grass field”, quarta traccia dell’album, un pezzo che incarna tutta la semplicità nell’armonia e nella melodia. E abbiamo cercato di riportare nel lavoro in studio quella semplicità con cui il pezzo era nato. La comunicazione in lingua inglese nasce principalmente da Valeria, quindi come Valeria ti rispondo in prima persona: “Mi viene più spontaneo pensare un concetto in una lingua che trovo molto musicale, che ho sempre ascoltato tanto e con cui riesco ad esprimermi bene e con una buona pronuncia”. Ti preannunciamo però che abbiamo intenzione e voglia e già stiamo componendo qualcosa in lingua italiana, ma non spoileriamo troppo!

Nick: Parliamo poi di “Fallin’”, il vostro ultimo singolo se non sbaglio, estratto “Through Dirty Vibes”. Una canzone malinconica, ma estremamente carica, che parla di dolore, attese, delusioni. Cosa c’è dietro questo pezzo? Potete dirci di più sulla sua storia e realizzazione?

Cherry in the Mud: “Fallin” nasce in treno, in un viaggio di Valeria verso casa. Parla della necessità di allontanarsi dal dolore ma allo stesso tempo di guardarlo molto da vicino. Cadere in un buco dentro se stessi (i’m fallin in a hole inside of me) significa questo. Un po’ come “Tell me”, prima traccia dell’album, il pezzo è un grande punto di domanda, l’attesa di cui parli sta proprio nella ricerca di una risposta.

Nick: Parliamo ora proprio di “Through Dirty Vibes”. Senza dubbio si tratta di un disco molto variegato, formato da brani che possono andare incontro ai gusti di tutti e non capita certo di sentire un pezzo che possa annoiare o che somigli ad un altro già sentito. Differenze di melodie, ritmo, si, ma qual è il filo conduttore? Potete parlarcene un po’?

Cherry in the Mud: Con le 10 tracce ,attraverso vibrazioni impure, vi portiamo nel nostro viaggio che parte dalla grossa domanda su quale sia il confine tra amore e compromesso; poi ci sono lacrime come pioggia e maschere, ricordi, promesse da mantenere e l’introspezione profonda di “Fallin'”. Il viaggio prosegue con “Heroin” nella nostra visione delle dipendenze affettive; ci siamo poi immaginate un amore romantico attraverso due finestre con un lieto fine, “finalmente!” aggiungiamo. La gabbia d’oro è un grido di aiuto, per un amore che soffoca e costringe all’immobilità; con la nostra “Jenny” invitiamo a sganciarsi dai pensieri ossessivi per poi arrivare al punto in cui l’incomprensione può anche uccidere. Con “Rose in the desert” chiudiamo l’album (virtualmente perché in realtà troverete anche la versione acustica di “Rain”). Ci paragoniamo ad una rosa solitaria, in un mondo fatto solo di sabbia, che in quel nulla non conosce amore ma nemmeno dolore e tradimento. La necessità di essere visti realmente per quello che si è porta alla rinascita dell’anima.

 

Through Dirty Vibes

 

Seconda Parte: Introspezione e progetti futuri

Nick: Siete una formazione sui generis, che senza dubbio sa ben distinguersi dal classico panorama della musica Indie nostrana. Voi come commentereste la vostra identità musicale e quanto pensate che sia importante averne una forte e caratteristica?

Cherry in the Mud: Ti ringraziamo, ci piace essere sui generis anche nella nostra vita. Avere un messaggio chiaro da voler comunicare sotto forma di emozione è per noi una cosa NECESSARIA, non faremmo musica altrimenti. Il nostro set è sui generis anch’esso, composto volutamente e con una grossa ricerca dietro, da strumenti in legno dal suono caldo ma soprattutto sincero, qualcosa di un po’ primitivo in fondo. Portiamo la nostra musica live con una chitarra, due cajon e le nostre voci.

Nick: Cosa provate quando fate musica? Cosa vi spinge a dare tutte voi stesse per la musica?

Cherry in the Mud: Proviamo entrambe benessere, la sensazione di essere nel posto giusto. La ricerca di questo benessere e la risposta che riceviamo da chi ci ascolta ci spinge a darci completamente quando facciamo musica.

Nick: C’è qualche artista con cui vi piacerebbe o vorreste avere il piacere di collaborare?

Cherry in the Mud: Ce ne sarebbero moltissimi! Nei nostri sogni abbiamo già aperto concerti in giro per il mondo. Pensando però ad un’artista che sentiamo vicina nella sensibilità ti diciamo, con un enorme sospiro di quelli che si fanno quando si sognano cose grandi, che vorremo poter incontrare e lavorare con Elisa.

Nick: Cosa potete dirmi sui vostri progetti futuri? E che vette vorreste raggiungere?

Cherry in the Mud: Chiara è una grande amante delle montagne per cui è molto spesso con il naso all’insù a cercare la vetta. Per noi ora quel traguardo potrebbe essere uscire dalla Toscana come già da un po’ stiamo facendo e perché no anche dall’ Italia; l’obbiettivo principale è quello di far ascoltare a più persone possibili quello che abbiamo da dire. Il progetto più vicino è quello di terminare il secondo album e possiamo dirti che quattro pezzi sono già nati.


Contatti e Link utili

 

Per concludere, ecco il video del loro ultimo singolo del quale abbiamo parlato: Fallin