lunedì 19 novembre 2018
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La Reggia di Caserta il giardino Reale

 

 

 

Carlo  III di Borbone ebbe anche il gusto e l’ orgoglio del grande monarca che vuole lasciare il segno tangibile della sua regia maestà e del suo illuminato governo ai posteri. Difatti fu intorno al 1751 che il già famoso architetto Luigi Vanvitelli, per volere regio, diede inizio al progetto del Palazzo Reale di Caserta.

Un’ opera straordinaria in cui si combinano con grande intelligenza il classicismo, il barocco e il neoclassicismo.

I dati della costruzione sono eloquenti: 41 metri di altezza, 253 metri di lunghezza per la facciata principale e 202 metri per quella laterale, 1200 stanze e 1790 finestre.

Per la costruzione furono utilizzati materiali del posto e non ( come il marmo di Carrara utilizzato per lo più per le statue).

Il grande parco si estende per una superficie di ben 120 ettari ed ha al suo interno anche un teatro all’ aperto ed uno splendido giardino inglese .

La prima opera che si incrocia durante il lungo corridoio del giardino all’ italiana è la Fontana Margherita, decorata da petalosi fiori di vario genere, poi troviamo la Fontana dei Delfini (di Gaetano Salomone) con tre delfini dalle braccia e dalle grinfie sporgenti, dalle loro bocche sgorga acqua che si tuffa nella vasca lunga ben 470 metri.

La Fontana di Eolo che spinta da Giunone solleva la furia dei venti contro Enea e i Troiani, al centro abbiamo delle ninfe alata poste sopra la sguardo degli schiavi ( ricordo forse di quelli che furono costretti a lavorare nel palazzo).

La Fontana di Venere e Adone ” narra” la tragica storia della dea innamorata del bellissimo cacciatore che sarà ucciso da Marte per gelosia sotto le mentite spoglie di cinghiale che è collocato e giganteggia nel gruppo marmoreo su una roccia, il tutto davvero suggestivo.

La Fontana di Diana e Atteone chiude il gruppo di fontane del giardino all’ italiana antistante il Palazzo che anticamente erano mosse dall’ acquedotto Carolino,(lungo 38 chilometri) un’ altra opera del Vanvitelli iniziata nel 1753 e terminata nel 1762 (anche se attualmente le fontane e i complessi della reggia sono mossi da sistemi a pompe idriche moderne per evitare sprechi).

Mentre il giardino all’ italiana comprende solo il verde e le sue sfumature, in fondo a tutto si snoda il giardino all’ inglese, variopinto e selvatico, “capriccio” della regina Maria Carolina che lo volle fortemente e fece chiamare dall’ Inghilterra un botanico di “lusso”: John Andrew Greafer per soddisfare i suoi desideri secondo le tendenze nobiliari dell’ epoca.

Questa meraviglia arcadica sposa l’ amore per gli esotismi e le “cineserie” che sono presenti anche in alcune stanze del palazzo: un naturalismo libero e selvatico molto evanescente con palme (provenienti dalle Canarie) cicas, araucaie, cedri, e una maclura proveniente dal Texsas; il tutto come sempre adornato dalla presenza di ninfe e dee come una Venere che si specchia in un laghetto il tutto molto suggestivo e affascinante.

La Reggia di Caserta è un’opera di straordinaria bellezza e il parco ne è la conferma, bisogna aggiungere che è possibile fare anche un giro in carrozza per visitare le bellezze del parco sentendosi almeno per una volta proprio come ai tempi di re Carlo e della sua consorte la regina Maria di Sassonia.

Pietro Capasso

Pietro Capasso ,nato a Napoli nel 1985, si è
laureato in lingue e culture dell'Asia e dell' Africa presso l' Orientale di Napoli,
Esecutore di musica classica e pittore amatoriale.
Ha pubblicato alcune poesie raccolte nel quaderno di scrittura creativa presso l' ex OPG di Napoli