Cerbone: «Napoli possiede un patrimonio edilizio straordinario ma fragile. Governarne la fragilità richiede competenza tecnica, pianificazione e decisioni tempestive. La manutenzione non è una spesa accessoria: è un atto di civiltà»

«A fine febbraio 2026, in Via Pavia, tra la Vicaria e Piazza Nazionale, si è verificato l’ennesimo distacco di parti di facciata. Nessun ferito, fortunatamente. Ma la fortuna non può diventare un modello di gestione del nostro patrimonio edilizio», a parlare è Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli architetti di Napoli e coordinatore regionale della Struttura tecnica nazionale della Protezione civile. «Un cornicione che cede non è un episodio isolato: è il segnale di un degrado progressivo, spesso legato a infiltrazioni, carbonatazione, espulsione dei copriferri, assenza di manutenzione programmata. Le reti di protezione possono rappresentare una misura temporanea di sicurezza, ma non sono una soluzione tecnica. Non ripristinano la durabilità dell’opera, non risolvono le cause del dissesto – afferma Cerbone – L’unica risposta adeguata è il risanamento strutturale delle facciate, preceduto da una diagnosi tecnica accurata e da un intervento completo di messa in sicurezza e ripristino. Ritengo che la prevenzione debba diventare una priorità condivisa. Il condominio è un presidio fondamentale di responsabilità collettiva: programmare la manutenzione significa ridurre costi futuri, tutelare l’incolumità pubblica e difendere il valore urbano dei nostri quartieri. Napoli possiede un patrimonio edilizio straordinario ma fragile. Governarne la fragilità richiede competenza tecnica, pianificazione e decisioni tempestive. La manutenzione non è una spesa accessoria: è un atto di civiltà».

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