martedì 4 Ottobre 2022
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Buoni fruttiferi postali: attenti al calcolo degli interessi

ABF, acronimo  di Arbitro Finanziario Bancario, deputato alla risoluzione di questioni stragiudiziali in materia bancaria e postale.

C’è un annosa questione che interessa chi ha sottoscritto negli anni ’80 una particolare tipologia di  buoni fruttiferi postali e più precisamente quelli serie O/Q/P, in data successiva al 13 giugno 1986.

E la querelle giuridica è sul calcolo degli interessi, perché al risparmiatore quando va ad incassarli non vengono corrisposti i rendimenti previsti sul retro del titolo nativo, bensì quelli di cui al timbro successivamente apposto all’emissione del buono, decisamente meno redditizi.

Andiamo nello specifico.

Confrontando i rendimenti la differenza non è da poco, soprattutto considerando i miliardi delle vecchie lire raccolti da Poste su tale tipo di investimento nazionalpopolare.

TASSI INTERESSI SU TITOLO NATIVO PREVISTI TASSI INTERESSI CON TIMBRO AGGIUNTO CORRISPOSTI ALL’INCASSO
9% fino al 3° anno 9% fino al 3° anno
13% dal 4° all’8° anno 11% dal 4° all’8° anno
15% dal 9° all’15° anno 13% dal 9° all’15° anno
16% dal 16° al 20° anno 15% dal 16° al 20° anno
Lit. 12.907 per ogni successivo bimestre
dal 21° anno al 30° anno
NULLA

Per Poste Italiane questo minor rendimento dei buoni fruttiferi in questione sarebbe riconducibile all’errata applicazione delle disposizioni in materia fiscale previste dal D.M. del Tesoro del 23 giugno 1997 e al minor rendimento previsto dai successivi decreti del Tesoro.

Per l’ABF la questione va risolta sulla base di un principio di correttezza contrattuale: la tutela del legittimo affidamento che fa il risparmiatore quando investe. Ergo: se al momento dell’investimento i tassi di interesse erano più alti, questi gli devono essere corrisposti anche se successivamente diminuiscono.

Eppure, anche se ormai l’ABF bastona Poste Italiane in maniera precisa e puntuale, come dimostrano le ultime decisioni dei vari Collegi –  l’ultima quella di Napoli del 7 dicembre 2021 n. 24827 –  il vero problema è che l’Intermediario ora si rifiuta di adempiere spontaneamente alle decisioni dell’ABF, mentre prima si conformava immediatamente.

La conseguenza è che a questo punto neanche l’autorità dell’ABF viene riconosciuta ed occorre necessariamente rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, con ulteriore perdita di tempi e costi.

Morale: anche le Poste si sono adeguate al motto: “A murì e a pavà ….”

“Benvenuti al Sud”

francesco carbone
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