venerdì 27 Novembre 2020
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Black Friday: il venerdì nero del consumismo

Black Friday, questo il nome informale utilizzato negli USA per indicare il venerdì successivo al Giorno del ringraziamento, che si celebra il quarto giovedì di novembre.

Secondo una tradizione che si è consolidata negli anni Sessanta, in questo giorno i negozianti americani propongono sconti speciali per incentivare lo shopping e dare il via alle spese natalizie.

E se vi state chiedendo del perché del colore nero è perché all’epoca i registri contabili dei negozianti si compilavano a penna, usando inchiostro rosso per i conti in perdita e quello nero per i conti in attivo. E nel venerdì dopo il ringraziamento, grazie a queste promozioni, i conti finivano decisamente in nero.

E come già è accaduto per altre tradizioni oltreoceano, vedi Halloween, anche il Black Friday è diventata usanza di adozione del Belpaese.

“Compra con un clic”, questi e tanti altri slogan sono i più usati soprattutto dai giganti dell’e-commerce (vedi Amazon ed altri).

Milioni di persone si apprestano a comprare cose spesso inutili e superflue, manipolati dagli slogan pubblicitari e da un’omologazione sempre più evidente.

Il commercio diventa sempre più spettacolo,
rifacendosi ai nefasti modelli americani, e la grancassa mediatica amplifica
enormemente questa orgia dello spendere, del gettare via cose ancora
funzionanti ma che il pensiero unico o ideologia dominante definisce superate
già dopo pochi mesi (come i telefonini o tutti i prodotti elettronici). Nulla
si ripara o si conserva, tutto si usa e si getta via dopo poco, perchè così
vogliono i mercati.

Abbiamo mutato la nostra antropologia: non più Homo Sapiens Sapiens, ma “Homo consumens” come lo ha definito il grande sociologo Bauman, il quale, ha aggiunto che la gratificazione data dalla soddisfazione del desiderio deve rimanere un miraggio perchè devono sopraggiungere nuovi desideri, in una cosa infinita, altrimenti il mercato ristagna e il profitto langue.

Restando in tema di citazioni, Pier Paolo Pasolini lo profetizzò: il Pensiero Unico è la grande minaccia per l’uomo e per l’umanità, in quanto la civiltà dei consumi è riuscita in ciò in cui aveva fallito perfino il centralismo fascista, appiattendo i gusti ed abolendo ogni differenziazione culturale, omologando ed asservendo masse enormi di individui creando solo un magma informe da addomesticare e far sciamare negli ipermercati, i non-luoghi di Augé dove gli uomini sono soli in mezzo ad una folla.

Una solitudine che deriva dalla mancanza di
ogni emozione in quanto il consumatore accumula solo sensazioni che gli
derivano dall’acquistare cose e dallo sceglierle e deriva pure da uno
“status” primordiale in quanto si consuma in gruppo ma questa resta
un’attività solitaria. Un poeta ci aveva avvertiti. Non lo abbiamo ascoltato.
Buon Black Friday.

Francesca De Grazia

Una "buona" coscienza vale più di un chierichetto o di cento beghine.
Bisogna saper smascherare i falsi profeti e respingere le loro parole vuote e lontane: credere in se stessi e alla propria storia, evitare i segnali e le indicazioni, prendersi il gusto di fare l'amore quando si ha voglia, senza temere un inferno sotto il letto, e di avere paura quando si sente senza vergognarsi di essere "santi" o eroi.
E' quello che gli ipocriti chiamano mediocrità la vera grandezza.
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