sabato 16 dicembre 2017
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Aleppo: spiragli di salvezza con le prime evacuazioni

evacuazione-siriaSituazione ancora critica ad Aleppo, si intravedono tuttavia spiragli di salvezza. Come riferito da Ahmad al Dbis, Capo di un’unità di medici volontari che coordina l’evacuazione, circa mille persone, tra le quali donne e bambini,  sono arrivati alla base, anche se a singhiozzo, circa venti pullman che hanno lasciato la zona est di Aleppo portando a bordo 1.200/1.300 persone.

Il quadro resta, comunque, ancora molto delicato date le continue interruzioni della tregua che, secondo le fonti militari russe citate dalla TASS, sarebbero da imputare ai ribelli e non nelle forze pro-regime.

L’importanza della riconquista di Aleppo segna per Assad un passo decisivo, non solo per la posizione strategica come ponte verso la Turchia e l’importanza economica della città, ma soprattutto in vista di un dispiego di armi più ingente verso la zona di Iblib, Raqqa e le sacche di resistenza intorno Damasco.

Le milizie sciite e l’aviazione russa, sostenute da iran e Hezbollah, la sospensione di aiuti ai ribelli da parte della Turchia e il fallimento della diplomazia USA nel fermare l’offensiva, possono considerarsi gli episodi chiave che hanno portato Aleppo nuovamente in mano al governo.

Attualmente la situazione resta critica con circa 200mila persone ancora in trappola: un terzo i combattenti, la maggior parte civili, familiari dei ribelli, personale medico e abitanti che non vogliono lasciare la zona.

“Tutte le strutture ospedaliere sono fuori servizio”  fanno sapere la direzione sanitaria di Aleppo e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), mentre l’ Osservatorio siriano per i diritti umani informa che alcune strutture sono ancora funzionanti ma inutilizzate per timore di possibili esplosioni.

Dal 2011 ad oggi, circa 400mila persone hanno perso la vita, quasi la metà della popolazione è stata costretta alla fuga ed ora altri civili rischiano di far salire tale numero per le carenze sanitarie.

Nonostante la presa di Aleppo sia un episodio chiave, Assad ha vinto solo la battaglia: ora si teme una guerra dal diverso volto, non impostata sulla difesa dei luoghi conquistati, ma su attacchi mordi e fuggi. Da guerra a guerriglia.

Chi vede tale conquista come un gran risultato, non ha ancora compreso: morti, macerie e distruzione non proclamano nè vinti nè vincitori.