Mentre il Paese appare attraversato da forme di mobilitazione differenti, l’Italia si ritrova in trincea con le auto paralizzate al Sud e gli studenti in rivolta al Nord. Divisa ma unita nel disagio sociale.

Al Sud, la mobilitazione degli autotrasportatori ha bloccato le principali arterie stradali con cortei e rallentamenti in segno di protesta contro l’aumento dei costi di esercizio e soprattutto contro il caro-carburanti.

Le proteste sono iniziate già nei primi giorni di ottobre in Calabria, spinte dall’impennata del costo del gasolio, per poi estendersi progressivamente a Puglia, Sicilia, Basilicata, Molise e Campania risalendo lo stivale fino nel Lazio.

In Campania sono stati messi sotto pressione il corridoio logistico Napoli-Caserta, il Porto di Napoli, l’asse A1-A30 e l’intera direttrice Salerno-A2, che costituiscono i principali snodi del trasporto merci regionale. Presìdi e rallentamenti hanno interessato anche Nola, Palma Campania e la SS268 del Vesuvio.

Ulteriori rallentamenti anche nella provincia di Avellino, al casello di Avellino Est e al raccordo con la A16 Napoli-Canosa. A Salerno, blocchi stradali ai caselli e svincoli di Sarno, Nocera-Pagani e Castel San Giorgio, agli accessi alla A2 presso Eboli, Campagna, Montecorvino Pugliano, Pontecagnano, Sicignano degli Alburni e all’altezza di Sala Consilina.

A distanza di diversi giorni, la protesta sta mettendo in ginocchio un’intera filiera. Gli scaffali vuoti nei supermercati, le file ai distributori per il carburante e le corse all’approvvigionamento, ricordano scenari da pandemia. Frutta, verdura, uova, latte, carne e altri prodotti freschi sono tra i più esposti ai ritardi nelle consegne. E mentre le merci rischiano di deteriorarsi in attesa di raggiungere i punti vendita, gli agricoltori già denunciano la mancata raccolta dei prodotti nei campi.

Non va meglio per il settore industriale: in Molise, il pastificio La Molisana ha annunciato una riduzione dei ritmi produttivi e l’Associazione nazionale costruttori edili ha evidenziato l’impatto anche sulla consegna dei materiali per i cantieri.

Intanto la protesta continua, raccogliendo sempre più solidarietà da parte di commercianti, studenti e semplici cittadini per i quali la vertenza sul caro carburanti è strettamente collegata al costo della vita e a problemi che coinvolgono il sistema produttivo meridionale: infrastrutture insufficienti, margini di guadagno ridotti e crescente difficoltà nel mantenere competitiva l’attività d’impresa.

L’attenzione adesso è tutta sul confronto del 20 ottobre alla Prefettura di Milano tra le rappresentanze degli autotrasportatori e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini: all’esito del tavolo, a cui ha partecipato anche il viceministro Rixi, quest’ultimo ha annunciato la disponibilità di 480 milioni per il settore, auspicando che i blocchi possano terminare “oggi pomeriggio. Perché è evidente che una situazione come questa non può continuare”.

E mentre si attende di capire se e come verranno portate avanti le proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori nel Sud Italia, al Nord le proteste studentesche continuano ad occupare le piazze per denunciare il caro-vita, l’emergenza abitativa, le condizioni della scuola pubblica e alcune recenti scelte del Governo in materia di istruzione.

Al grido “Più aule, non più bombe” e “Soldi alla scuola, non alla guerra”, dal mondo dell’istruzione si continua a denunciare il progressivo taglio delle risorse a fronte delle ormai ataviche carenze strutturali, edifici scolastici inadeguati, scarsità di personale e insufficienza dei servizi a cui si aggiunge l’emergenza abitativa che interessa soprattutto gli studenti fuori sede. In molte città universitarie il costo degli alloggi continua ad aumentare, rendendo sempre più difficile l’accesso agli studi per migliaia di famiglie. Negli ultimi giorni l’Unione degli Universitari è tornata a installare tende e presìdi davanti alle sedi istituzionali per richiamare l’attenzione sul problema, denunciando l’insufficienza delle residenze pubbliche e chiedendo nuovi investimenti sul diritto allo studio.

A inasprire il confronto è stato anche il recente decreto scuola che introduce limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi. Il provvedimento è stato contestato in numerose città e ha dato vita alla campagna “Nessuno è straniero”, diventata uno degli slogan più presenti nei cortei.

Il 16 ottobre, “No Meloni Day”, numerosi cortei sono stati organizzati nelle città italiane. A Roma, secondo gli organizzatori, circa ventimila studenti provenienti da oltre cinquanta istituti hanno sfilato fino alla sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito, chiedendo maggiori investimenti per la scuola pubblica. A Milano oltre tremila giovani hanno partecipato al corteo “Nessun3 è stranier3”. Manifestazioni, presìdi e occupazioni si sono svolti anche a Torino, Bologna, Firenze, Genova e Cagliari.

Ma accanto alle manifestazioni pacifiche si sono verificati anche episodi di tensione in cui sembra siano coinvolti soprattutto minori. A Roma alcuni gruppi hanno lanciato petardi e bombe carta nei pressi del Ministero dell’Istruzione. A Torino si sono visti gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di oggetti e cariche da parte della polizia.

E mentre esponenti del governo, a partire dal ministro Valditara, hanno sin da subito condannato gli studenti in piazza, protagonisti di «aggressioni alle istituzioni» e di «teppismo politico», già si parla di un nuovo decreto sicurezza, l’ottavo di questo esecutivo, che renderebbe subito operative alcune norme del Ddl Sicurezza, ancora all’esame del Senato. Tra le misure previste ci sarebbero l’estensione del fermo preventivo per i minori, l’arresto differito per chi partecipa a danneggiamenti di gruppo e l’inasprimento delle pene già previste per i blocchi stradali. Dalla Lega è stato avanzato l’emendamento “anti-saccheggio” che punta a inserire tra le cause ostative all’acquisizione della cittadinanza anche il reato di devastazione e saccheggio.

Nel frattempo le indagini sembrano confermare la presenza di gruppi estranei alle organizzazioni studentesche, sospettati di essersi inseriti nei cortei con finalità provocatorie. Sui fatti è intervenuto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha condannato gli episodi di violenza esprimendo «piena solidarietà alle Forze dell’ordine», ma ha anche invitato a distinguere tra il diritto costituzionale alla protesta e l’azione di gruppi che puntano allo scontro. «Occorre un’analisi intelligente e approfondita» e «un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze» provenienti da «soggetti inediti», ha dichiarato il Capo dello Stato, sottolineando la necessità di comprendere la natura delle infiltrazioni che rischiano di compromettere il carattere pacifico delle manifestazioni.

In questo clima di protesta che divampa su tutto lo stivale, il Consiglio dei Ministri deve ora approvare il disegno di legge di bilancio e inviarlo all’esame del Parlamento. A breve gli italiani sapranno nel dettaglio come e dove sono stati disposti i finanziamenti e i tagli.

Di Maria Giovanna Dovetto e Alessandra Sasso