Bocciata la proposta di introdurre un congedo parentale paritario per madri e padri.

La Ragioneria generale dello Stato ha giudicato “inidonee” le coperture economiche, stoppando il testo presentato dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. Le opposizioni avevano chiesto di rinviare il voto per individuare ulteriori coperture finanziarie, ma la maggioranza ha respinto la richiesta di rinvio e attraverso la Commissione Bilancio ha soppresso l’intero provvedimento.

Attualmente, la legge garantisce un congedo di maternità obbligatorio di cinque mesi retribuiti all’80% e un congedo di paternità obbligatorio di soli dieci giorni. A cui si aggiunge il congedo parentale facoltativo, equiparato fino a sei mesi per ciascun genitore con un’indennità dell’80% per i primi tre mesi, e i restanti al 30%.

La proposta di legge prevedeva di portare da dieci giorni a quattro mesi di congedo obbligatorio per i padri e un aumento dell’indennità al 100% per tre mesi di congedo parentale da utilizzare entro i primi sei anni del bambino.

Una manovra dal valore stimato di 3,7 miliardi nel 2026, destinati a salire a 4,5 miliardi annui dal 2035.

Guardando i dati, si può notare che nel 2024 i congedi parentali facoltativi sono stati richiesti da 289.230 donne e da 124.140 uomini. Nonostante il ritardo italiano, quindi, un cambiamento culturale è in corso.

Da quando è stato introdotto il congedo di paternità obbligatorio nel 2012, infatti, la percentuale di utilizzo dei padri è passato dal 19% al 64%. Una crescita significativa, trainata soprattutto dai lavoratori tra i 30 e i 49 anni occupati in aziende di medio-grandi dimensioni.

In molti paesi europei il congedo parentale è diventato un pilastro delle politiche familiari: la Spagna ha previsto 16 settimane per ciascun genitore, retribuite al 100%; mentre il Portogallo 5 mesi al 100% e ulteriori 6 all’80%. Nei paesi scandinavi la media è di almeno 12 mesi con una ripartizione equilibrata e quote obbligatorie. In Francia il congedo di paternità è di 28 giorni, di cui solo una parte obbligatoria.

Il congedo parentale paritario non è solo un percorso di crescita culturale. Nei paesi europei dove i congedi sono più solidi, l’occupazione femminile aumenta, crescono le possibilità di carriera per le madri e la scelta di diventare genitori è realmente possibile. Dunque, il congedo diventa uno strumento di contrasto al declino demografico.

In un paese come l’Italia, dove secondo il Rendiconto di genere dell’INPS presentato lo scorso febbraio, l’Italia è un Paese frenato da profonde disuguaglianze di genere: l’occupazione femminile è ferma al 53,3%, rispetto al 71,1% maschile; mentre il part-time involontario riguarda il 13,7% delle lavoratrici contro il 4,6% degli uomini. Ancora, solo 1 dirigente su 5 è donna.

Le politiche sul lavoro languono e senza un riequilibrio del lavoro di cura con garanzie di una reale conciliazione tra lavoro e famiglia per uomini e donne, nessun bonus bebè potrà realmente incidere sul tasso di natalità.

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