sabato 22 settembre 2018
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I 6 piatti pasquali che non possono mancare sulle tavole napoletane

La cucina napoletana non si smentisce mai per ricchezza, bontà e colori. Sebbene la Pasqua non capiti tutti gli anni in un giorno prestabilito, le tavole napoletane sono sempre imbandite con i tipici piatti della tradizione.

Fellata

La prima pietanza pasquale servita sulle tavole napoletane è la Fellata, un antipasto di salumi e latticini misti. Il termine deriva da “Fella” che significa fetta, il modo in cui i salumi sono tagliati in finemente. Gran protagonista è il capocollo accompagnato da ricotta salata, uova sode e provolone. Spesso, nelle tavole casertane, alla classica fellata è aggiunta anche la mozzarella di bufala.

Casatiello

Ad accompagnare la fellata c’è il casatiello, una torta rustica ripiena di salumi e formaggi. Il Casatiello entra a far parte della tradizione campana circa nel ‘600 come ci viene attestato dai libri di Giambattista Basile. Il suo nome deriva dalla parola napoletana “caso” che significa formaggio, richiamando la consistente presenza dell’ingrediente nel rustico. Dietro al casatiello si nasconde una simbologia particolare: la sua forma richiama la corona di spine indossata da Gesù nel suo calvario e le uova, inserite per intero tra l’impasto e l’esterno ricoperte da una croce di pasta, simboleggiano la resurrezione di Cristo dopo la crocifissione.

Minestra Maritata

 

È uno dei piatti più antichi della tradizione partenopea. Di importazione spagnola, la minestra maritata è chiamata così perché le verdure si sposano perfettamente con la carne. Nel corso degli anni ha subito diverse modifiche, ma quella attuale prevede: carne, cicoria, scarole, verza e borragine.

Agnello al forno

 

Nella tradizione cristiana l’agnello simboleggia il sacrificio di Gesù. Come il profeta Isaia recita: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”.

Carciofi

 

I carciofi sono serviti come classico “digestivo” dopo il grande pranzo pasquale. Carciofi Fritti, Grigliati o Bolliti  sono le modalità più comuni in cui vengono serviti e mangiati.

Pastiera

 

Infine è impossibile non termine il pranzo con la protagonista indiscussa dei dolci napoletani: “La Pastiera”.

Secondo la leggenda, la nascita di questo dolce è legato alla Sirena Partenope. I napoletani, per ringraziare la creatura marina del suo canto melodioso, incaricarono a sette ragazze di consegnarle i doni della natura.  La farina, simbolo di forza della campagna; la ricotta, tesoro dei pastori; le uova, che simboleggiano il ciclo della vita; il grano bollito nel latte, simboli della natura; l’acqua di fiori d’arancio, per ricordare i profumi della terra; le spezie, come la cannella, in rappresentanza dei popoli lontani; lo zucchero, che ricorda la dolcezza del canto della sirena. Partenope consegnò i doni agli Dei che mescolarono gli ingredienti, dando vita alla pastiera napoletana.

 

Fonti: Claudio Bernardi, “La drammaturgia della settimana santa in Italia”, Vita e Pensiero, Milano, 1991

Giovanni Battista Del Tufo, “Ritratto o modello delle grandezze, delizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli”, Salerno editrice, Roma, 2007

Giusy Piccirillo

Determinazione, creatività e allegria mi caratterizzano da sempre. Gran appassionata di gastronomia, arte, cinema e musica