L’imprenditore Enrico Ditto: “Pasqua bassa primo banco di prova, in attesa di una maturità che tarda ad arrivare”..
NAPOLI – La stagione turistica invernale, e in particolare il periodo natalizio appena concluso, ha restituito l’immagine di una città ancora fortemente attrattiva, ma allo stesso tempo “incapace di trasformare l’afflusso di visitatori in un beneficio equilibrato e duraturo per l’intero tessuto urbano ed economico”. Lo sostiene Enrico Ditto, imprenditore del settore hospitality e osservatore attento delle dinamiche cittadine, che parla di un dato che “non può più essere considerato episodico, ma va letto come il segnale di criticità ormai strutturali”.
“Anche questo Natale ha confermato che Napoli richiama flussi importanti, soprattutto concentrati in pochi giorni e in aree ben delimitate della città”, osserva Ditto. “Il problema è che a un aumento della presenza non corrisponde una crescita proporzionata della qualità dell’offerta, né una distribuzione dei benefici che coinvolga davvero l’intero territorio urbano”.
Secondo Ditto, il nodo centrale resta quello di un turismo prevalentemente mordi e fuggi, che congestiona il centro storico e alcune direttrici commerciali senza generare un impatto stabile sull’occupazione, sulla ricettività tradizionale e sui servizi. Una dinamica che si ripete anche nei mesi invernali, quando la narrazione di una città “destagionalizzata” fatica a tradursi in un sistema maturo e sostenibile.
“Napoli continua a vivere di picchi, non di programmazione”, sottolinea l’imprenditore. “I grandi numeri vengono utilizzati come certificazione del successo, ma raramente diventano lo spunto per interrogarsi su cosa non funziona: dalla mobilità alla gestione degli eventi, dalla pressione sugli spazi abitativi alla qualità complessiva dell’esperienza offerta”.
In questo quadro, la prossima stagione primaverile rappresenta un passaggio cruciale. La Pasqua bassa, collocata in un periodo meno favorevole dal punto di vista climatico e dei calendari internazionali, sarà secondo Ditto il primo vero banco di prova. “Sarà lì che capiremo se la città è in grado di reggere senza l’effetto calamita delle festività natalizie e dei grandi eventi concentrati”, afferma. “Se anche la primavera verrà affrontata senza una strategia chiara, allora sarà evidente che il problema non è la stagionalità, ma l’assenza di una visione”.
Ditto richiama infine la necessità di spostare il dibattito dal racconto autocelebrativo a una riflessione più concreta. “Il turismo può essere una risorsa fondamentale, ma solo se viene governato”, conclude. “Continuare a misurare tutto in base al numero di presenze, senza interrogarsi su qualità, ricadute e sostenibilità, significa rimandare ancora una volta quella maturità di cui Napoli avrebbe urgente bisogno”.
