domenica 20 Giugno 2021
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Chi è autosufficiente può stare solo, la maggior parte delle persone segue la folla e procede per imitazioni.

Un Michele Santoro a tutto tondo, combattivo nel muovere critiche alla gestione della pandemia e ai media, al Pd e ai M5s, ospite nella puntata di Otto e mezzo, condotta da Lilli Gruber su La7. Questo il ritorno sul piccolo schermo del giornalista, dopo poco più di due anni di assenza, per presentare il suo ultimo libro Nient’altro che la verità‘.

“Ci preoccupiamo di costruire un grande ponte verso il futuro con 248 miliardi di euro mentre a Roma non riusciamo a cremare i morti“, le parole del padrone di casa di “Annozero” ( i veterani della televisione ricorderanno bene il celebre talk show politico).
    “In Calabria non si è capaci di attuare un piano vaccinale degno di nota. Quando accadrà che il Ministro della Sanità deciderà di ripristinare l’ordine delle cose? Lo Stato che aspetta? In Italia invece si procede con i generali che vanno a vaccinare come se andassero sul fronte in Afghanistan. A chi fanno la guerra? Alla ‘Ndrangheta? Ma quella risiede già nella farmacologia, nella finanza, e gestisce dei punti privati della sanità con grandi livelli di efficacia”. Dopodiché si rivolge al Ministro della Sanità: “Recati in Calabria, rivolgiti alla parte migliore del territorio e di reciproco accordo migliora il sistema sanitario e i conti“.

Santoro prende di mira anche i media: “E’ un anno e mezzo che assisto a tutte le edizioni dei telegiornali e ci vedo solo persone che non hanno niente di ridire sulla politica dei vaccini. Nel Paese c’è una sfera di disaccordo piuttosto vasta che assolutamente non viene rappresentata. La televisione è ridotta a comunicazione, non è un luogo di dibattito tra punti di vista differenti“.
    C’è spazio anche per un minimo di rimpianto quando Lilli Gruber gli chiede se ha nostalgia della televisione: “E’ innegabile che mi manchi, si tratta del mio lavoro, e io sento di poter ancora dare un contributo. Ma evidentemente un personaggio come me, in una situazione dove il perbenismo si estende a macchia di leopardo, è una pedina alquanto difficile. Comunque non mi reputo un superstite, vorrei poter parlare anche oggi”.

Severo l’attacco ai 5 Stelle: ” Avrei sperato che l’epoca dei 5 Stelle portasse una contravvenzione violenta nella RAI, invece mi sembra che siano rimasti comodi nelle proprie poltrone, piuttosto che riformare il servizio pubblico. Marco Travaglio (direttore de Il Fatto Quotidiano) sarebbe stato un ottimo direttore del TG1, così si fanno le rivoluzioni”.
    Infine bersaglia l’informazione della RAI :”Ai miei tempi la divulgazione era di gran lunga la più forte sul piano dell’approfondimento. Andavamo in onda io, Gad Lerner, Giovanni Minoli e Bruno Vespa in seconda serata e facevamo il 70% di share. Hanno oltraggiato tutto e adesso fanno programmi che fanno l’1% di ascolto e nemmeno si creano più il problema”.

Riluttante sulle scelte del nuovo Governo: “Staremo a vedere cosa farà Draghi sulla Rai… Più volte ho sentito parlare del ritorno di Mauro Masi (l’amministratore delegato della Consap)”.
    Su richiesta della conduttrice Lilli Gruber, Santoro commenta il video di Grillo per il figlio: “Sono aberranti sia le parole che ha detto lui sia il suo dolore. Mi interesserebbe sapere il motivo per cui questi ragazzi sono stati sentiti a distanza di un mese dalla denuncia della ragazza. Ricordo che si sono presentati al primo interrogatorio già con gli avvocati e una versione dei fatti ben definita. Spero non sia vero”. Quanto al partito: “Ora è Conte che deve fare il leader dei M5s, Grillo fa il padre, il leader o il comico?”.

Per il giornalista il M5s non ha mantenuto la promessa di rivoluzionare l’esistente, ma si può dire lo stesso del Pd. La sua domanda è:Perché hanno fatto andare avanti gli incompetenti?
    Santoro dice la sua anche su Enrico Letta e Draghi: “Letta è una brava persona ma non vedo in lui Enrico Berlinguer, e molti miei colleghi aspetto che esprima la propria idea. Draghi rappresenta una grande risorsa per questo Paese, ma io non sono d’accordo con una teoria capitalistica della società italiana”.

Francesca De Grazia
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