lunedì 19 novembre 2018
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Il so(g)nno americano

datagate

fonte: gqitalia.it

Ha del grottesco, al limite dell’assurdo, la storia del cosiddetto “Datagate” dell’ NSA che prima ha travolto l’amministrazione Obama, per un caso bene o male circoscritto agli Stati Uniti, per poi estendersi impietosamente a macchia d’olio in Europa.
Direte voi: “è incredibile, sembra Orwell”. In realtà non è quella la parte eclatante. Davvero c’era qualcuno che immaginava il contrario?
È molto ingenuo credere, o tuttalpiù auspicare, che in un mondo perennemente in guerra, guerra militare, informatica, economica, culturale, non ci fosse una rete informativa capillare che controllasse tutto. Ed è reiterata dabbenaggine immaginare che sia finita qui, credere che gli U.S.A. brutti e cattivi abbiano approfittato della buona e cara Europa per tutti questi anni, ovvero dal dopoguerra in poi. Gli Stati Uniti hanno fatto questo come altri: altri paesi, altre organizzazioni, altri gruppi di interessi. Magari avranno sviluppato un sistema con controlli più intensificati e profondi rispetto ad altri; il tutto con la scusa già bella e pronta “ci hanno permesso di sventare diversi attentati”, il che è vero, nessuno lo mette in dubbio, ma allora perché meravigliarsi quando il segretario di stato Kerry ci dice “i controlli sono usuali” ? Cosa c’è di diverso rispetto a quello che viene fatto da quasi un secolo? Lo si faceva con le spie, poi con i telegrammi, con i telefoni, ed ora c’è la rete, che è molto più veloce e che fornisce una quantità di informazioni inimmaginabili fino a qualche decennio fa. Ma la domanda rimane la stessa? Cosa ci legittima a lamentarci ora?
Abbiamo accettato sovversioni di governi democraticamente eletti in Sudamerica ad opera della C.I.A., basi militari sparse per l’Europa, guerre in Korea e Vietnam, (partecipato a) guerre in Iraq e Afghanistan, prepotenze di ogni tipo. È finita la favola dei mussulmani brutti e cattivi e del sogno americano? Non è più epoca di “armiamo la pace” o “esportiamo la democrazia”?
L’accettazione passiva di un sistema economico e sociale iniquo ed intrinsecamente fallimentare ha portato a questo. Non ci sono nemici da un lato ed amici dall’altro, alleati o terroristi. Creare il nemico è parte del “gioco” come lo sono le cimici; è solo una questione di interessi. Ed allora, perché mai ci dovremmo turbare? Non ci siamo turbati per i desaparecidos cileni durante la dittatura di Pinochet avallata dagli U.S.A., o i corpi mutilati dei bambini afghani ed iracheni. Eravamo incantati, in un’ipnosi collettiva. Perché tremare per qualche innocua, e scontata, intercettazione?

 

Massimiliano Notaro