giovedì 13 dicembre 2018
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Una tranquilla settimana di orrore e folklore

copertina_calderoli_alfano_bonino_767391 C‘è quella scena del “Caimano” in cui Silvio Orlando nuota in piscina con il suo amico produttore polacco Jerzy, il quale esclama: “Caro Bruno, siete un popolo a metà tra orrore e folklore”. 

In questi giorni siamo, senza dubbio, di fronte ad orrore e folklore insostenibile, come un dolore lancinante alla testa.

Si comincia con la sospensione dei lavori parlamentari in conseguenza alla scelta di fissare l’udienza Mediaset in Cassazione il 30 luglio. Roba da far vergognare l’Ungheria di Erdogan. Il tutto con la benedizione del PD che, non contento di aver non più solo assistito ma partecipato attivamente ad una cosa del genere, ha anche ben pensato di rivendicare il gesto dando la colpa ai media che “hanno riportato male” . Quando lo faceva Grillo era un “attenzione al dittatore”.

Nemmeno 24 ore e sempre il PD, ancora tremendamente insoddisfatto di non aver abbastanza compiaciuto il vero capo della coalizione (B.), presenta un ddl per modificare quella famosa legge del 1957 che era alla base della petizione di Micromega per far dichiarare B. ineleggibile. Direte voi: “Vogliono chiarire il testo della legge così da evitare interpretazioni restrittive”. Invece tutto il contrario, la proposta vuole modificare il testo: da ineleggibilità a incompatibilità.

Altra figura di paese civile: Calderoli che dice “la Kyenge mi ricorda un orango”. Colpiscono tre cose in particolare: la ministra che non si scompone mai, e tratta i leghisti come farebbero in un paese normale, ovvero come chi ha bisogno di aiuto; colpisce Calderoli che alla domanda “ha pensato di dimettersi” , l’ex ministro risponde “e perché mai?”, il che è anche plausibile, chi se ne esce con una frase del genere è difficile che abbia una capacità cognitiva tale da comprendere cosa accade attorno, se però evitassimo noi di fargli fare il ministro e addirittura di fargli scrivere la legge elettorale (incostituzionale) che abbiamo usato per ben tre elezioni, forse sarebbe meglio; e colpisce il solito PD che ha inscenato una tragedia quando si trattava di eleggere la Santanchè come vice a Montecitorio ma accetta, senza pretendere le dimissioni, Calderoli come vice a palazzo Madama. 

Passando alla questione Ablyazov: moglie e figlia dell’oppositore kazako estradate illegittimamente. La Farnesina nega responsabilità, lo stesso il Viminale. Alfano dice che cadranno teste, ma dimentica (quasi) tutti i fatti, tra i quali ci sarebbe l’amicizia del suo leader con l’ennesimo dittatore, Nazarbayev, e gli intrecci di affari fin troppo loschi. Il passo tra la dittatura kazaka e quello che è successo in Italia (stando ai fatti che giorno dopo giorno trovano sempre più conferme), con protagonisti esponenti di governo e non solo, è davvero molto breve. Anzi nullo.

Si chiude in bellezza con il commissario ad acta dell’ILVA, Enrico Bondi che, a chi gli recrimina i livelli drammatici di tumori a Taranto, risponde “è colpa di sigarette ed alcool”. Per poi rimangiarsi le parole, da buon italiano; purtroppo per lui c’è tutto scritto nella relazione.

Orrore e folklore. Molto più orrore che folklore, purtroppo.

Post scriptum: il PD, oramai ben oltre l’atteggiamento passivo, ha votato contro la mozione per abolire l’acquisto degli f35 (eccetto qualche panda piddino sempre più solo e fuori luogo, vedi Casson). Ha chiesto le dimissioni di Calderoli, ma nemmeno tanto convintamente, quando avrebbe dovuto esigerle. Ma loro sono fatti così, avevano anche pensato di farci un governo con la Lega, sì quelli di ” Negher”, “Bingo Bongo”, “Africa”, “spariamo ai bambini rom”, “affondiamo i barconi”. Di Alfano invece, il PD non ha nemmeno chiesto le dimissioni, nonostante si tratti di una delle vicende più gravi della storia italiana e alla quale difficilmente potrà rimediarsi. Ma come ha scritto perfettamente Travaglio sul Fattoquotidiano.it oggi:

 “E poi iniziò a tartufeggiare sul Pdl buono (Alfano, Lupi e Quagliariello) e il Pdl cattivo (Santanchè, Brunetta e Nitto Palma). Il Pdl è uno solo e si chiama Berlusconi, con tutto il cucuzzaro dei Putin, Nazarbayev,Erdogan & C. Per questo l’antiberlusconismo, anche a prescindere dai processi, è un valore. Chi – dai terzisti al Pd – lo accomuna al berlusconismo e invoca la “pacificazione” dopo la “guerra dei vent’anni”, non ha alcun diritto di scandalizzarsi né di lamentarsi per gli effetti collaterali dell’inciucio. Inclusi i sequestri di donne e bambine. Avete voluto pacificarvi con lui? Adesso ciucciatevelo.”

Post post scriptum: Grillo oggi ha affermato che si adopera la vicenda Calderoli per nascondere la gravità del caso Shalabayeva. Verissimo.

 

Francesco Marangolo