giovedì 15 novembre 2018
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Serie B: Le campane sconfitte ancora. Al Derby vincerà il sogno o il contentino?

corvia avellino bresciaDopo un turno di riposo per il disordinato curatore di questa rubrica, riprendiamo il discorso sulla serie B dalla trentaquattresima giornata. La precedente (trentatreesima) era andata in archivio con due sconfitte per le campane Avellino e Juve Stabia, rispettivamente contro Palermo e Varese. Sconfitte tutto sommato preventivabili, considerato che per la Juve Stabia ormai tutte le partite sono facili alla sconfitta. L’Avellino invece, pur buscandole a Palermo contro la prima della comitiva, non aveva dato segnali di calo preoccupante.
La giornata di campionato appena trascorsa ha però confermato la precedente, con l’aggravante della crisi ormai aperta anche per l’Avellino, incapace di giocarsi le cose grandi che è stata pur capace di crearsi. Che poi, diciamoci la verità, si tratta di cose grandi un po’ per convenzione e un po’ per retorica, visto che stazionare fra le prime otto nel rozzo campionato di cadetteria a cui stiamo assistendo non è poi impresa così grande. Senza dubbio i lupi d’Irpinia ad agosto scorso (e almeno fino a natale) non erano accreditati a questo ruolo, cioè il ruolo di aspirante spareggiante per la promozione, ma se ci sono arrivati (e bene o male restati) fin da subito vuol dire che qualche risorsa questa squadra deve pur avercela. Qualche requisito strutturale per mantenersi “in alto” fin da subito mastro Rastelli deve pur averlo sfruttato. Poi, proprio dopo natale, quando gli osservatori cominciavano a considerare i verdi non più di passaggio nelle zone verdi della classifica, è cominciato il declino. E nel solo girone di ritorno l’Avellino sarebbe penultimo, avanti solo alla coerente Juve Stabia.
Ad Avellino, quindi, nell’assolato sabato pomeriggio del Partenio-Lombardi arriva il Brescia in forte ripresa di mister Ivo Iaconi, fratello del dirigente del Brescia Andrea Iaconi che l’ha chiamato a guidare le “rondinelle” dopo l’esonero di Cristiano Bergodi. E si direbbe che il nepotismo degli Iaconi stia dando buoni frutti nell’esperimento bresciano: la squadra infatti, sicuramente buona per questo campionato, sta riemergendo da una situazione difficile in cui si era impelagata e adesso è tornata su in classifica a giocarsi le sue ambizioni di partenza. L’Avellino per parte sua vorrebbe sfruttare questo turno casalingo, e magari pure il suo sequel di partite eccitanti, per riprendere forza, coraggio e punti in vista di un piazzamento play-off. Perciocché la partita si annuncia interessante, e il primo tempo in effetti non è malaccio. I lupi, messi in campo con il gruppone difensivo titolare e con il tridente offensivo anomalo Ciano-Castaldo-Biancolino, vanno alla ricerca dell’episodio buono per sbloccare la partita, e per poco non ci riescono al minuto 12’ quando Castaldo dopo bella azione personale prima tira sul portiere e poi, sulla respinta di questo, sul suo palo destro. Sembra la solita iella che perseguita l’attaccante dei verdi più dotato fisicamente, che però tante volte ciabatta i tiri invece di assestarli con perizia. Prima del tentativo di Gigione dai gol solo impossibili, l’uruguagio del Brescia Ruben Olivera aveva già provveduto a sondare la reattività dell’estremo locale Seculin con una botta da fuori area, e Seculin in verità si era mostrato non ancora decisamente sveglio e sul pezzo. Senza dubbio nella prima mezz’ora i verdi di casa spingono di più e non di rado mettono in difficoltà la retroguardia dei bianchi blu “vistati” da trasferta. Anche Ciano ci prova alla mezz’ora con un ottimo sinistro che supera di poco la traversa di porta bresciana. I lupi sembrano coraggiosi e motivati, fanno giocate non sempre lineari però neanche accartocciate sulla solita “preta a mare” (versione provincialdilettantesca del filo-britannico lancio lungo e pedalare) o peggio timorose di andare oltre l’ordine tattico imposto da Rastelli, come invece (troppo) spesso accaduto nelle ultime uscite. Il pubblico irpino, presente in sufficiente quantità nonostante le lamentele del presidente sulla fiacca prevendita (dovessimo allora pensare che tanti dei presenti non pagano il biglietto?), apprezza il coraggio dei propri pedatori e ne incita la volontà ad osare. Il Brescia si difende e tenta qualche contropiede, ma non intacca significativamente la sicumera di Seculin e dei suoi più prossimi colleghi. Nell’ultimo quarto d’ora del tempo però la partita comincia a cambiare corso (e lo cambierà sempre di più nel secondo), con il Brescia meno arroccato dietro e progressivamente più presente nella zona rossa degli avversari. Il primo tempo finisce a reti bianche, ma le sensazioni del popolo verde per il secondo cominciano già a perdere di ottimismo. L’intervallo scorre via tiepido e piacevole sotto il sole di primavera, e quasi nessuno si accorge che sul terreno di gioco l’uomo più forte del Brescia, l’attaccante Caracciolo, si sta seriamente riscaldando per entrare nella partita e piegarla alla sua classe superiore.
Il secondo tempo asseconda le previsioni del pubblico più realista (e competente…Lasciate suonarcela e cantarcela) e vede subito le rondinelle volteggiare numerose sopra la tana del lupo visibilmente infiacchito. Dopo cinque minuti entra pure Caracciolo per Valoti e l’allegria delle rondini si completa con l’eleganza dell’airone. Airone che, oltre a difendere palla e prenderla di testa, sa anche giocarla, nasconderla, smistarla e dettarne i passaggi. Un giocatore coi fiocchi (o con le piume) l’airone Caracciolo, e se le condizioni fisiche lo sorreggeranno sarà il valore aggiunto della sua squadra nello sprint finale. Con l’ingresso di Caracciolo il Brescia ne guadagna in variazioni sul tema, baldanza e metri di campo; l’Avellino invece perde in coraggio, lucidità di gioco e facilità di corsa e contrasto, e non tutto “per colpa” di Caracciolo. La contesa diventa insopportabilmente ineguale e sembra che si giochi a campo invertito, Brescia in casa ad attaccare e Avellino in trasferta a soffrire. E pensare che all’andata era finita due a zero per i lupi, vittoriosi sul campo del Brescia dopo una trentina d’anni. Ivo Iaconi capisce che il pomeriggio sta prendendo una piega a lui favorevole e non ha alcuna riserva nell’esaurire i tre cambi già al minuto 56’, dimostrando quindi di non tenere più in considerazione l’avversario e le sue possibili mosse. Ormai qualsiasi alambicco tattico di mastro Rastelli non potrebbe più cambiare il senso troppo unico della partita, rappresentandosi una differenza fra i contendenti non solo fisica ma anche di tempra individuale e di squadra. Infatti gli ingressi in campo di Galabinov (fuori l’esausto Biancolino), Schiavon (fuori D’Angelo) e Angiulli (fuori Ciano) non portano alcun sollievo alla sofferenza generale (e di questo Rastelli se ne lamenterà in sala stampa) e il Brescia continua a costruire occasioni che non si concretizzano per l’imprecisione al tiro di chi a turno ha la palla buona. Si arriva a cinque minuti dalla fine ancora sullo zero a zero, e visto l’andazzo la parte razionale di ogni tifoso porta a considerare il punticino sofferto un buon risultato per l’Avellino. Insomma il pubblico di casa non gradisce ma abbozza. Solo che a due minuti dal novantesimo Pisacane perde palla a centrocampo e fa partire l’ennesimo attacco del Brescia, che questa volta porta il redivivo Corvia a spingere in rete un pallone lavorato molto bene da Scaglia e Benali sul fianco destro della difesa dei verdi. A Seculin non riesce il grande intervento e ai seguaci del lupo non riesce più di ingoiare i fischi. Giusto così. Giusta la vittoria del Brescia. E giusta pure la reazione rumorosa del popolo biancoverde, talmente giusta che nessun calciatore questa volta si permette di fare il nervoso…
novellino modenaA Modena la Juve Stabia prende la ventiduesima sconfitta della sua disgraziatissima stagione dopo una partita altalenante e infarcita di sei gol. Difese ballerine e attacchi inevitabilmente sugli scudi per tutta la partita. Lo Stabia non gioca malissimo, ma la dignità promessa da Braglia e dai suoi calciatori non si riesce proprio a percepire, soprattutto nelle fasi in cui la squadra dovrebbe cercare di metterci un po’ di cattiveria per impedire agli avversari di segnare quando hanno deciso di farlo. Braglia, nello stadio suo omonimo, mette in campo una squadra piuttosto offensiva e sbilanciata, rinunciando ai “vecchi” Vitale e Di Carmine e organizzando l’attacco intorno a Doukara con Falco e Sowe. I canarini di Modena, privi di Babacar (il cinguettante più intonato in fatto di segnature), sono ormai pienamente integrati nella mischia play-off e non vogliono lasciarsi sfuggire l’occasione dei tre punti agevoli contro le vespe in disarmo. D’altronde quella vecchia lenza di Novellino allenatore canarino svolazza come pochi nel campionato di serie B, e lo sta nuovamente dimostrando con i fatti, suoi migliori alleati nel valorizzarne il curriculum lavorativo. Raccontare lo sviluppo della partita è operazione superflua, basti sapere che la Juve Stabia va subito sotto, pareggia presto, si porta a sorpresa in vantaggio, tempo dieci minuti viene raggiunta, e nel secondo tempo sbraca. Ormai la filiera di fatti salienti è questa in quasi ogni partita. I gol delle vespe sono siglati, regolarmente nel primo tempo, da Sowe su rigore e dal sempre più sorprendente Zampano. Male il portiere Benassi e tutta la difesa, in affanno il cuore del centrocampo e la sua arteria sinistra, buono Zampano, sufficientemente presenti gli attaccanti di fantasia Sowe e Doukara. Esordio per i “primavera” Gargiulo e Elefante. Prossima tappa verso la fine agognata il derby in casa contro l’Avellino nella serata del giovedì santo. Si dice che i fanatici dello Stabia lo aspettino con cupidigia mista a livore, staremo a vedere il brandello di dignità che riusciranno a tirar fuori dai retrocessi con poco onore…

Luigi Numis

Redattore at Linkazzato.it
Operatore (cosiddetto) sociale precario e traballante, sgangheratamente in lotta fra (cosiddetto) sociale e qualsiasi altra attività buona per andare avanti. Scrive per non essere costretto a parlare troppo, così ogni tanto parla per non essere costretto a scrivere cose inutili. Vive fra una città di provincia e la sua provincia, dove ogni notte di luna piena si trasforma in licantropo e spaventa le streghe che gli affollano il cortile. Poi lui torna umano, ma le streghe no…Ha un sogno a lunga conservazione: arrivare alla finale del mondiale alla guida di una nazionale africana. E arrivarci di quattro-tre-tre.