domenica 13 Giugno 2021
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Renzi e il segreto di Stato: da Stenterello a Pulcinella

Renzi e il segreto di Stato: da Stenterello a Pulcinella

stenterelloChe Matteo Renzi sia uno a cui piace spararle un po’ grosse l’abbiamo capito in questi ultimi anni in cui il già sindaco di Firenze, già quando era solo sindaco di Firenze, faceva una perenne campagna elettorale in vista di elezioni politiche che ancora nessuno, tranne Renzi evidentemente, riusciva ed è riuscito a capire quando si faranno. Negli ultimi due mesi in cui la sua smania di ambizione ha trovato lo sfogatoio della presidenza del consiglio per cooptazione, Matteo si sta superando, ormai promettendo tutto quello già promesso negli anni di sovraesposizione per arrivare alla segreteria del PD e al cuore degli elettori anti-pd e aggiungendoci a giorni alterni litanie toscane presumibilmente trovate nel repertorio di Stenterello. Ora, con l’approssimarsi finalmente di vere elezioni sebbene un po’ bistrattate come quelle per il parlamento europeo, ci sembra che Matteo stia perdendo un po’ troppo la rotta e il canovaccio, saltando dal catalogo di Stenterello a quello di Pulcinella affaticato com’è nel giustificare gli annunci fatti e poi smentiti dai fatti dimostrati da altri.

minniti renziCosì, proprio nei giorni degli strombazzatissimi (e fortemente consumistici nelle esaltazioni del presidente) 80 euro in più in busta paga, che subito si riducono di parecchie decine fino a scomparire del tutto a seconda del reddito percepito dal fortunato lavoratore dipendente (senza scendere in altri dettagli relativi al prelievo pensionistico), dopo quelli del fichissimo job act inevitabilmente ribattezzato dai ragazzi precarious job act, il presidente abbandona il terreno dell’economia e del lavoro per incunearsi in quello più appassionante della storia d’Italia, e segnatamente di quella storia più recente e quindi più sensibile agli umori sempre instabili degli italiani. Forse accorgendosi, fra un tweet guascone e l’altro, che sulla rete si sprecano gli appelli e le raccolte firme per eliminare il segreto di Stato su tante vicende controverse del nostro belpaese parallelo, il Renzi opportunista dichiara a Repubblica (e quindi ai quattro venti) che il suo governo e il COPASIR (Comitato per la sicurezza nazionale) hanno deciso di «desecretare gli atti delle principali vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirle all’Archivio di Stato. Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di piazza Fontana, dell’Italicus, o della bomba di Bologna…» Un’operazione, ha aggiunto Renzi in traslando Renzie, di “total disclosure”, supportato nella sua scamiciata bianco/obamiana dal sottosegretario con delega ai servizi segreti Marco Minniti, quello che parlava pure come D’Alema prima di fare il salto della quaglia insieme a tanti altri ex adoratori del leader Massimo.
italicus strageInnanzitutto speriamo che con la sua dichiarazione Renzi si sia finalmente reso conto della problematicità del nomignolo che ha dato alla sua e di Silvio ipotizzata legge elettorale, “italicum”, accusativo latino di quell’Italicus che ben altre cose porta alla mente e che ben che vada comunica l’idea di una legge elettorale da sciagura. Da un comunicatore professionista come Renzi un errore del genere non ce lo saremmo aspettati, e neanche vorremmo che, assecondando la perfidia di D’Alema sul suo livello di istruzione, Renzi avesse scoperto solo ora il dramma che il latino Italicus declina nella storiaccia del Paese…Inoltre, la decisione che avrebbe preso il governo “tic” di Renzi in realtà era già stata presa sei anni fa dal secondo (rapido) governo di Prodi, solo che in sei anni nessuno si è preso la briga di fare i necessari regolamenti attuativi per rendere operativa la legge. Durante il suo mandato Mario Monti ha promesso che qualcosa in materia avrebbe fatto entro il 2012, ma forse già sapeva che entro natale di quell’anno la fortuna lo avrebbe mollato…Sulla materia comunque esiste un bella insalata di leggi e decreti, e sia da esempio l’escalation fantozziana “riservato-riservatissimo-segreto-segretissimo” prevista dalle norme in materia di segretezza dei documenti sensibili e che la legge 124/2007 del governo Prodi, ma ispirata da Cossiga Giuseppe di Kossiga Francesco (“ceca’ fammi luce!” si dice dalle nostre parti), ha ridotto nei tempi di passaggio da una condizione all’altra.
natoNon ci soffermeremo troppo sulla evidente bugia un po’ gaglioffa rannicchiata nell’annuncio governativo, sgamata in “quattroequattrotto” da giornali, giudici, familiari delle vittime, ex terroristi e neo bombaroli, tutti concordi nel ritenere che il segreto di Stato su quelle stragi non c’è perché non ci può essere, e che invece a (poter) essere aperti dovrebbero essere altri archivi inaccessibili più del santo graal, a cominciare da quello dei carabinieri fino a quello della presidenza della Repubblica, passando per quelli militari e degli USPA (Uffici Sicurezza Patto Atlantico) protetti della NATO. D’accordo, siamo uomini di mondo e sappiamo che gli archivi della NATO possono essere visionati solo nei film americani, e che niente ancora si può per fare luce sulla nostra politica estera etero diretta, ma un governo che non voglia essere governicchio qualcosa potrebbe dire e tentare sugli archivi misteriosi delle proprie forze militari e di sicurezza. E pure per non apparire i soliti disfattisti, siamo comunque disposti a riconoscere a Renzi e ai suoi parolieri una buona volontà di fare e di moralizzare che se pure porta a poco è sempre meglio del niente (o del pessimo) di quelli che li hanno preceduti.
strage bolognaLa questione che invece vogliamo porre all’attenzione dei nostri lettori riguarda il populismo (tanto gaglioffo) che ormai sembra permeare qualsiasi atto di qualsiasi governo: ogni accenno di intenzione, ogni intenzione allo stato di intenzione deve essere bagnato nell’acqua torbida della propaganda, e anche lo scoperchiamento della loro scarsa aderenza alla realtà e ai suoi bisogni non intaccherebbe l’effetto che quell’acqua produrrebbe sulla rinnovata freschezza dell’annunciatore, in base ai sondaggi e a quei consensi immediati che tanto non si preoccupano di seguire gli sviluppi (quasi sempre inesistenti) di quegli annunci. Ma davvero i governanti credono che i loro governati sono ancora disposti a bersi tutta l’acqua senza prima odorarla? Forse qualcuno poco attento c’è ancora, senza dubbio c’è ancora, ma davvero si crede che l’attuale penuria di rappresentanza politica possa legittimare qualsiasi tentativo di accattonaggio elettorale e mediatico sfruttando pure le stragi e il dolore collettivo? Allora davvero i governi del fare, tecnici, di solidarietà nazionale o della svolta buona altro non sono che governi del tirare a campare e del darla a bere?! Vero è che gli ultimi tre governi sono tutti governi “marziani”, indifferenti alla legittimazione popolare e teoricamente avulsi dai suoi obblighi, ma se i governi fatti in parlamento sono riconosciuti dalla Costituzione significa anche che niente di meno populista e popolaresco di un governo del genere può esserci nella prassi politica. Sarebbe ora che finanche Renzi e la sua squadra di giovani eroi imparassero le buone maniere. Di governi di Silvio (e di Brighella) ne abbiamo già avuti abbastanza…
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Che Matteo Renzi sia uno a cui piace spararle un po’ grosse l’abbiamo capito in questi ultimi anni in cui il già sindaco di Firenze, già quando era solo sindaco di Firenze, faceva una perenne campagna elettorale in vista di elezioni politiche che ancora nessuno, tranne Renzi evidentemente, riusciva ed è riuscito a capire quando si faranno. Negli ultimi due mesi in cui la sua smania di ambizione ha trovato lo sfogatoio della presidenza del consiglio per cooptazione, Matteo si sta superando, ormai promettendo tutto quello già promesso negli anni di sovraesposizione per arrivare alla segreteria del PD e al…

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