sabato 29 Febbraio 2020
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REGALI DI NATALI ACQUISTATI ON LINE – COME FUNZIONA LA RESTITUZIONE?

Babbo Natale, complice l’età o forse la pigrizia, sta utilizzando sempre meno la slitta e sempre più la fibra per portare i regali nelle case di tutti i bambini buoni, piccoli o grandi che siano.

Ma ormai anche per  la stragrande maggioranza degli italiani non è più necessario provare un prodotto, prima di effettuare l’ordine: a prevalere sono i vantaggi dell’acquisto online, ritenuto più economico,  veloce e soprattutto più comodo.

Tralasciando l’aspetto sociologico ed economico della vicenda, questo articolo vuole rispondere ad una sola e semplice domanda: ma come si fa a cambiare un regalo che  non è piaciuto?

Giuridicamente la vendita in rete  rientra nella vendita a distanza, proprio perché in entrambe le tipologie il cliente non può controllare fisicamente il prodotto e, per analogia, gli viene data la stessa possibilità di ripensarci e, se lo desidera, restituire ciò che ha acquistato. Per tale motivo in capo al venditore on line ricadono molteplici obblighi informativi  (ad esempio: sull’esistenza e modalità dell’esercizio del diritto di recesso, sulle modalità di pagamento, ecc.). Qualora il venditore ometta di adempiere a tali obblighi,le sanzioni vanno  dall’aumento dei  termini concessi al consumatore per il recesso, secondo quanto previsto dal Codice del Consumo (art. 52 del D.Lgs. 206/2005 così come modificato dal D.Lgs. 21/2014) fino alla possibilità per il consumatore di richiedere la risoluzione del contratto e quindi dell’acquisto.

I termini per l’esercizio del diritto di recesso per acquisti su internet variano, come detto, in funzione del fatto se il venditore ha rispettato o meno gli obblighi di informazione.

Se il venditore è stato corretto, il diritto di recesso può essere esercitato dal
consumatore:

  • per i beni: entro 14 giorni lavorativi dal ricevimento della merce da parte del consumator
  • per i servizi:  entro 14 giorni lavorativi dalla conclusione del contratto.
     Il recesso può essere esercitato dal consumatore senza dover fornire alcuna motivazione e senza dover sostenere alcun costo.

Se il venditore è stato reticente, ma entro i  successivi 12 mesi dall’acquisto si pente e  comunica al consumatore i suoi diritti in tema di modalità di recesso, il diritto di recesso può essere esercitato dal consumatore – sia per i beni, sia per i servizi – entro 14 giorni lavorativi, che decorrono dal giorno in cui tali obblighi sono stati soddisfatti.

Se il venditore è stato completamente omissivo e recidivo
perché non comunica mai al consumatore i suoi diritti in tema di restituzione il diritto di recesso concesso al consumatore termina :

  • per i beni: dopo 12 mesi e 14 giorni dal giorno del loro ricevimento;
  • per i servizi: dopo 12 mesi e 14 giorni dal giorno della conclusione del contratto

Stabilito entro quanto tempo deve essere esercitato il diritto di recesso, vediamo ora come si esercita: occorre inviare entro il termine previsto di una comunicazione con cui il consumatore dichiara in modo esplicito di voler esercitare tale diritto (spesso un facsmile di tale comunicazione è già presente sul sito del venditore on line). E’ di assoluta importanza conservare la prova dell’avvenuta spedizione di questa comunicazione

Fatta questa “esplicita “ comunicazione, vediamo ora quali sono gli obblighi delle parti:

  • Il venditore ha l’obbligo di rimborsare  il prezzo pagato nel minor tempo possibile e comunque entro il termine massimo di 14 giorni dalla ricezione della comunicazione.
  • Il consumatore deve provvedere alla restituzione della merce, sempre entro il termine di 14 giorni dalla data di invio della comunicazione relativa al recesso. Il bene restituito deve essere “sostanzialmente” integro.

Il diritto di recesso NON si applica sic et simpliciter a tutti i beni, Infatti è prevista tutta una casistica dettagliata di eccezioni, che, riassumendo può essere così sintetizzata: il diritto di recesso non è ammesso per:

– i beni cconfezionati su misura (si pensi ad un vestito) o chiaramente personalizzati (come una camicia “cifrata”);

– i beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna, come ad esempio una crema per il viso;

– le registrazioni audio o video sigillate o di software informatici sigillati che sono stati aperti dopo la consegna, come ad esempio un gioco per consolle;

– le fornitura di contratti di servizi dopo la completa prestazione del servizio se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con l’accettazione della perdita del diritto di recesso a seguito della piena esecuzione del contratto da parte del professionista.

Le spese di restituzione sono a carico del Cliente, ma alcuni  marketplace si accollano questo costo, proprio per incentivare il potenziale cliente ad acquistare da loro, preferendoli ad altri venditori che non offrono questa possibilità di “reso gratuito”.

Un ultimo consiglio: conservate questo articolo almeno fino alle Befana, perché da fonti certe  ho saputo che anche lei sta pensando di abbandonare la scopa.

francesco carbone

STUDIO LEGALE at www.francescocarbone.tk
Avvocato Cassazionista, titolare dell’omonimo Studio Legale, docente di materie giuridiche ed economiche. Diplomato al Conservatorio di Musica di Napoli in Pianoforte e Composizione
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