sabato 17 novembre 2018
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Rainwork, la street art fatta di pioggia

Lui si chiama Peregrine Church, chiesa pellegrina, e ovviamente nella vita ha una missione, da esporre con la sicurezza tipica dei vent’anni: “mettere in pratica idee che rendano il mondo più interessante”. Come il trucco per far apprezzare il maltempo ai suoi concittadini: e poiché la storia si svolge a Seattle – nord degli USA – di pioggia ce n’è in abbondanza. Tutta quella che serve per dare visibilità a una street art del tutto particolare, quella meteo-sensibile: la RainWork Art.

Church è la mente, in pratica, il maltempo il braccio: il progetto nasce quando l’artista vede sul web il video di due ragazzi vestiti in bianco bersagliati con spruzzi di vino rosso: dopo la “cura” uno dei due sembra uscito da un film splatter, l’altro è candido come John Lennon sulla copertina di Abbey Road. Il trucco? Il tizio pulito ha gli abiti impregnati di super-hydrophic coating: un prodotto idrorepellente – biodegradabile e non tossico – salito alla ribalta di recente, quando ad Amburgo l’hanno usato sui muri per rispedire… al mittente i bisognini fatti nei vicoli.

Già usato nella produzione di abiti anti macchia, può essere applicato con un semplice spruzzatore: e dove c’è un liquido vaporizzabile ci può essere uno stencil, pensa Church che nottetempo decora il marciapiede – asciutto – con un invito a sorridere del maltempo. Proprio quello che accade quando i passeggeri in attesa del bus, all’avvio del solito acquazzone mattutino, vedono comparire il messaggio nascosto.

Sembra magia, ma è solo contrasto cromatico: la vernice è trasparente ma respinge la pioggia, e quando il marciapiede si bagna la parte protetta dal visual rimane asciutta. E, dunque, più chiara. Di opere così, nella piovosa Seattle, ce n’è adesso una trentina: slogan come I  love rain, frame di Pacman, persino un hopscotch, il nostro gioco della piastrella: che a Gene Kelly, indimenticato interprete di Singin’ in the rain, sarebbe piaciuto da matti.

alberto isola

Forma di vita basata sull’inchiostro, scrive da prima di sapersi leggere. Nato a Genova quattro secoli troppo tardi per unirsi alla filibusta, poi domiciliato a Dublino, Lampedusa e sull’Arcadia, ama Napoli quanto un gatto il sole. Dopo aver fatto più mestieri di Marlon Brando e più traslochi di Ulisse, oggi è (anche) copy e ghostwriter, editore della guida Capperi!, compilatore del Dizionario Furioso e Amoroso, membro fondatore del collettivo AB Nordahl..

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