sabato 17 novembre 2018
Ultime notizie

Quando il gioco “d’azzardo” si fa duro, gli italiani cominciano a giocare

azzardo_1“Gioca senza esagerare, giocare troppo può causare dipendenza patologica.” Questo lo slogan con il quale il grosso colosso italiano Lottomatica mette in guardia i suoi “clienti” abituali e nuovi invitandoli a giocare con cautela. Anche se proprio gli italiani negli ultimi anni stanno scalando la classifica ricoprendo quasi una delle prime posizioni tra le nazioni in cui si spendono più soldi annui per il gioco d’azzardo. Il mercato delle scommesse online in Italia dovrebbe raggiungere per fine 2015 il valore record di 32 miliardi di euro, con 23 milioni di giocatori, superando pienamente i 30 miliardi dello scorso anno. A fronte di questo fatturato, calcolato facendo una media sui dati degli anni trascorsi, si prevede che le vincite ridistribuite al termine di questo anno saranno  di circa 28 miliardi di euro. Una stima che dovrebbe dunque far comprendere ai giocatori incalliti che mediante questo tipo di scommesse l’unica vittoria che ne viene fuori è lo svuotamento del conto in banca.

Una delle domande, quando si parla di gioco d’azzardo, che frequentemente si annida tra i pensieri delle persone è: “perché si gioca così tanto?” E la risposta che il più delle volte ne viene fuori è: “si gioca con la vana speranza di risolvere i problemi economici”. Ma stando a dati statistici, il profilo del giocatore medio italiano conduce in realtà a ben altre motivazioni. Tra le principali: c’è chi gioca per combattere la noia, chi per ottenere una scarica adrenalinica, chi per non pensare ai problemi che lo affliggono e chi invece utilizza il gioco come forma di relax dopo una stressante giornata di lavoro. Ecco i fattori che spingono all’uso del gioco d’azzardo come una forma di droga ed ecco perché si arriva a  parlare di dipendenza da gioco d’azzardo.

L’azzardopatia è dunque in continua crescita nella nostra “cara” Italia. Proiettando uno sguardo al futuro ciò in cui si spera è in una guarigione affiancata al buon senso del giocatore a mollare le redini delle scommesse. E se così non dovesse essere, beh vuol dire che dovremmo appellarci alla ricerca scientifica facendo richiesta della creazione di un vaccino anti-gioco d’azzardo.

Luigi Verde

Dieci anni addietro temevo addirittura la pressione di un tema in classe.
Oggi la scrittura continua a tenermi in tensione, solo che a differenza di allora mi suscita una tensione evolutiva.
E si sa, tutto ciò che è in evoluzione progredisce verso la positività... che dire, credo di trovarmi nella giusta direzione.
Laureato in Culture Digitali e della Comunicazione, spero di fare della comunicazione stessa "il mio pane quotidiano".