venerdì 30 Luglio 2021
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Da domani a Guida Port’Alba, giù le saracinesche. Parte la svendita

180134906-85b24095-1276-4f35-96ee-845caee2605eDalla crisi nasce l’inventiva” diceva Einstein, ben lontano dalla realtà odierna, in cui, in molti casi, la crisi distrugge l’arte, polverizza la cultura.

Crisi economica, crisi dell’editoria: diciamo addio alla libreria Guida di Port’Alba, che dopo quasi un secolo di attività chiude i battenti. Non ci sono più soldi: né per fronteggiare il fitto dei locali, né per mantenere l’attività. Per gli stessi motivi aveva chiuso il 30 gennaio 2012 la gemella del Vomero, dopo 40 anni di attività.

Ora tocca alla sede del centro storico; ne annuncia l’addio Mario Guida, 81 anni: “Andremo via a novembre, al massimo a dicembre – spiega – abbiamo tirato avanti finora facendo i salti mortali. Ma nessuno ci ha dato una mano”.

Per l’occasione si terrà il 24 e 25 settembre dalle 16 alle 19.30 la svendita totale di 700mila libri, con uno sconto in alcuni casi anche del 70% – dovrebbero portare un incasso compreso tra i 200 mila e i 300 mila euro – e degli arredi.

Le opere, invece, che vanno dal Seicento al Novecento e una serie di “esauriti” saranno venduti al prezzo di copertina. Nei locali di Port’Alba sarà ammesso un gruppo di persone alla volta, data la grande affluenza prevista.

Non c’è stato scampo per il brand storico, quello che un tempo, tra gli anni Settanta e Novanta, aveva aperto solo a Napoli sei librerie: a Port’Alba, a piazza San Domenico Maggiore, a piazza dei Martiri e altre tre al Vomero, tutte appartenenti ai figli di Alfredo Guida e ai suoi due fratelli. Hanno dovuto tutte chiudere i battenti, una dopo l’altra. Restano aperte le Guida di Salerno, Benevento e Caserta che sono gestite da cooperative dei dipendenti. A Napoli restano soltanto la Guida Editori con la nuova sede a via Bisignano, a Chiaia, e un piccolo esercizio gestito da Sergio Guida (che un tempo gestiva la libreria di piazza San Domenico, punto di riferimento degli studenti universitari), aperto due settimane fa a Montesanto e chiamato “Papiria”, senza il marchio “Guida”.

Non c’è stato scampo, dopo che le banche hanno imposto il rientro di una forte cifra per la quale Guida era esposta, dopo che ha chiesto il fallimento, che è stato giudiziariamente sancito lo scorso marzo, e ha licenziato e messo in cassa integrazione 16 dipendenti su 20, dopo che il palazzo è stato valutato un terzo del suo effettivo prezzo di mercato perché dal 1978 è vincolato come locale storico e quindi non può essere utilizzato per un’attività commerciale diversa da quella culturale. “L’ultima chance – afferma Mario Guida – è un intervento del ministro Massimo Bray”, visto che nemmeno la lettere che Mario e Geppino hanno scritto al presidente Giorgio Napolitano, chiedendo di far togliere il vincolo per poter vendere a un prezzo che consentisse di ripianare il debito e andare avanti è servita.

Hanno creato un nuovo marchio, “Librinonsolo di Guida” e potrebbero aprire altrove. Anche se non sarebbe la stessa cosa.

Ma il fallimento delle librerie è davvero solo colpa della crisi economica, oppure sono anche i lettori a essere di meno, ad essere diversi? Nelle scuole sono stati autorizzati gli ebook, che di certo portano una serie di novità positive (niente mal di schiena, lettura interattiva, possibilità di apprendere facilmente le lingue straniere), ma sono un “colpo basso” per i cari vecchi libri. Se ci guardiamo intorno, quante persone vediamo sedute su una panchina, o in riva al mare, a leggere un libro? E quante invece sono attaccate ai propri cellulari, a social network o a whatsapp?

Qualche settimana fa, per disfarsi dei libri (molti antichi, testi introvabili, da collezione) sono state inviate delle mail ai clienti più affezionati, offrendoli con il trenta per cento di sconto. “Ma non abbiamo avuto risposte” commenta Geppino, che attribuisce il silenzio dei clienti al fatto che “la crisi è anche dei lettori, con le tasche sempre più vuote”. Ognuno dovrebbe farsi un esame di coscienza e capire se non compra libri perché non ha soldi, o perché non ha più interesse nel leggerli.

Come sempre, non è la tecnologia in sé a cancellare storia e cultura, ma l’utilizzo sbagliato che se ne fa. È vero che ci sono dei racconti, delle notizie, anche dei libri, che non si trovano nelle librerie, e che è possibile trovare solo in internet, ma è anche vero il contrario. La tecnologia dovrebbe servire a stimolare la curiosità, non a demolirla.

Speriamo che ci sia una grande partecipazione a questo evento, che, seppur triste, servirebbe a dimostrare che i napoletani continuano ad avere fiducia ed interesse nella cultura, e che si oppongono al mesto destino che negli ultimi mesi si è accanito contro la magica stradina di Port’Alba.

 

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