Sotto accusa il mancato raggiungimento delle soglie minime di attività, l’assenza di dati pubblici sugli esiti clinici e il rinnovo delle autorizzazioni deciso nel 2024 nonostante le cautele del Centro nazionale trapianti

 

NAPOLI – «Come è possibile che solo in Campania si possa prefigurare il mancato rispetto di una norma statale imperativa come l’articolo 16 della legge 91 del 1999? Quella norma consente l’attività trapiantologica esclusivamente in strutture individuate, autorizzate e accreditate al Servizio sanitario nazionale». È lapidario Giovanni Berritto, presidente di Federconsumatori Campania, dopo l’inaugurazione, il 14 ottobre, del nuovo reparto Trapianti di Cuore e Procedure Innovative in Cardiochirurgia dell’Ospedale Monaldi di Napoli. Sui percorsi di realizzazione del reparto e sulle relative istanze autorizzative l’associazione esprime forti perplessità. La presa di posizione si inserisce nella lunga azione di tutela che Federconsumatori porta avanti sul Centro Trapianti del Monaldi, dalla sua attivazione alla gestione fino all’assetto organico. Un braccio di ferro diventato cronaca nazionale dopo il caso che ha visto protagonista il piccolo Domenico Caliendo, morto proprio dopo un trapianto di cuore eseguito al Monaldi.

«L’ordinamento configura l’autorizzazione all’esercizio come lo strumento con cui si verifica e si certifica che una struttura sanitaria possieda i requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi, un adeguamento che parte dall’ispezione compiuta nel 2023», spiega l’avvocato Carlo Spirito, referente legale di Federconsumatori Campania per la sanità. «Dove la legge la prescrive, la sua mancanza coincide con il difetto del presupposto sostanziale per esercitare l’attività. Requisiti e titolo autorizzativo sono inscindibili: non sono adempimenti formali, ma presidi a garanzia della salute pubblica».

«Si chiarisca se autorizzazione ed accreditamento siano stati finalmente conseguiti. Non vorremmo che in Campania si affermassero prassi di accondiscendenza verso le carenze autorizzative, costituendo un unicum nazionale», prosegue Berritto. «La continuità assistenziale non può prescindere dalla sicurezza delle cure, e invocarla in modo generico per derogare alla legalità significa intaccare la fiducia che i cittadini ripongono nel servizio sanitario pubblico».

Sui volumi di attività è Spirito a entrare nel merito. «Già l’Accordo Stato-Regioni del 14 febbraio 2002 fissa in 25 trapianti l’anno fissa la soglia minima per un centro e in 50 il volume ottimale», afferma il legale. «Il Centro del Monaldi non ha mai raggiunto la prima, è sceso più volte sotto la media nazionale e non rende pubblici dati essenziali sugli esiti clinici, a cominciare dalla sopravvivenza dei pazienti adulti a un anno dall’intervento». Sulle autorizzazioni rinnovate nel 2024 l’affondo è diretto. «Tecnici e professionisti che, discostandosi dalle indicazioni prudenti del Centro nazionale trapianti, hanno avallato il rinnovo immediato, compreso quello per l’attività pediatrica poi sospesa, si trovano in una grave condizione di conflitto di interessi», ammonisce Berritto. «Riteniamo del tutto inopportuno che partecipino alle prossime fasi istruttorie e decisionali». Per la cardiochirurgia pediatrica l’associazione chiede di superare il ricorso ai convenzionamenti esterni e di bandire subito concorsi pubblici, come impone l’articolo 97 della Costituzione. L’obiettivo è garantire al reparto stabilità di organico, competenze e indipendenza superando i gravi disagi delle famiglie.

«Alle istituzioni competenti chiediamo il rispetto più rigoroso delle norme vigenti e risposte urgenti su come sono stati impiegati i finanziamenti regionali e su come vengono monitorati i volumi di attività», conclude Berritto. «Chiediamo inoltre l’apertura di un tavolo permanente di trasparenza con i cittadini».