venerdì 13 20 Dicembre19
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Napoli: dove sono finiti il bel gioco e le perfette geometrie?

I giocatori del Napoli lasciano il campo fischiati dal pubblico

Non era mai capitato nella storia del calcio italiano un ammutinamento simile. Dopo la partita di Champions League contro il Salisburgo, giocata molto bene eppure finita soltanto 1-1, i giocatori del Napoli hanno deciso di non rispettare il ritiro imposto dal presidente Aurelio De Laurentiis.

Questo ritiro non s’ha da fare

Cinque i fautori della rivolta: Callejon, che per 6 anni è stato il giocatore più continuo, serio e professionale del Napoli; Ciro-Mertens che ha deciso decine e decine di partite e che è stato adottato da tutta la città come vero napoletano; Koulibaly, senegalese naturalizzato napoletano che ha fatto suo il desiderio di tutti i tifosi, consacrandosi nei loro cuori con la rete indelebile inflitta ai sabaudi nella loro roccaforte; Allan, il brasiliano che ha fatto ballare la tarantella a centrocampo a tutti gli avversari; ed infine il più napoletano di tutti, Lorenzo Insigne, novello Masaniello e capitano della rivolta, nonché autore del mitico destro a giro made in Neaples.

Possibile che 4 giorni di ritiro abbiano provocato una reazione così spropositata? E’ evidente che le vere ragioni, che forse non sapremo mai, siano da ricercare altrove e fanno certamente riferimento a cifre con molti zeri.

Purtroppo però, a farne le spese di questo pasticciaccio azzurro è il popolo napoletano con l’amore e la passione per la sua squadra che nel corso della seduta di allenamento al San Paolo, aperto al pubblico (solo abbonati) ma non alla stampa, hanno manifestato il loro dissenso contestando duramente gli ammutinati, accusati di essere mercenari senza alcun rispetto per la maglia.

Tutti colpevoli: società, allenatore e giocatori

In questa triste storia non c’è nessuno che si salva. La società ha le sue colpe. In primis lo stesso De Laurentiis che ha deciso il ritiro in piena autonomia senza alcun confronto con Ancelotti, comunicandolo alla squadra attraverso la radio ufficiale, radio Kiss Kiss. D’altra parte il patron del Napoli non è certo noto per essere un maestro di savoir faire ed eleganza.

Tuttavia, aldilà di quanto grandi possano essere le colpe della società, per la loro “bravata” i calciatori sono indifendibili. Contravvenire all’ordine societario abbandonando il San Paolo con le proprie auto per tornare ciascuno a casa propria, nonostante il pullman della società li aspettasse nel parcheggio, può essere considerato grave insubordinazione. La maturità richiede raziocinio e calma, elementi fondamentali per affrontare qualunque discussione o chiarimento.

Anche Ancelotti ha la sua parte di torto:
dapprima dichiara pubblicamente di non condividere l’idea presidenziale del
ritiro, salvo poi rientrare a Castel Volturno da solo con il suo staff la sera
di martedì, dopo aver disertato la sala stampa per la consueta conferenza che
segue l’incontro di Champions League.

Amare la squadra ma non affezionarsi ai singoli

Questo episodio eclatante deve farci
riflettere: tanto si può amare la squadra del cuore quanto è sbagliato
affezionarsi ai singoli. Unica eccezione l’amore incondizionato verso il più
grande campione che abbia mai vestito la maglia azzurra e che, in ogni
circostanza, ha sempre dimostrato di avere a cuore gli interessi della squadra
e della città (D10S).

Il comunicato della società

All’indomani della “disturbata” la società
ha comunicato che “…con riferimento ai comportamenti posti in essere dai
calciatori ….procederà a tutelare i propri diritti economici, patrimoniali, di
immagine e disciplinari in ogni competente sede…precisando di aver affidato la
responsabilità decisionale in ordine alla effettuazione di giornate di
ritiro……all’allenatore Carlo Ancelotti.”

Un comunicato che acuisce ancora di più la
spaccatura che si è creata tra società, calciatori ed allenatore. Il tecnico
rimane in mezzo incapace di mediare e a sua volta bersaglio di critiche.

Il malcontento diffuso che porta alla lite

Le ragioni del malcontento sarebbero
innumerevoli e variegatissime: dai contratti in scadenza ai difficili rinnovi,
alle posizioni in campo più volte ricercate ma allo stato non ancora trovate.
Nelle prime dodici partite ufficiali Ancelotti ha schierato altrettante diverse
formazioni, cambiando a volte interi reparti senza individuare un modulo e i
giocatori titolari da schierare con continuità.

La lite interna, a tutti i livelli, che il Napoli sta attraversando, è una lite che sta mettendo a rischio la stagione in corso. In campionato infatti dopo 12 giornate il Napoli, considerato in principio una possibile contendente per lo scudetto, è settimo a 13 punti dalla prima in classifica.

Nella partita casalinga contro il Genoa, in un clima surreale dove era palpabile uno stato di sofferenza globale che includeva la squadra, l’allenatore, direttivo e tifoseria, gli azzurri avrebbero dovuto fare appello a tutte le loro energie per esprimere una reazione forte, così da dimostrare sul campo di avere ancora la testa a questa stagione e a cuore le sorti del Napoli. Invece, ancora una volta, sono apparsi, spenti, lenti e mal messi in campo tanto da non andare oltre lo 0-0.

Resettare e pensare al futuro

La crisi ormai è aperta e conclamata e non
serve ricercare i colpevoli, le mancanze e gli errori infatti vanno suddivisi
fra tutte le parti in causa. Lo strappo c’è, grande e clamoroso, ma occorre
pensare al futuro. Serve resettare per poter ricostruire, un’operazione
dolorosa ma necessaria se si vuole andare avanti e raggiungere gli obiettivi
ancora alla portata e soprattutto comuni a squadra, società e tifoseria.

Rosa Maria Testa

Appassionata del Napoli e della città. Laureata in Giurisprudenza, lavoro presso l'Università "L. Vanvitelli" ma amo confrontarmi con nuove sfide: se lo pensi, lo puoi fare.

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